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Fiumicino, Satta: “Il mercato rionale non va solo ‘salvato’, ma va ‘ripensato’ in chiave moderna. Ecco un’idea possibile”

"La riqualificazione delle struttura non può prescindere dalla riqualificazione di via degli Orti"

Fiumicino – “Voglio congratularmi con i consiglieri comunali che hanno finalmente approvato la mozione per il restyling del mercato di via degli Orti (leggi qui), rimuovendo lo spettro dell’idea di sostituire un sito istituzionale (il mercato rionale) con un parking, in una strada (via degli Orti, appunto) già vittima di scelte disorientate che hanno lasciato in uno stato di abbandono quelle poche attività”. A parlare è Luigi Satta, già delegato del Sindaco per la Pesca e la Portualità.

“È incomprensibile, per non dire di peggio, come questa Amministrazione sia riuscita a cambiare il volto del borgo Valadier, e tutta via di Torre Clementina, trascurando nei progetti quegli interventi atti a conservare le stesse caratteristiche dell’architettura del Valadier anche nella parte retro del borgo”, continua Satta.

“Già dal 2017, in un mio intervento pubblico, ricordavo che fino agli anni ottanta/novanta, nonostante le crisi in tutti i comparti commerciali del mercato coperto, condizionato dalle aperture di supermercati, centri commerciali e una miriade di mini-negozi per la vendita di frutta e verdura, gestiti da presenze di etnie diverse, all’interno del mercato erano presenti, e lavoravano, ben 4 pescherie, 3 macellerie di carne bovina, una macelleria di carne equina, una norcineria, 2 pizzicherie-empori, una rivendita vini e oli, 8 tra frutta e verdure e produttori di verdura, un banco per la vendita di piante e fiori. A guardare i grafici delle vendite, però, si è visto che da quella data al 2000 c’è stata un discesa costante“.

“Alcuni gestori, anche per l’età avanzata, hanno gettato la spugna, chiudendo le attività, e nessuno ha più avuto il coraggio di riaprire, nonostante che gli affitti bassi fossero abbordabili. Perché? Perché intraprendere una vita commerciale dentro al mercato coperto rappresentava una via ,senza speranza, tra disinteresse, abbandono e mancati investimenti! Perché nell’ultimo ventennio non c’è stata una coniugazione tra domanda e offerta, con una clientela di prossimità, i residenti del borgo, che certamente avrebbero apprezzato? Ora si ripensa al mercato, ed è un fatto positivo. Ma bisogna che gli amministratori si convincano che non è più sufficiente una manciata di soldi, qualche migliaio di euro, per le solite ‘romanelle’ o interventi tamponi”.

Il mercato ha necessità di una ristrutturazione con un progetto lungimirante, che preveda un intervento pubblico-privato (project financing) all’interno, con un piano superiore e spazi a verde (Roof Garden) a servizio delle attività sottostanti. In un concetto: va creata una ‘movida culinaria’. Un progetto ambizioso ma concreto, e occorre convincere le parti cointeressate, attuali gestori, amministratori e progettisti, che il mercato potrebbe diventare una gallina dalle uova d’oro”, spiega Satta.

“Forse non ci si è accorti che lasciare il mercato così com’è non ha senso nel mondo di oggi: un mercato progettato originariamente per le necessità dei pochi residenti del borgo di quel periodo, dove la mobilità dei consumatori era al 90% pedonale e i trasporti della merce veniva svolti da privati, che lo facevano conto terzi, e dai produttori ortofrutticoli, che autonomamente conferivano i propri prodotti con carretti a mano o trainati da asini. Si sarebbe dovuti intervenire già un ventennio fa, cioè negli anni 2000, fotografando la nuova realtà. Così non è stato, ma attenzione a ripetere gli stessi errori. Oggi c’è necessità di attrarre con proposte diversificate, da via di Torre Clementina a via degli Orti”.

“Bisogna già da oggi immaginare un progetto di restyling totale del mercato, da integrare in un unico progetto con quello – già finanziato – che vede il porto canale liberato dalle imbarcazioni da pesca e trasformato in un porto per imbarcazioni da turismo. Di più: con questo modello, l’edifico del mercato potrebbe essere inserito in un progetto di strett art interessante culturalmente. Ritornare a vivere si può, basta volerlo“, conclude.
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