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Come sfruttare le nuove tecnologie nel rispetto dell’ambiente

Focus su processo di digitalizzazione e 5G a cura dell’economista Maria Alejandra Guglielmetti

L’Italia recepisce leggi e regolamenti europei, con qualche eccezione. Risalgono al 15 dicembre 2020 due proposte di legge della Commissione Europea, la legge sui servizi digitali e la legge sui mercati digitali, che dovrebbero entrare in vigore tra due anni. Le nuove regole per i servizi digitali prevedono sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale per le aziende che non adotteranno le misure previste.

La nuova normativa non include la tassazione digitale, si tratta di un’iniziativa separata che non trova ancora consenso a livello Ocse. Tuttavia, l’Italia ha introdotto la web tax italiana nella Legge di Bilancio per il 2019, la quale è entrata in vigore il primo gennaio 2020.

Prendendo in considerazione la velocità delle evoluzioni tecnologiche, l’impianto normativo è tuttora piuttosto fragile. Si riportano di seguito alcune carenze:

• La mancanza di armonizzazione dell’impianto regolamentare a livello globale (vedi la digital tax)
• Le difficoltà di gestione della sicurezza cibernetica. È estremamente complesso e costoso per aziende locali di piccole, medie, ma anche di grandi dimensioni costruire e mantenere un impianto di sicurezza efficace.
• Le evidenti difficoltà a comprendere gli ecosistemi e il loro sviluppo a livello globale. I fornitori di servizi in Cloud sono ad esempio un’area grigia per i regolatori e, quindi, anche per chi eroga i servizi digitali. Spesso, nessuno sa dove vanno a finire i nostri dati.
• La grandissima mole di norme che impattano la fornitura dei singoli servizi digitali non è alla portata di tutte le aziende.

Questa situazione è determinata da un modello economico che vede il contesto regolamentare come un vincolo allo sviluppo tecnologico e, quindi, alla competitività.

Per concludere, tenendo conto che siamo in piena trasformazione digitale, un treno in corsa a livello globale, è ancora possibile cambiare paradigma, affidandoci alle leggi europee ed augurandoci che si arrivi ad un consenso sulla digital tax a livello globale?

L’iniziativa europea è certamente positiva così come il dibattito sulla digital tax. Tuttavia, i tempi sono troppo lunghi, con la conseguenza di lasciar liberi i colossi digitali di continuare a crescere e di sviluppare delle strategie per contrastare la normativa.

Nel frattempo, occorrerebbe avversare a tutti i livelli la logica della monetizzazione dei dati e battersi per l’introduzione di in una logica di servizio pubblico e del bene comune.

Sono tanti i nodi da sciogliere e le priorità da affrontare, ad esempio:

Ambiente e sviluppo digitale. Lo stesso nuovo ministro della Transizione Ecologica ha scritto un articolo pubblicato sull’Espresso ricco di informazioni sugli impatti ambientali delle nuove tecnologie. Conclude dicendo: “Ogni azione ha una conseguenza: la prossima volta che postate una vostra inutile foto su un social pensateci!” Un richiamo alla consapevolezza e al buon senso. È vero che essere informati sugli impatti delle nuove tecnologie è un primo passo, indispensabile per agire. Anche applicare il buon senso nei nostri gesti quotidiani aiuta. Tuttavia, servono politiche di contenimento e, se i danni sull’ambiente sono rilevanti, occorrerebbe battersi per riorientare o rallentare la corsa.
Crescita economica e sviluppo digitale. La monetizzazione dei dati non favorisce la crescita economica, anzi. È un dato di fatto.
Disuguaglianza e disoccupazione. La digitalizzazione rischia di eliminare – ed ha già iniziato a farlo ̶ milioni di posti di lavoro, favorendo l’aggravarsi della disuguaglianza a livello locale e planetario.

La promessa di un miglioramento della qualità della vita della collettività richiede un modello alternativo che permetta di sfruttare le nuove tecnologie per favorire uno sviluppo equo, rispettoso dell’ambiente, che offra opportunità di lavoro dignitose. Non è sufficiente ridurre il potere dei colossi.
(Il Faro online)