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Papa Francesco: “Pregare è combattere”. E racconta un miracolo al quale ha assistito

Il Pontefice: "La preghiera fa miracoli perché va proprio al centro della tenerezza di Dio"

Città del Vaticano – “Nei tempi di prova è bene ricordarsi che non siamo soli, che qualcuno veglia al nostro fianco e ci protegge. Anche Sant’Antonio abate, il fondatore del monachesimo cristiano, in Egitto, affrontò momenti terribili, in cui la preghiera si trasformava in dura lotta. E tante volte la preghiera è un combattimento”.

Lo sottolinea Papa Francesco nell’Udienza Generale del mercoledì, svoltasi, dopo mesi, nel cortile di San Damaso, alla presenza dei fedeli (leggi qui). Il Pontefice, dopo aver salutato con benedizioni e strette di mano i presenti, continua il ciclo di catechesi dedicato alla preghiera, raccontando, a braccio, un miracolo al quale ha assistito mentre era nella sua diocesi in Argentina.

“C’era una coppia che aveva una figlia di nove anni, con una malattia che i medici non sapevano cosa fosse. E alla fine, in ospedale, il medico disse alla mamma: ‘Signora, chiami suo marito’. E il marito era a lavoro; erano operai, lavoravano tutti i giorni. E disse al padre: ‘La bambina non passa la notte. È un’infezione, non possiamo fare nulla’. Quell’uomo, forse non andava tutte le domeniche a Messa, ma aveva una fede grande. Uscì piangendo, lasciò la moglie lì con la bambina nell’ospedale, prese il treno e fece i settanta chilometri di distanza verso la Basilica della Madonna di Luján, la Patrona dell’Argentina”, racconta il Pontefice.

“E lì – la basilica era già chiusa, erano quasi le dieci di notte, di sera – lui si aggrappò alle grate della Basilica e tutta la notte pregando la Madonna, combattendo per la salute della figlia. Questa non è una fantasia; l’ho visto io! L’ho vissuto io. Combattendo quell’uomo lì. Alla fine, alle sei del mattino, si aprì la chiesa e lui entrò a salutare la Madonna: tutta la notte a ‘combattere’, e poi tornò a casa”, prosegue il Papa.

“Quando arrivò, cercò la moglie, ma non la trovò e pensò: ‘Se ne è andata. No, la Madonna non può farmi questo’. Poi la trovò, sorridente che diceva: ‘Ma non so cosa è successo; i medici dicono che è cambiato così e che adesso è guarita’. Quell’uomo lottando con la preghiera ha avuto la grazia della Madonna. La Madonna lo ha ascoltato. E questo l’ho visto io: la preghiera fa dei miracoli, perché la preghiera va proprio al centro della tenerezza di Dio che ci ama come un padre”, aggiunge Francesco.

“E quando non ci fa la grazia – sottolinea -, ce ne farà un’altra che poi vedremo con il tempo. Ma sempre occorre il combattimento nella preghiera per chiedere la grazia. Sì, delle volte noi chiediamo una grazia di cui abbiamo bisogno, ma la chiediamo così, senza voglia, senza combattere, ma non si chiedono così le cose serie. La preghiera è un combattimento e il Signore sempre è con noi”.

“Se in un momento di cecità non riusciamo a scorgere la sua presenza, ci riusciremo in futuro. Capiterà anche a noi di ripetere la stessa frase che disse un giorno il patriarca Giacobbe: ‘Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo’ (Gen 28,16). Alla fine della nostra vita, volgendo all’indietro lo sguardo, anche noi potremo dire: ‘Pensavo di essere solo, ma no, non lo ero: Gesù era con me’. Tutti potremo dire questo”, conclude il Santo Padre.

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