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Roma, consegnavano la cocaina dai finestrini delle auto: chiuso il drive-in della droga

Le indagini del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza ha portato a 4 misure restrittive

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Roma – Gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare con la quale il Gip del locale Tribunale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, ha disposto la custodia in carcere per 3 persone e la misura degli arresti domiciliari per una quarta, tutte indagate, a vario titolo, per l’ipotesi di reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Le investigazioni, svolte dal Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno riguardato l’operatività di una piccola ma efficiente organizzazione che, forte del duraturo legame di amicizia e della fiducia reciproca esistente tra i sodali, commercializzava cocaina, quantificata in alcuni chili in pochi mesi di indagine, nella zona Ovest della Capitale.

In particolare, un 62enne e un 59enne, insieme a una terza persona, gestivano i vari passaggi connessi al commercio di stupefacenti.
Lo stupefacente veniva immesso sul mercato tramite vari fornitori, tra i quali un 32enne, per poi essere acquistato dal miglior offerente.

Successivamente, nelle proprie abitazioni, gli stessi provvedevano a tagliare, preparare e confezionare la droga a seconda degli ordinativi ricevuti da una ristretta cerchia di clienti abituali, selezionata in base all’affidabilità dimostrata nei pagamenti.

A seguito di un contatto telefonico o dell’incontro presso un bar sito nel quartiere Boccea, scelto come luogo dove condurre le trattative, il 69enne e il 59enne procedevano, in genere, a dare l’appuntamento nei pressi del condominio di residenza di entrambi per la consegna della cocaina in modalità “drive-in”, senza che la persona dovesse scendere dall’auto o dallo scooter, in modo tale da ridurre i tempi e non destare sospetti.

Parte dei profitti illeciti, dai quali i membri dell’associazione traevano sostentamento non svolgendo alcuna attività lavorativa “lecita”, venivano messi da parte in una “cassa comune” per essere reinvestiti in nuovi approvvigionamenti una volta terminato lo smercio della partita precedentemente acquistata.

L’operazione testimonia l’efficacia dell’azione posta in essere dalla Procura della Repubblica e dalla Guardia di Finanza di Roma a contrasto dei traffici illeciti.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.
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