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Il ritorno dalla favola con Luna Rossa, Battisti: “Guerrieri fino all’ultimo. Ci riproveremo”

Il grinder dell’Ac 75 in Italia dopo l'America's Cup. Si allena e sogna Tokyo: “Sono un canottiere, farò sempre il massimo per portare medaglie all’Italia”

Sabaudia – La prossima avventura di Romano Battisti su Luna Rossa ripartirà da lì. Dal tocco di quelle gocce di champagne sulla pelle, durante la cerimonia di premiazione ad Auckland. Ma la Coppa non è andata all’Italia, ma alla Nuova Zelanda. Sotto al palco i velisti dell’eroica barca italiana, che ha insidiato i ‘kiwi’ fino al termine della settima regata dell’America’s Cup, hanno visto alzare al cielo, il trofeo più antico dello sport, dai loro avversari (leggi qui).

Gocce di champagne, come fossero stati graffi dolorosi da sopportare. Sangue sportivo da lavare via. O forse no, per ricordarsi che cosa bisogna migliorare e cosa bisogna ‘vendicare’ in senso  sportivo, la prossima volta  in mare, quando Luna Rossa gonfierà le vele ancora una volta. Accade nelle gare. I campioni perdono e poi vincono la volta dopo. Applaudendo i loro avversari prima e facendosi applaudire dopo, quando la rivincita arriva.

Romano Battisti con la tuta di Luna Rossa (foto@LunaRossaTeamPirelli)

Briciole di una gioia a Luna Rossa, negata, quelle gocce di spumante allora. E allora, partendo da quel momento, gli azzurri della Nazionale del Mare ricominceranno ad allenarsi, quando  sarà il momento e quando il regolamento stilato da Team New Zealand, il vincitore del 2021 e il Defender, lo permetterà. Sono queste le norme sportive e tecniche dell’America’s Cup. Romano era a bordo palco quella mattina, che era in Italia e quella quasi sera, che splendeva in Nuova Zelanda, accanto a uno dei coriacei due timonieri italiani, Checco Bruni. E voltandosi  verso di  lui, il canottiere italiano ha detto: “Ricordati queste gocce di champagne Checco, ci alleneremo ancora con più forza, per vincere la Coppa la prossima volta”. E’ uno dei ricordi maggiormente sentiti da Battisti, al suo ritorno in Italia e nella sua amata Sabaudia. A poche ore dalla premiazione per lui organizzata, dalle Fiamme Gialle del III Nucleo Atleti e dal Centro Sportivo di Castelporziano (leggi qui), a Latina, il ‘grinder’ di Luna Rossa, riconfermato da Max Sirena, e il canottiere azzurro vicecampione olimpico nel doppio a Londra 2012, vicecampione mondiale e campione europeo, pronto a rimettersi a disposizione per sua Italia del canottaggio della vita, racconta la sua avventura all’America’s Cup, per i lettori de Il Faro online. Dopo la vittoria straordinaria della Prada Cup, si è aperta la competizione del sogno (leggi qui).

Luna Rossa una grande famiglia ad Auckland. Insieme sul 3 a 3, in lotta fino all’ultima regata, dando emozione all’Italia chiusa in casa causa Covid

E’ felice Romano di aver partecipato ad una straordinaria avventura sportiva e di aver fatto partecipare, alla favola della vela mondiale e il mondo Luna Rossa, anche alla sua famiglia. Volate con lui fino ad Auckland, sua moglie e le sue figlie, sono state catapultate in un mondo di favole. L’azzurro del canottaggio ha potuto far assaporare direttamente alla sua famiglia, il sapore della sfida sportiva e l’emozione di puntare a un traguardo ambizioso e sentito, nella quotidianità. Il dono più grande evidentemente che un campione possa fare alle persone che ama, se lo sporti insegna la vita. Non accade normalmente questo, di solito. Lo spiega Romano, soddisfatto di questa esperienza condivisa con le persone più importanti della sua vita. Alle Olimpiadi può capitare che la famiglia segua un atleta, ma da lontano. Stavolta, l’ambiente organizzativo del mondo Luna Rossa ha permesso a Battisti di vivere da sportivo, con la sua famiglia. Tutti i giorni. E  sin dalle prime ore dell’ingaggio in barca come grinder, a Cagliari. Sono state prove estenuanti per lui, in una intera settimana di prova. Sirena, il capitano di Luna Rossa, già conosceva la storia di Battisti. Gliel’aveva  sussurrato un certo Joseph Sullivan, che Battisti lo aveva affrontato in finale nel doppio ai Giochi di Londra vincendo l’oro a  cinque cerchi: “Ti offro una possibilità di rivincita”. Ha detto Max a Romano. E il cittadino di Priverno, portandosi dietro tutto un intero territorio pontino che lui rappresenta, come dice a Il Faro online, ha intrapreso questa impresa sportiva. Scelto come grinder (leggi qui), dopo un intenso e impegnativo studio fisico e mentale, in palestra e  in barca, Battisti ha potuto assaporare la possibilità di prendersi la rivincita. Sullivan è andato più veloce stavolta, in una competizione velistica, dove è normale che qualcuno possa essere più forte di  un altro, ma Luna Rossa ha fatto la storia e Romano è stato protagonista di una edizione di Coppa America da record per l’Italia. Ma era accaduto che un equipaggio italiano potesse spingersi così oltre nella fase finale.  Quel 3 a 3 alla terza giornata conquistato, ha fatto squillare le sirene d’allarme a Team New Zealand. Gli italiani non mollano mai e non lo fanno facilmente. Anche il capitano dei kiwi lo ha detto: “Sono dei guerrieri”. Romano lo sottolinea con particolare orgoglio. Da sportivo sentirsi così omaggiare, da grandi campioni, non è cosa di tutti i giorni. A lui, come a tutti i suoi compagni velisti di Luna Rossa.

13/03/21 – Auckland (NZL)
36th America’s Cup presented by Prada
36th America’s Cup Match – Race Day 3
Emirates Team New Zealand, Luna Rossa Prada Pirelli Team

Ha ruggito la barca di un Bertelli appassionato di vela e manager che ha curato, per il team, non solo gli aspetti tecnici e sportivi,  ma anche gli ambiti umani. Dagli atleti, fino all’ultimo e onorevole ingegnere, che con l’aiuto dei timonieri e dei grinder, ha potuto mettere a punto una Formula Uno competitiva in mare, fino ‘a  spaventare in senso  sportivo’ il dio Team New Zealand: “Abbiamo detto la nostra e tutti insieme. Dagli atleti, fino a chi ha lavorato dietro, per costruire una barca del genere”. Il canottiere delle Fiamme Gialle lo racconta, svelando una parte del mondo che ha vissuto dall’altra parte di un globo, che da questa parte dell’Europa lo ha seguito e ha tifato per Luna Rossa. Svegliandosi alle 4 del mattino e nel momento più difficile del secondo lockdown italiano: “Ci hanno fatto  molto piacere i messaggi ricevuti – ha  detto Romano a Il Faro online – abbiamo ricevuto una montagna immensa di affetto. Ci è dispiaciuto non aver potuto ricambiare con la vittoria, donando emozioni maggiori”. La compagnia e il conforto però date alle persone sono state altrettanto importanti. Come fosse  stata una vittoria  vera e propria, perché probabilmente gli  italiani che hanno  superato ‘le loro ombre notturne’ lo hanno fatto grazie a Luna Rossa che splendeva nei cieli italiani e ha cavalcato le onde dietro ad un avversario imprendibile. Per tre volte (il pareggio del 3 a 3) lo hanno afferrato quel ‘mostro neozelandese’, insegnando ad un intero Paese a reagire e a rialzarsi.

Ecco perché Romano per sempre porterà nel cuore questa avventura nel Golfo di Hauraki. E sempre ringrazierà le sue Fiamme Gialle, che hanno permesso al canottiere di vivere questa favola speciale.

A Sabaudia per allenarsi e tornare nel suo mondo del canottaggio. Con Filippo Mondelli nel cuore

Battisti è tornato a casa ora e subito non ha tardato a tornare ad allenarsi. Ha ripreso i remi in mano e ha assaporato il suo lago naturale scolpito nell’anima. Il Lago di Paola si estende ai bordi di una insenatura di territorio, da cui si innalza proprio la Caserma della Guardia di Finanza di Sabaudia, dove la Nazionale Italiana si allena e costruisce medaglie. E’ là che il compianto Filippo Mondelli condivideva con i compagni la quotidianità gialloverde e azzurra. Anche Romano ha partecipato ai funerali dell’amico fraterno, scomparso il 22 aprile per un tumore. Romano ha portato sulle spalle e con spirito di devozione e affetto il feretro, insieme agli azzurri del 4 di coppia, con cui Mondelli aveva vinto l’oro mondiale nel 2018 e strappato il pass olimpico (leggi qui). E ha dedicato uno splendido pensiero a Filippo nelle sue stories di Instagram, unendosi alle centinaia di messaggi apparsi sui  social, nelle ore successive alla scomparsa: “Mi hai sempre chiamato zio – ha scritto Romano – ma ti ho sempre considerato un fratello. Uno di quelli che sai, su di lui puoi contare.. soprattutto nei momenti difficili. Riposa in pace Filippo”. Un messaggio accorato e profondamente commosso per la vicenda di Mondelli che ha colpito l’intero mondo dello sport.

Certamente ‘grinder’ di Luna Rossa,  ma prima di tutto canottiere delle Fiamme Gialle e della Nazionale

Alessio Sartori e Romano Battisti argento a Londra 2012

Sono i valori umani su cui punta sempre Romano e quegli ideali con cui lui stesso ha vissuto l’avventura di Luna Rossa. L’unione, la fratellanza, la condivisione della vita. Sportiva e non. Questa è stata la forza di Luna Rossa e del grinder di Luna Rossa. Ha vissuto con emozione quei  giorni, si è allenato, si è impegnato e ha creduto nel sogno più grande: “Fino all’ultimo traguardo,  garantisco, che ci abbiamo creduto”. Lo dice Battisti. E lo dice riflettendo sul suo essere ‘un canottiere eterno’. E’ questo prima di tutto. Ed è pronto adesso a rimettersi a disposizione per la sua squadra gialloverde e per la Nazionale italiana: “Sono un canottiere prima di tutto e farò sempre del mio meglio, per portare medaglie all’Italia”.

Da un campione a una campionessa: le parole di ammirazione per Vanessa Ferrari

Romano è cresciuto con l’azzurro addosso, come lo ha fatto anche Vanessa Ferrari. La campionessa mondiale di ginnastica artistica ha messo il bronzo al collo ai recenti Europei (leggi qui). Le parole per Il Faro online di Battisti giungono a qualche ora dalla conquista continentale dell’azzurra. E Romano dedica un suo pensiero ad una grande atleta che ha conosciuto alcuni fa al Quirinale, in uno dei tanti incontri avuti con il Presidente della Repubblica: “Una campionessa competitiva a livello internazionale, sono orgoglioso di lei – dice il canottiere – è una grandissima atleta e sono felice di averla conosciuta. E’ una campionessa tostissima”.

Due grandi eventi in carriera: le Olimpiadi e l’America’s Cup. In mezzo la sfida infinita con Sullivan

Il presidente della Federvela Ettore con Battisti e Tartaglini

Lo è Romano determinato e tosto, con sul petto e nel cuore la sua Italia e le sue Fiamme Gialle. Ha vinto una miriade di medaglie internazionali, tra cui tanti allori proprio in Nazionale. Nel doppio e con Alessio Sartori ha insidiato il primo posto di Sullivan a Londra. E’ iniziata lì la loro sfida. Ha proseguito a stargli col fiato sul collo anche ad Auckland, come grinder a bordo. Ha sempre dimostrato di esserci, nei momenti sportivi che contano. E quelli anche grandissimi, come le Olimpiadi e l’America’s Cup. Due giganti eventi mondiali. E Romano li ha vissuti entrambi. E vorrà ancora una volta viverli. Ma solo il futuro potrà dirlo. Lui ci sarà sempre ed è pronto a starci in barca. Per remare e per girare ‘la manovella’ all’ombra delle vele di Luna Rossa.

L’importante è andare verso il traguardo sempre e crederci. Perché quella coppa di champagne lo attende per  festeggiare. E quelle gocce stavolta non graffieranno più di dolore la pelle, ma l’accarezzeranno per donare al cuore quella gioia sportiva che attende. Ancora con le Fiamme Gialle nel cuore e con la famiglia accanto. E con Filippo nell’anima. Per sempre.

Caro Romano, appena tornato dalla Nuova Zelanda, ti fa piacere fare i complimenti a una campionessa che ha appena vinto il bronzo agli Europei. Un’atleta che tu hai conosciuto..

“Faccio i complimenti a Vanessa Ferrari. Ho un’impressione molto bella di lei. Eravamo al Quirinale e lei si era operata ed era con le stampelle. Vederla oggi con una medaglia al collo al Campionato Europeo, lei che è una veterana, è eccezionale. Vederla fare quelle cose in gara, mostra il fatto che è una campionessa competitiva a livello internazionale, sono orgoglioso di lei. E’ una grandissima atleta e sono felice di averla conosciuta. E’ tostissima”.

13/03/21 – Auckland (NZL)
36th America’s Cup presented by Prada
36th America’s Cup Match – Race Day 3
Luna Rossa Prada Pirelli Team

.. e dall’avventura con Luna Rossa, sei tornato a casa. Cosa ti porti  dietro da questa esperienza sportiva straordinaria?

“Mi è rimasto un po’ di amaro in bocca, dopo aver perso la Coppa America. Max Sirena diceva sempre ‘date il massimo, perché se perdiamo, ve ne pentite. Se vinciamo invece, facciamo l’impresa’. Poi sotto al palco durante la cerimonia di premiazione dell’America’s Cup, ci arrivavano gli schizzi dello champagne che lanciava in aria Team New Zealand. E’ stato un misto di rabbia e rancore quello che ho provato, mi sono girato verso Bruni, uno dei nostri timonieri, e ho detto: “Checco ricordati questo odore, ci farà allenare per la prossima avventura”.

Quindi parteciperai alla prossima edizione della Coppa America? Cosa puoi anticipare?

“Non c’è nulla di confermato ancora. Tutti i team, compresa Luna Rossa, aspettano che il vincitore metta giù il regolamento. Poi le squadre decideranno cosa fare. La Coppa America riparte quando il Challenger si propone al vincitore. Team New Zealand lo ha già trovato. E’ Ineos. Insieme valuteranno come e quando e con cosa organizzeranno la prossima Coppa America. Gli accordi storici sono questi”.

..tuttavia hai partecipato a una impresa velistica sportiva, paragonabile alle Olimpiadi della vela.. cosa pensi di quello che avete vissuto e ciò che hai saputo fare?

“La soddisfazione resta immensa. Già superare il primo step nell’aver conquistato la Prada Cup è stato un grandissimo risultato. Siamo stati i primi italiani ad arrivare così vicino alle vittorie in  Coppa America, e questo è stato un altro traguardo, eccezionale. In questo quadriennio abbiamo lavorato con serenità e abbiamo dato il massimo ogni giorno. Max Sirena è stato bravo e capace di trovare un team capace e unito. Di atleti, ingegneri, meccanici ad esempio. Non è semplice scegliere, mettere insieme e gestire 100 persone. E’ stato bravissimo. Infatti ha riconfermato tutti. L’esperienza fatta è il dono che ho avuto. E porgo il mio grande ringraziamento a tutti loro, per avermi dato opportunità a me, ma anche alla mia famiglia. Si è  trovata coinvolta in un progetto sportivo che ha vissuto in pieno come parte viva del  team, coinvolta in eventi organizzati per la squadra. Noi e le famiglie del team eravamo sempre insieme. Le mie figlie, con le figlie degli altri membri di Luna Rossa si vedevano il pomeriggio, andavano a scuola insieme, facevano attività di gruppo finalizzate a vivere il mondo Luna Rossa. Facevano cartelloni e bandiere, si truccavano prima della gara e facevano il tifo. Le famiglie erano presenti in mezzo a noi. Indossavano la maglietta di Luna Rossa, come parte integrande del team. Quando  si va ad una Olimpiade, i famigliari sono sempre distanti, invece erano coinvolti lì ad Auckland. Li rendeva entusiasti di trovarsi catapultati in un sogno incredibile. Un bambino si innamora dell’atmosfera, dell’entusiasmo e delle emozioni sportive. Ripeto, è stata una grande opportunità e ringrazio chi lo ha permesso. Hanno vissuto il mio mondo, che è diventato il loro”.

Il legame che si è creato infatti tra voi del team Luna Rossa è stato fondamentale per costruire il sogno che avete vissuto. Come lo hai sentito tu, come parte integrante della squadra?

Max Sirena, Giovanni Soldini e Romano Battisti

“E’ stato un punto di forza. Quando si crea questo rapporto, diventa poi un legame affettivo. Dividere tanti giorni insieme, per raggiungere un obiettivo difficilissimo, porta a condividere e aiutarsi a vicenda. Diventa parte integrante della tua vita e ti fa sentire membro automatico della famiglia Luna Rossa. Io non vengo dal mondo della vela. Sono arrivato come lo fecero anche Checco Bruni, Enrico Voltolini e Pietro Sibello, che furono atleti delle Fiamme Gialle. Si sono messi accanto a me e mi hanno spiegato cose e obiettivi, il mio sport era completamente diverso rispetto a quello della vela. Hanno investito tempo per insegnarmi ciò che io non sapevo fare. Come ho detto durante la premiazione, che le Fiamme Gialle mi hanno fatto a Sabaudia, di questa esperienza mi è rimasto una sensazione molto bella. Ero un atleta di canottaggio che si è messo a disposizione di tutti. Velisti e staff tecnico. Ad Auckland come a Cagliari. Tutti noi aiutavamo anche lo short team.  Eravamo concentrati sugli allenamenti, passavamo molte ore in  palestra e sulla barca e quando terminavano i nostri programmi agonistici,  andavamo ad aiutare gli altri reparti di Luna Rossa.  L’elettronica, l’informatica, l’idraulica. Come accade in Formula Uno per i piloti e i team delle scuderie. La sera capitava che un componente del team ti chiedeva aiuto per finire il suo lavoro. Il regalo più grande arrivava se riuscivi a mandarlo a casa un’ora prima ad esempio e gli permettevi di stare un po’ di più con la famiglia. Abbiamo lavorato tutti a ritmi incessanti 200 giorni di fila e in questo lungo periodo accumuli una tensione tale che il tempo scorre velocemente. Potergli regalare un’ora con la famiglia è stato bello. Ci mettevamo a disposizione degli altri e loro per noi”.

Come sei arrivato a bordo di Luna Rossa? E come è stato per te, quando ti hanno comunicato che saresti  stato parte del sogno Coppa America?

“Max Sirena conosceva la mia storia. In passato aveva vinto con Team New Zealand, sui cui c’era anche Joseph Sullivan (il campione olimpico nel doppio di canottaggio a Londra), che faceva il grinder. Quando ho saputo che Luna Rosa cercava un grinder, ho mandato una email e Sirena mi ha risposto. Mi ha detto che mi avrebbe dato la possibilità di una rivincita con Sullivan. Mi ha detto di fare la prova e se fossi stato idoneo, lo avremmo valutato insieme, come poi è successo. Sono andato a Cagliari allora, ho fatto diverse prove in palestra e in barca. Ho passato una settimana completa con il team. Per me, che vengo da uno  sport come il canottaggio, in cui ogni giorno ti metti in gioco, è stato facile, ma anche no. Mi sono preparato bene, per farmi  dire che ‘se non è un velista lo dobbiamo comunque prendere’. A livello fisiologico ero pronto, avevo la preparazione del canottaggio sulle spalle. E’ stato facile, alla fine. Quando poi dovevo capire come organizzare il tutto, ho cominciato a preoccuparmi. Sono stato contentissimo, ma ho anche una famiglia, casa a Sabaudia, un team come le Fiamme Gialle, nella mia vita. Cosa sarebbe accaduto? Ringrazio tantissimo le Fiamme Gialle per avermi permesso di fare questa bellissima esperienza. Hanno visto in me, ciò che poteva andare bene con Luna Rossa. Hanno appoggiatto in pieno questo progetto e mi ha fatto estremamente piacere. Durante la premiazione a Sabaudia erano presenti tutti i Comandanti. C’era anche Gianni Gola che mi conosce da bambino. Mi ha fatto molto piacere. Far partire tutto e organizzare tutto è stata una impresa.. la mia famiglia, la scuola per le bambine.. Mia moglie era un po’ preoccupata. I cambiamenti drastici non sono facili. Alla fine devo dire che è grazie a lei se sono arrivato sin qui. Ognuno si è preso i suoi compiti. La mia famiglia è gestita da sempre come una squadra, quindi eravamo pronti. Mia moglie si è occupata della cose burocratiche e tutto quello che serve per una famiglia. Scuola e dottore ad esempio. Quando ti sposti per due anni serve anche quello. Ad Auckland avevamo degli specialisti del team sempre con noi, un bambino poi ha bisogno di un pediatra. Quando si ha la serenità e la voglia di farlo, anche le cose più complicate diventato semplici”.

Dunque, arrivando dal mondo del  canottaggio e delle Fiamme Gialle, per te è stato più semplice salire sulla barca di Luna Rossa..

“Sono fortunato perché faccio parte delle Fiamme Gialle. In questi anni mi hanno la possibilità di crescere come atleta e come uomo. Il mio allenatore e amico fraterno Franco Cattaneo ci diceva sempre che, prima di salire in barca dovete essere uomini, atleti e finanzieri. Tutte e tre gli aspetti insieme, in modo imprescindibile. Con Luna Rossa, un team  così numeroso, mi sono quindi trovato subito bene.  Avevo le basi di come si lavora in un gruppo. Ho sfruttato al meglio questa opportunità, arrivata sia dalle Fiamme Gialle che da Luna Rossa”.

Avete donato grandi emozioni ai tifosi. E quando eravate  sul 3 a 3, tutti hanno creduto alla conquista della Coppa America. Come avete percepito il tifo dall’Italia e come voi avete vissuto quel momento delicato della sfida con New Zealand?

“Arrivava un calore incredibile dall’Italia, non ho parole per spiegare. I giornali parlavano di noi, ricevevamo email, c’erano servizi alle televisioni e ci seguivano, le persone cha mai avevano seguito la vela, si sono appassionate. I bambini costruivano le barchette con il nome di Luna Rossa scritto sopra. Una cosa da  brividi. Questo sport lo facciamo anche per essere visti dalle nuove generazioni e dare loro ispirazione. Quando pratichi lo sport da tanti  anni, devi diventare anche ispirazione per giovani. Come io ho visto il canottaggio  in tv da giovane e ho deciso di intraprenderne la pratica, vorrei che la stessa cosa accadesse oggi ai bambini che mi hanno e che ci hanno seguiti. Loro devono avere la stessa possibilità che ho avuto io. Le persone erano tutte chiuse in casa  per il Covid, noi gli abbiamo dato un attimo di sollievo, per questo pensare di aver perso, ti fa sentire un po’ rammaricato nel non aver potuto regalare una emozione in più ai tuoi sostenitori, che ti hanno seguito nonostante tutto intorno a loro, stesse crollando. Alle 4 di notte si svegliavano.. e ti ci devi svegliare.. la gente mi ferma per strada.. e mi dice: “Mi hai fatto svegliare alle 4 di notte..!”. Lo vedevo dai miei genitori che cominciavano a scrivermi alle otto del mattino per me (qui erano le otto di sera), mi dicevano di voler provare a dormire, ma mia madre faceva la nottata.. Una mamma pensa che un figlio sta facendo la gara, ma sta in ansia pure.. e ha paura che tu ti faccia male. Non è che ha un figlio che fa la sua garetta su una barca come tante.. perché Luna Rossa è immensa e va pure veloce ..”.

Che cosa Romano non è andato per il verso giusto ad Auckland? Perché alla fine Luna Rossa non è riuscita a vincere?

“Chi vince fa le regole. Team New Zealand aveva già lo scafo, noi dovevamo fare il più possibile per avvicinarci a loro.. esserci arrivati così vicini.. è stata una grandissima esperienza.. da questo punto di vista siamo molto soddisfatti, chiaramente avendo loro una barca un pelino più veloce della nostra,  si potevano permettere anche di sbagliare di più e questo fa parte della normalità. Quando si va a velocità così elevata non hai la capacità di ragionare e decidere in pochi istanti, a 60 nodi non puoi farlo. Un secondo è fatale. Non possiamo dare colpe per gli errori commessi, il gioco è anche questo. Siamo consapevoli di essere stati un punto o due punti inferiori, chi va più veloce di te è favorito. Per vincere la Coppa America non serve solo la velocità, ma serve soprattutto portare bene uno scafo, noi sulle manovre siamo stati più bravi. Nel complesso in regata, serve anche un pizzico di fortuna. A volte ti premia o premia il tuo avversario. Noi abbiamo fatto di tutto, dall’ultimo punto ci abbiamo creduto, fin quando non abbiamo visto che sul 7 al 3 loro avevano vinto, siamo stati assolutamente agguerriti. Quando New Zealand era sul 5 a 3 e bastavano loro solo due punti per prendersi la Coppa e li davano vincenti al 100%, il capitano ha detto: “Temiamo gli  italiani perché sono dei guerrieri”. Questo ci ha reso orgogliosi e anche di più. Abbiamo lottato. Se vincevamo passavamo alla storia dello sport.. ci abbiamo provato fino alla fine. E speriamo presto di avere un’altra occasione”.

Sei tornato al tuo canottaggio. E a luglio ci saranno le Olimpiadi. La Nazionale è agguerrita e pronta a prendersi le medaglie a Tokyo. Vorrai partecipare anche tu a questa avventura a cinque cerchi, per te l’ennesima?

“Io faccio il canottiere, non il velista. Cercherò sempre di dare il mio contributo, per far vincere le medaglie all’Italia. L’ho detto al mio Comandante e al mio coach Cattaneo. Sono stato su Luna Rossa, ma sono un canottiere, farò sempre del mio meglio per portare in alto la mia Federazione, le Fiamme Gialle e il mio Paese”.

Sei uno dei campioni dello sport che è nato e vive sul litorale laziale. Sei di Priverno, in provincia di Latina. Puoi raccontare di questa tua appartenenza?

“Sono nato a Priverno, è a mezz’ora da Sabaudia. Vengo da un paese che fa parte del territorio dei Monti Lepini. Ci sono tanti piccoli paesini, come Maenza, Rocca Gorga e Sezze. Ormai mi conoscono tutti. Frequento questi luoghi bellissimi e ho amici con cui andavo a scuola, che vedo ancora.  Non rappresento più un paese singolo, ma un territorio intero. Da più di 10 anni vivo a  Sabaudia. Anche da qui sono arrivati tanti messaggi bellissimi”.

Da campione delle Fiamme Gialle sei a Sabaudia ora. Puoi dire se hai ricominciato gli allenamenti al III Nucleo Atleti?

“Sì, ho ripreso gli allenamenti ormai dal 26 aprile scorso”.

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