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Le piscine al chiuso in attesa di riaprire: 5 mila impianti dimenticati

Le Regioni interrogano il Governo, sollecitando modifiche nel testo del decreto. Lo sport si aspetta un miliardo per ripartire

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Se le palestre  si stanno preparando all’apertura agognata del 1 giugno, le piscine piangono. Almeno quelle al chiuso. Gli impianti outdoor hanno segnato la data in calendario del ritorno all’attività e alla vita sportiva. Quella del 15 maggio. Quindi sono prossime alla riapertura e con tante norme da rispettare.

I protocolli sono severissimi, sia per le palestre che per le piscine. Per queste ultime il distanziamento di 7 metri quadrati per persona in acqua (troppi per i gestori italiani) segnano un solco tra i grandi e piccoli impianti esistenti. Non tutte le piscine possono ospitare i frequentatori con queste indicazioni di spazio. Tuttavia, le riaperture vanno avanti, ma non per tutti a questo punto.

Se riapre una grande quantità di impianti all’aperto, con il rischio ancora di subìre i freddi gradi della primavera in alcune zone d’Italia, argomento di discussione per molti praticanti, circa 5 mila piscine al chiuso sembrano non avere indicazioni precise e ufficiali per una immediata riapertura.

Impianti di benessere psico – fisico, di allenamenti per gli atleti amatoriali, per i bimbi che nuotano per la loro salute e per avverare il sogno di diventare un giorno come Federica Pellegrini (evidentemente, perché gli atleti azzurri di oggi, avevano iniziato da fanciulli nelle piscine oggi chiuse) e guadagni per degli imprenditori che attraverso le iscrizioni portano avanti la massa d’acqua da far fluire in piscina e le spese. Quelle fisse sembrano non essere mai sparite e la crisi economica non si ferma.

Si sono mosse direttamente le Regioni negli scorsi giorni, per fare luce su questa situazione. Una lettera al presidente Draghi chiedeva chiarimenti circa la situazione di piscine indoor che sembrano essere state  dimenticate dal decreto in vigore in queste ore. Non c’è una data di riapertura e le Regioni lo chiedono a voce alta. Il presidente della Federnuoto Paolo Barelli, più volte ringraziando le Regioni per l’interesse mostrato per un settore che fa crescere anche il Pil del Paese, ha chiesto attenzione e delucidazioni. Il fallimento sembra essere dietro l’angolo e la paura di un futuro inesistente cresce.

Si parla di piscine all’aperto, come per le palestre, ma per le piscine al chiuso nulla. Almeno sembra. Alcune regioni tra cui Sardegna, Veneto e Abbruzzo hanno appoggiato la modifica del decreto, chiedendo di reinserire anche la dicitura ‘piscine al chiuso’, ma a quanto sembra non filtrare dall’ufficialità di nessuna decisione giunta, i gestori degli impianti al chiuso dovranno attendere ancora.

Una situazione dolorosa per chi si aspettava di riaprire. Sta intervenendo il nuovo Recovery Plan per lo sport. Al settore che contribuisce a far crescere una fetta consistente del Pil, sarà probabilmente elargito un miliardo di euro. Non solo per le piscine al chiuso a questo punto, ancora in attesa di ripartire, ma anche per gli impianti sportivi che stanno riaprendo in queste ore e che lo faranno nei prossimi giorni come indicato dalla Road Map del Governo. Il Sottosegretario allo Sport aveva lamentato che i soli 700 milioni non erano sufficienti per riaprire e ripartire. Sembra aver sentito il grido di dolore dello sport il Governo. Ma le piscine al chiuso attendono.

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