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Infernetto, in tre prendono a calci e pugni il meccanico per farsi riparare l’auto gratis

I tre uomini, di 25, 34 e 48 anni, hanno minacciato e aggredito un meccanico per farsi rimborsare le spese di riparazione dell'auto di uno di loro

Ostia – Nella giornata di ieri, 13 maggio, i carabinieri di Ostia hanno arrestato tre persone, responsabili di un tentativo di estorsione, seguita da una violenta aggressione.

Nei fatti, i tre, tutti con precedenti ed uno in particolare già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, si sono presentati presso un’officina meccanica dell’Infernetto dove uno di loro aveva lasciato, pochi giorni prima, la propria autovettura per la manutenzione. I malfattori nell’occasione hanno bloccato il titolare dell’officina, al quale hanno richiesto la restituzione di quanto pagato e, in aggiunta, l’effettuazione di ulteriori riparazioni al mezzo.

Al netto rifiuto del meccanico, i tre l’hanno ferocemente aggredito, causandogli gravi traumi al volto. I malviventi sono stati bloccati da alcune pattuglie dei carabinieri che, allertate da un vicino della vittima, sono prontamente intervenute sul posto. La vittima è stata affidata alle cure dei sanitari, mentre gli aggressori sono finiti in manette.

I tre, due fratelli di 48 e 34 anni e un 25enne, tutti residenti all’Infernetto, sono stati arrestati e denunciati, a vario titolo, per tentata estorsione, lesioni personali, violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e resistenza a pubblico ufficiale.

Ancora ad Ostia, nel corso del pomeriggio, i carabinieri hanno controllato una vettura che procedeva con andatura irregolare. Fermato il veicolo, i militari si sono immediatamente accorti che l’autista, un 44enne della zona, era alquanto agitato e hanno intuito che avesse assunto qualcosa. Sottoposto ad accertamenti presso l’ospedale G.B. Grassi, infatti, l’uomo è risultato positivo all’assunzione di stupefacenti e sostanze alcoliche. Il 44enne è stato denunciato in stato di libertà e gli è stata sospesa la patente di guida.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.
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