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Rifiuti speciali, smaltimento non a norma a pochi passi dalla spiaggia: area sotto sequestro a Fiumicino foto

Il titolare dell'attività è stato denunciato dalla Guardia Costiera alla Procura della Repubblica di Civitavecchia

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Fiumicino – Continuano incessanti le attività di controllo da parte del personale della Capitaneria di Porto di Roma, al Comando del Capitano di Vascello Antonio D’Amore, per reprimere le violazioni riguardanti l’inquinamento ambientale.

Il 5 maggio 2021, il personale della Sezione Polizia Marittima della Capitaneria di Porto di Roma in collaborazione con la Polizia Metropolitana di Roma, sotto il coordinamento della Direzione Marittima di Civitavecchia, si è recato presso una terreno al confine con il demanio marittimo di circa 10,000 mq nel Comune di Fiumicino per verificare controllare il corretto smaltimento dei rifiuti speciali in deposito temporaneo scarico delle acque ed autorizzazioni in materia ambientale ed edilizia.

A seguito dell’accertamento sono stati posti sotto sequestro preventivo ex art.321 del C.P.P, all’interno di detta area, n° 3 container di circa 13 mq cadauno, 1 cella frigo, una roulotte, e un gazebo di mq 10×5; n° 1 container, al cui interno risultavano rifiuti di vario genere (plastica, bottiglie) ed una ruspa impiegata per i lavori di sbancamento della duna con all’interno rifiuti vari pericolosi ed urbani privo di codice CER e tipologia di rifiuti all’interno.

Il titolare dell’attività è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Civitavecchia per la violazione del art 146 commi 1 e 2 Dlgs 42/2004 per aver svolto attività edilizie senza la prescritta autorizzazione paesaggistica in quanto area entro 300 metri dalla costa e art.256 del Dlgs 152/2006 per aver depositato rifiuti speciali e detenuto in modo incontrollato gli stessi.

Il personale della Capitaneria di Porto di Roma, opera costantemente a terra e a mare, sia per la tutela dell’ambiente che la salvaguardia delle specie vegetali e faunistiche ad esso connesso.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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