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Giornata Mondiale contro il lavoro minorile 2021: perché si celebra il 12 giugno

Nel mondo ci sono 152 milioni di vittime del lavoro minorile, bambini e bambine privati dell’infanzia alla quale hanno diritto

Quella del lavoro e lo sfruttamento minorile è, purtroppo, ancora oggi una triste realtà: nel mondo ci sono circa 152 milioni di vittime del lavoro minorile. Bambini e bambine che si vedono sottrarre l’infanzia alla quale hanno diritto, allontanati dalla scuola e dallo studio, privati della protezione di cui hanno bisogno e dell’opportunità di costruire il proprio futuro e inseguire i propri sogni. La Gionata Mondiale contro il lavoro minorile viene celebrata il 12 giugno di ogni anno proprio per chiedere un rinnovato impegno per eliminare le peggiori forme di sfruttamento economico dei minori.

La Giornata è stata istituita nel 2002 dall’ Ilo (International Labour Organization) per porre l’attenzione sulla grande diffusione del lavoro minorile. L’Ilo ha rilevato, ad esempio, che in Madagascar vi sono bambini coinvolti nella fabbricazione di mattoni e in altre mansioni pericolose e, dunque, sono tra quelli che devono essere protetti. Ma questo non accade solo in Madagascar: ci sono bambini impiegati nelle miniere in Cambogia, nelle piantagioni di tè nello Zimbabwe o che fabbricano bracciali di vetro in India. Senza dimenticare gli 8mila bambini che vivono come mendicanti nella città di Dakar, in Senegal.

L’altra faccia di questa tragica realtà,  ancora più macabra, è lo sfruttamento sessuale di minori: coinvolge un milione di bambini ogni anno.

Secondo Save the Children, più di 7 bambini su 10 vengono impiegati in agricoltura, mentre il restante 29% lavora nel settore dei servizi (17%) o nell’industria, miniere comprese (12%). Sono ancora troppi bambini nel mondo che, invece di andare a scuola e vivere la loro infanzia, sono costretti a lavorare in condizioni difficilissime, e ad essere sottoposti a sforzi fisici insopportabili per la loro età: gli orari di lavoro sono  massacranti, anche di 12-14 ore al giorno e sono gravissimi i rischi per la loro salute, sia fisica che mentale.

Durante la pandemia di Covid-19, la perdita di giorni di scuola ha esposto bambine, bambini e adolescenti al rischio di sfruttamento del lavoro minorile, matrimoni precoci e gravidanze. Difatti, a causa della pandemia i minori dei paesi più poveri hanno perso il 66% in più di giorni di scuola rispetto ai coetanei che vivono nei paesi più ricchi. Una condizione che peggiora per le bambine e le ragazze che nei paesi più poveri hanno perso, in media, il 22% in più di giorni d’istruzione rispetto a bambini e ragazzi.

“Come in tutte le crisi, i bambini sono le principali vittime della pandemia – ha dichiarato Inger Ashing, Ceo di Save the Children International – e la nostra analisi dimostra che quando si tratta di chiusure scolastiche, più il paese è povero, maggiore è l’impatto. Purtroppo, le bambine e le ragazze hanno maggiori probabilità rispetto ai coetanei maschi di perdere la scuola in modo sproporzionato, poiché troppo spesso le ragazze lasciano la scuola a causa di matrimoni precoci, gravidanze o lavoro”.

In tanti Paesi Save the Children lavora ogni giorno per proteggere i minori da tutto questo, collaborando con le istituzioni, gli attori locali, le comunità e offrendo supporto alle loro famiglie, affinché ad ogni bambino venga garantita l’opportunità di studiare e crescere in modo sano.

L’Unicef, invece, aderisce alle iniziative promosse dal Coordinamento sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza e ospita e promuove incontri periodici dei ragazzi lavoratori riuniti nel movimento NAT’s, ninos y adolecentes trabajadores. I principali interlocutori per comprendere questo fenomeno sono proprio gli stessi bambini lavoratori. L’obiettivo di Unicef, infatti, è dare voce a queste vittime consentendo di capire meglio il fenomeno, e migliorare gli interventi a favore dei bambini.

Sfruttamento minorile in Italia

Lo sfruttamento minorile esiste anche in Italia e c’è ancora molto da fare per mettere fine a questo fenomeno. Secondo Save the Children, sarebbe fondamentale istituire una raccolta dati, sistematica e puntuale, che permetta di avere un quadro preciso. E’, inoltre, necessario l’intervento delle istituzioni affinché si possa contrastare la povertà minorile e la dispersione scolastica, i principali fattori strettamente collegati al lavoro minorile. La dispersione scolastica in Italia è diventata un campanello d’allarme, perché negli ultimi anni sta continuando a crescere.

Se si guardano poi i dati e le segnalazioni che arrivano  alla Direzione Centrale della Vigilanza dell’Ispettorato del Lavoro, dal 2013 fino al primo semestre 2018 ci sono stati 1.437 casi di violazioni penali accertati della normativa contro il lavoro minorile. In pratica bambini sotto i 16 anni di età che lavorano.

Contrastare e debellare queste forme di sfruttamento è un dovere di ogni Stato. Tutti i bambini hanno il diritto di essere liberi e di vivere un’infanzia serena, per poi diventare degli adulti pronti a lavorare in sicurezza.
(Il Faro online)