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Pesca, l’allarme di Coldiretti Lazio: “A rischio 4 barche su 10 e i nostri tesori agroalimentari”

Granieri: "Dobbiamo supportare economicamente il settore fortemente in crisi e tutelare le biodiversità di cui il Lazio è ricco"

Regione Lazio – Coldiretti Lazio lancia l’allarme sull’impatto che il Covid-19 ha avuto sulla flotta tricolore, che negli ultimi 35 anni ha perso quasi il 40% delle imbarcazione. La pandemia ha aggravato ulteriormente la situazione con un impatto devastate per il settore. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti Impresapesca, diffusa in occasione della Giornata mondiale degli Oceani (leggi qui) con cambiamento climatico che colpito alcuni dei più importanti ecosistemi marini con conseguenze su pesca e turismo e sul consumo di pesce, elemento essenziale della dieta mediterranea.

“Gli effetti climatici del surriscaldamento e le importazioni di prodotto straniero – spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – insieme alla mancanza di una semplificazione burocratica, stanno mettendo a rischio il futuro di un intero comparto. Tutto questo ha ricadute anche sulla salute dei cittadini, perché favorisce i prodotti ittici provenienti dall’estero, a scapito del pesce Made in Italy, che è sottoposto ad una serie di controlli e offre dunque maggiori garanzie”.

I cambiamenti climatici hanno inciso mutando la disponibilità di pescato. Sono apparse nuove specie non comuni nel Mediterraneo e stanno diventando rare specie fino a ieri comuni nei nostri mari. La Regione Lazio ha recentemente stanziato oltre 400mila euro per un nuovo bando Feamp destinato alla “Protezione e ripristino della biodiversità, degli ecosistemi marini e dei regimi di compensazione nell’ambito di attività di pesca sostenibili”.

“Una misura strategica – aggiunge Granieri – che da un lato rappresenta un supporto economico per il settore fortemente in crisi e dall’altro tutela le biodiversità di cui il Lazio è ricco. No n possiamo permetterci di mettere a rischio i nostri tesori agroalimentari”.

Tra questi le anguille del Lago di Bolsena, dove ancora oggi i pescatori utilizzano le barche da pesca a forma triangolare di origine etrusca lunghe sei metri. La “Calamita” del Lago di Fondi o il “Coregone “dei laghi di Bolsena e di Bracciano, in quest’ultimo è presente anche il lattarino. E poi ancora le telline del litorale romano da Passoscuro ad Anzio e la trota reatina della specie Iridea e Fario, sia a carne bianca che salmonata, presente soprattutto nei laghi del Salto e Turano, dove acquisisce questa caratteristica alimentandosi di gamberetti di fiume. Tra il patrimonio agroalimentare del Lazio anche le alici marinate pescate nel mar Tirreno sulla costa laziale da San Felice a Minturno e naturalmente le alici sotto sale del Golfo di Gaeta.

Un settore messo pesantemente in crisi dal Covid-19, che con la chiusura dei ristoranti imposta più volte da inizio pandemia per contenere i contagi, ha subito un crollo di oltre il 30% degli acquisti di pesce. Tutto questo ha ridotto il numero di pescherecci a livello nazionale a 12 mila unità.

“Un crack da 500 milioni di euro – conclude Granieri – tra produzione invenduta, crollo dei prezzi e chiusura dei ristoranti. I pescatori non si sono mai fermati e hanno continuato ad uscire in mare per assicurare le forniture di pesce fresco ai consumatori, nonostante i costi ingenti non coperti dalle entrate. E hanno dovuto fare i conti anche con la drastica riduzione dell’attività di pesca, imposta dalle normative europee e nazionali, che ha peggiorato le loro difficoltà economiche”.
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