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Regione, è realtà la legge sulla parità salariale e sul sostegno all’occupazione femminile

Onorati, Orneli, Di Berardino: "Un segnale importante dell'attenzione concreta delle istituzioni regionali al tema dei diritti delle donne"

Regione Lazio – “Lasciare un futuro migliore del presente che viviamo. Ecco lo spirito di una legge doverosa e dovuta nei confronti delle donne e del loro ruolo nella società, dal punto di vista professionale e personale. Le donne – che più di chiunque altro hanno subito gli effetti della pandemia – hanno a disposizione da oggi, nella nostra regione, un nuovo strumento concreto per l’affermazione della parità salariale, per contrastare l’abbandono lavorativo, per ottenere misure che favoriscano l’occupazione femminile stabile e di qualità”. Lo dichiara l’assessore agricoltura, foreste, promozione della filiera e della cultura del cibo, pari opportunità, Enrica Onorati.

“Inoltre, – spiega l’Assessore – la legge prevede strumenti e interventi anche per alleggerire il carico del lavoro di cura che grava sulle spalle delle donne. Perché nel nostro Paese è necessario un cambiamento radicale che realizzi una società più equilibrata e quindi più giusta per tutte e tutti. E noi dal Lazio lanciamo la nostra sfida. Grazie alla Presidentessa di Commissione, Eleonora Mattia, al consiglio tutto, ai colleghi di Giunta Di Berardino e Orneli per il preziosissimo lavoro”.

“L’approvazione, da parte del Consiglio Regionale della legge sulla parità retributiva e il sostegno all’occupazione femminile proposta dalla consigliera Eleonora Mattia è una bellissima notizia, un segno di civiltà e un segnale importante dell’attenzione concreta delle istituzioni regionali al tema dei diritti delle donne –  ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Università, Ricerca, Start-Up e Innovazione, Paolo Orneli -. Sono numerosi gli elementi positivi contenuti in questo testo, come ad esempio la previsione di sostegni per il reinserimento sociale e lavorativo delle donne vittime di violenza o con disabilità o l’istituzione di un ‘Registro regionale delle imprese virtuose in materia di parità retributiva’, alle quali saranno attribuiti benefici economici e premialità.

“Sono particolarmente soddisfatto poi di due disposizioni che ci hanno visto coinvolti direttamente come Assessorato e che sono a mio avviso molto importanti: anzitutto la previsione di riservare una quota del fondo per il microcredito alle donne in situazioni di disagio sociale, con lo stanziamento di 600mila euro nel triennio 2021-2023, – ha concluso Orneli – e poi quella che sostiene, nell’ambito del Fondo nazionale di garanzia per le Pmi, l’accesso al credito delle piccole e medie imprese del territorio regionale a prevalente partecipazione femminile e delle lavoratrici autonome; una misura, quest’ultima, che prevede una dotazione di 2,5 milioni di euro per il triennio 2021-2023. Il nostro lavoro per far sì che questa Regione sia davvero la casa di tutte e di tutti continua”.

“La Regione Lazio, anche con questa legge, continua a fare da apripista sul piano dei diritti e delle pari opportunità – così l’assessore regionale al Lavoro e Nuovi diritti, Claudio Di Berardino – .Tutto questo è molto importante a maggior ragione per il fatto che cade in una fase storica nella quale bisogna rimettere al centro il tema dello sviluppo e del lavoro dignitoso, dando seguito alle azioni delle politiche attive definite in raccordo con le parti sociali”.

Zingaretti: “Promessa mantenuta, avanti così”

“Lo avevamo detto e lo abbiamo fatto: da oggi nel Lazio c’è una legge che sostiene la parità di salario tra uomini e donne, con risorse concrete. Un’altra buona pratica di una Regione che cambia.” Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, commentando l’approvazione in Consiglio regionale della Pl n 182 – “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra i sessi, il sostegno dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile di qualità nonché per la valorizzazione delle competenze per le donne”

“Questo tema – spiega Zingaretti – è una piaga sociale e culturale che riguarda l’intero paese, e che con la pandemia si è ulteriormente aggravato: un divario, di cui conosciamo bene i dati statistici, che penalizza le donne e insieme a loro l’intera economia. Per questa ragione nel Lazio abbiamo voluto investire per cambiare completamente la rotta, con un sistema che favorisce la parità, che premia le aziende virtuose, che sostiene anche economicamente chi investe in formazione delle donne che hanno perso il lavoro. La legge prevede anche un fondo regionale per le vittime di violenza e uno sportello donna nei centri per l’impiego, il sostegno all’imprenditoria femminile e interventi in tema di condivisione delle responsabilità di cura e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Sono molto contento, perché è una legge giusta che prevede azioni concrete e entra nel vivo di una trasformazione necessaria. Le donne non sono spettatrici del mondo lavorativo, al contrario hanno un ruolo cruciale, nell’economia e nella società. E’ tempo di cambiare”.

Mattia (Pd): “Il Lazio è la prima Regione in Italia a legiferare sul tema”

“Il Lazio è la prima Regione a legiferare sul tema della parità retributiva e lo fa con una legge quadro che si occupa di lavoro femminile in maniera trasversale proponendo, anche grazie all’investimento di 7,6 milioni di euro per il triennio 2021-2023, su strumenti per contrastare il gap salariale partendo dalle cause che lo generano. Una legge che si schiera dalla parte delle donne, ma che richiede l’aiuto di tutti, compresi gli uomini, per creare un’alleanza nel mondo del lavoro e nella società. Un’alleanza quanto mai urgente per garantire una ripresa che sia davvero sostenibile, paritaria, coraggiosa” dichiara Eleonora Mattia, Presidente della IX Commissione lavoro e pari opportunità in Consiglio Regionale del Lazio nonché prima firmataria della proposta di legge 182/2019

Se la contrattazione collettiva e i minimi retributivi contengono, almeno formalmente, il gap retributivo nel lavoro subordinato, la situazione è allarmante per le libere professioniste che nel Lazio, per esempio, guadagnano in media il 45% in meno dei colleghi uomini. Il bilancio dell’occupazione relativo all’anno 2020 per la Regione Lazio, secondo gli ultimi dati Istat ed Eures, si chiude con il -2% di occupati corrispondenti 47 mila unità perse. Di queste 33 mila sono donne per le quali infatti la contrazione del tasso di occupazione risulta maggiore con il – 1,5% a fronte del – 0,5% degli uomini.

“Ho presentato la proposta di legge prima della pandemia, – spiega Mattia –  oggi più che mai è urgente approvarla perché la crisi generata dal covid-19 non è stata uguale per tutte e tutti e in particolare le donne, che già soffrono una condizione strutturale di disuguaglianze nel mondo del lavoro, sono state duramente colpite”.

In prima linea nella battaglia contro il Covid-19, le donne sono impiegate soprattutto nei settori che più di tutti stanno vivendo la crisi, come quello dei servizi e della cura, spesso con contratti che danno poca sicurezza e stabilità. C’è poi tutto il tema della conciliazione dei tempi di vita e della difficile condivisione delle responsabilità di cura che si traducono in lavoro non retribuito. Un gap che nasce con la formazione e si protrae fino alla terza età con i differenziali di pensione.

“Noi oggi mettiamo in campo una serie di proposte per invertire questa tendenza in un percorso che viene da lontano e va lontano per costruire un Women New Deal nel Lazio. Una costellazione di impegni seri e concreti al fianco delle donne che vogliono essere strumenti portatori – conclude Mattia – di una visione che accompagna cambiamenti già in atto nella nostra società. Con questa legge scriviamo una bella pagina per il Lazio e per l’Italia, ma soprattutto per le nostre comunità e le tante donne che hanno dovuto fare un passo indietro, nel lavoro e non. Ringrazio ancora il Presidente Nicola Zingaretti, tutta la Giunta e chi ha lavorato al testo, il Presidente del Consiglio Marco Vincenzi e tutti i colleghi e le colleghe che hanno supportato la proposta di legge.”

La legge prevede nei 22 articoli dispositivi per il rispetto del principio di parità retributiva tra i sessi e il contrasto ai differenziali retributivi di genere; la permanenza, il reinserimento e l’affermazione delle donne, sia lavoratrici dipendenti che libere professioniste, nel mercato del lavoro; la valorizzazione delle competenze delle donne; la conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro e l’equa distribuzione delle responsabilità di cura familiare; la diffusione di una cultura organizzativa non discriminatoria nelle imprese; la garanzia di regole per l’equa rappresentanza dei generi nell’accesso agli organi di amministrazione e di controllo.

PARITÀ SALARIALE, LE DONNE DI FIPE-CONFCOMMERCIO: “ESTENDERE LA LEGGE DEL LAZIO A TUTTE LE REGIONI”

“Se vogliamo raggiungere davvero l’obiettivo della parità salariale tra uomini e donne, il sistema Paese deve muoversi in maniera uniforme, non a macchia di leopardo. Con la legge regionale approvata, la Regione Lazio è diventata apripista di un percorso virtuoso che ora deve essere esteso al resto della penisola. Ma bisogna fare presto, perché la piena ripresa economica passa proprio dalla capacità di reinserire nel mercato del lavoro le lavoratrici e le imprenditrici donne che nell’ultimo anno si sono viste costrette a casa”. Così Valentina Picca Bianchi, imprenditrice nel settore catering e banqueting e presidente del Gruppo Donne di Fipe-Confcommercio, in merito alla legge sulla parità retributiva tra i sessi approvata ieri dal Consiglio regionale del Lazio.

“Quello dei pubblici esercizi – spiega l’Imprenditrice – è un mondo virtuoso: il 50,4% dei dipendenti, infatti, è donna, mentre un terzo delle imprese, 112mila è a titolarità femminile e ogni anno genera un volume d’affari pari a 11 miliardi di euro. Da sempre come Federazione promuoviamo la parità di salari e la p! iena occupazione, anche per il personale femminile, ma da soli non possiamo vincere questa sfida. È necessario un intervento a un livello superiore che determini un incremento dei controlli da parte degli ispettori del lavoro, imponga una reale trasparenza salariale e soprattutto contribuisca alla diffusione di una cultura diversa che veda nel lavoro femminile un’opportunità straordinaria di crescita complessiva”.
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