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“Spegni il coprifuoco”, il flash mob dei ristoratori di Fiumicino: “Fateci lavorare” fotogallery

Un lungo striscione e t-shirt con la scritta "Spegni il coprifuoco", cibo e spettacoli offerti gratuitamente per "dimostrare che si può tornare a vivere"

Fiumicino – Una trentina di tavoli e 150 posti a sedere, rigorosamente non più di quattro a tavolo; cena offerta in piazza con menù a base di cartocci di pesce, penne all’arrabbiata, pizza, porchetta e vino. Ed ancora musica ed esibizioni di danza di scuole locali. Sotto lo slogan “Spegni il coprifuoco” così nella serata di oggi, giovedì 6 maggio, è in corso nella centrale piazza Grassi di Fiumicino un flash mob di protesta di ristoratori ed esercenti locali affinché siano riviste le regole del coprifuoco e le modalità di ricezione dei clienti.

Sotto l’occhio di un nutrito dispositivo di Polizia di Stato, Polizia Locale e carabinieri, in piazza – su iniziativa dell’associazione Lungomare della Salute, di Io Apro litorale romano ed Acif – ci sono non solo ristoratori di Fiumicino, Aranova e Maccarese, balneari ed esercenti ma anche gente comune che ha portato la propria solidarietà ad un comparto, oltre 650 attività gastronomiche sul territorio di Fiumicino, “ormai allo stremo dopo oltre un anno di lockdown e restrizioni”, hanno detto i promotori. Un lungo striscione e t-shirt bianche, con la scritta “Spegni il coprifuoco”. Cibo e spettacoli offerti gratuitamente per “dimostrare che mantenendo intatte tutte le misure previste dai protocolli si può tornare a vivere”.

Vogliamo solo accendere un faro su un settore che crea lavoro e paga fior di tasse. Uccidere l’imprenditoria significa uccidere l’Italia del domani. Significa non più soldi per lo Stato e per i servizi che lo Stato offre, sanità in primis. Siamo qui a chiedere al Governo e alle istituzioni l’apertura di un tavolo di crisi per il comparto e di rivedere le norme su coprifuoco e quelle relative ai posti all’aperto”, il commento del presidente dell’associazione Lungomare della Salute di Fiumicino, Massimiliano Mazzuca.

“A Fiumicino le imprese legate al mondo della ristorazione sono quasi mille. Non abbiamo ricevuto alcun aiuto, se non fondi che arrivano a coprire l’1 per cento delle perdite. Cosa chiediamo? Di lavorare. Di poter operare con il 50 per cento di posti all’interno e il 50 per cento all’esterno, così da sopravvivere in caso di pioggia e maltempo. Di allungare l’orario del coprifuoco visto che Fiumicino lavora soprattutto con la clientela romana. E di dare un futuro se non a noi ai nostri dipendenti e ai nostri fornitori”, sottolinea.

“Un ringraziamento alle tantissime persone che ci hanno mostrato affetto e solidarietà. È solo grazie al loro amore che non molliamo”, ha detto Mazzuca.

“Veniamo a Fiumicino da oltre 20 anni – spiega una coppia romana sulla sessantina -. Appena abbiamo saputo della manifestazione abbiamo voluto testimoniare la nostra solidarietà a chi rallegra pranzi e cene da tantissimi anni. Il Governo non può uccidere una categoria così importante per l’economia italiana”. (fonte: Ansa)