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Latina, trasforma appartamenti in bordelli e chiede il pizzo sulle prestazioni: arrestato

A finire nei guai un 40enne e i suoi genitori, due 67enni, accusati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione ed estorsione

Latina – Questa mattina, 7 maggio 2021, gli agenti della Squadra Mobile di Latina, Sezione Reati contro la persona, minori e sessuali hanno dato esecuzione alla misura cautelare degli arresti domiciliari a carico di un 40enne e dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria nei confronti dei genitori di quest’ultimo, due 67enni.

Sono tutti accusati, a vario titolo, dei reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione ed estorsione; col medesimo provvedimento, inoltre, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Pierpaolo Bortone, ha disposto il sequestro preventivo di cinque immobili siti a Latina, in zona Litoranea e località Borgo Sabotino, che venivano affittati dagli indagati per permettervi l’esercizio della prostituzione.

La misura cautelare costituisce l’epilogo di una articolata attività d’indagine condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dal Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Latina Carlo Lasperanza, che trae origine dalla denuncia di una ragazza di origini rumene nei confronti del 40enne a seguito di una aggressione subìta dalla donna.

Da tali dichiarazioni è emerso che la vittima esercitava l’attività di meretricio con il nome di “Cristina” nell’appartamento messole a disposizione dal 40enne e dalla propria famiglia, per il quale pagava 250 euro la settimana oltre ad una percentuale di 20 euro su ogni cliente ricevuto.

La donna ha raccontato alla Polizia anche di minacce di morte ricevute dall’uomo qualora non gli avesse consegnato ulteriori soldi in contanti – ossia 300 euro – oltre alle continue telefonate per sollecitarla a pagargli la parte dei ricavi dell’attività di prostituzione.

Dalle indagini, anche di natura tecnica, intraprese, è ben presto emerso che il 40enne si occupava personalmente della stipula dei contratti di locazione – che poi recapitava alle interessate, facendosi corrispondere fino a 500 euro al mese – ma tutti gli indagati erano perfettamente a conoscenza dell’attività di prostituzione all’interno delle abitazioni messe a disposizione di molte ragazze, in prevalenza originarie dell’est Europa e del Sud America, le quali pubblicizzavano le loro prestazioni su appositi siti fornendo ai clienti gli indirizzi degli immobili in questione.

Un modo turpe, oltre che illecito, per procurarsi un guadagno nettamente superiore rispetto ad una semplice locazione.

Nel cellulare sequestratogli nel corso delle indagini, il 40enne conservava fotografie ritraenti ragazze in abiti succinti ed in atteggiamenti sessualmente espliciti, scattate all’interno dei menzionati appartamenti.

Sono poi emersi files audio di minacce anche di morte rivolte a una ragazza, poi identificata come la denunciante, con l’invito esplicito a fare molta attenzione quando si trova “per strada a lavorare” perché sarebbe stato pronto anche a spararle.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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