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Il robot elimina l’uomo scimmia, per dare spazio al “Sapiens”

Obiettivo: usare la tecnologia per impiegare il tempo di basso valore, "liberando" le risorse umane

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Parlare di innovazione tecnologica nel processo produttivo significa, dall’800 a oggi, la inevitabile diminuzione del settore occupazionale: la macchina che sostituisce l’uomo. E, va detto, per anni è stato così in tanti settori produttivi e persino nel terziario.

La robotica è stata vista come “nemica” dell’occupazione, “concorrente” rispetto alle risorse umane. Ma a ben guardare, l’utilizzo della tecnologia ha per lo più sostituito l’essere umano in mansioni non decisionali, ripetitive, pericolose e di scarsa gratificazione emotiva.

Oggi più che mai, in un mondo in cui robotica e intelligenza artificiale stanno conquistando grandi fette del nostro vissuto quotidiano, si ripropone il problema etico dell’incidenza della tecnologia nei settori produttivi. Con un equivoco di fondo: che si percepisce questo cambiamento solo a livello di hardware, con robot più o meno simili all’essere umano o comunque muniti di braccia operative, quando invece la nuova frontiera è nei software, capaci non solo di calcoli astronomici o sequenze di interfacciamento dati complesse, ma anche di fare al posto dell’essere umano i lavori ripetitivi della nuova era, che non sono più l’avvitare un bullone ma trattare – ad esempio – le informazioni di migliaia di database. L’introduzione di sistemi di RPA (Robotic Process Automation), lungi dall’eliminare posti di lavoro, potrebbe portare addirittura al risultato opposto, qualificandolo.

L’uomo sempre più al centro dei processi creativi

“Come azienda di consulenza informatica – spigano dalla Gesca, azienda leader del settore dagli Anni ’70 -, parliamo quotidianamente con gli imprenditori di come si possano ottimizzare i processi, ridurre i costi e riuscire a essere competitivi in un mercato sempre più complesso. Eppure, evitando di fermarsi alla formula ‘più automazione = meno posti di lavoro’, si scopre che il campo di applicazione della robotica è legato in realtà a processi caratterizzati da grossi volumi in termini di operazioni ripetitive e a basso valore, che però richiedono molto tempo.

Insomma, per quanto le tecnologie siano in continua evoluzione e perfezionamento, il contributo dell’operatore non solo è sempre necessario nei contesti automatizzati, ma cambia ed assume un valore maggiore. L’uomo scimmia, quello che effettua un’azione ripetitiva perché istruito a farlo, ma non contribuisce al processo creativo in nessun modo, viene sostituito dai nuovi sistemi, lasciando spazio all’homo sapiens, nel senso più nobile del termine; e questo a qualunque livello della catena lavorativa o del settore di riferimento.

E’ interessante rilevare come proprio nella Gesca, il rapporto umano sia fondamentale. Il rispetto del lavoro, delle competenze, la tutela della stabilità economica. Ogni lavoratore è famiglia, e come tale viene considerato. Ecco perché parlare di tecnologia e di impieghi nel sistema produttivo con un’azienda come Gesca significa proprio guardare la tecnologia con occhi umani, in qualunque modo si voglia intendere l’aggettivo.

Fin qui la teoria. Ma la pratica?

“Parlando di automazione riferita al mondo dei servizi – spiegano alla Gesca – esistono numerosi ambiti di applicazione che possono essere migliorati e velocizzati, per liberare risorse impegnate per diverse ore al giorno in operazione routinarie. Un esempio pratico: inserire un numero elevato di pratiche o rispondere a numerose richieste nell’arco di una giornata sottrae tempo, ad esempio, a valutazioni e analisi”.

Se è un dato acclarato che la cura del cliente, l’attenzione e la conoscenza profonda delle sue esigenze sono un “valore” per ogni azienda, più difficile è ritagliare tempo per seguire concretamente queste necessità. “Tempo – spiegano alla Gesca – che spesso ci viene sottratto proprio da un work-flow fatto anche di attività, ancorché necessarie, certamente impegnative, che rendono difficile avere una visione d’insieme ed avviare riflessioni su come migliorare o modificare un dato elemento.

Ecco, quindi, che delegare ai robot – nel senso più ampio già descritto – quel tempo necessario allo svolgimento del proprio lavoro, ma a basso valore, diventa un vantaggio, sia per l’operatore che per l’azienda. Svincolarsi dai processi di routine significa recuperare una visione d’insieme e riuscire a dedicarsi ad attività a maggior valore.

Deciderà tutto il robot?

Per quanto vasto possa essere il panel di dati con il quale opera, è sempre necessario, in tutte le fasi di implementazione, l’intervento e il contributo attivo dell’operatore.

Nella fase iniziale, ad esempio, è necessario gestire tutte le eccezioni che non sono contemplate dagli algoritmi. Successivamente, subentra la fase di supervisione e di analisi dei dati da parte dell’operatore.

Non solo: una Rpa può essere attivata in varie modalità: on demand, a discrezione dell’operatore, avviata in automatico ma circoscrivendone il perimetro di azione.

“L’automazione dei processi – spiegano ancora dalla Gesca – è la nuova sfida a cambiare nuovamente pelle: re-ingegnerizzando i work-flow, ridefinendo ruoli e obiettivi, ma anche formandosi, a tutti i livelli. L’ostacolo più grande da affrontare, infatti, è quello di aggiornare le proprie competenze o crearsene di nuove. Questo è necessario per chiunque: manager, operatori, imprenditori stessi.

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