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Sparatoria ad Ardea, dall’allarme al blitz: i dettagli dell’operazione dei Carabinieri fotogallery

La telefonata è arrivata alle 10.50, il blitz in casa del killer è avvenuto alle 15.30. Gli inquirenti indagano su come l'arma sia finita in possesso dell'omicida

Ardea – Nuovi dettagli emergono dall’indagine nata dopo la strage avvenuta ad Ardea nella mattinata di domenica 13 giugno. Dalla Procura di Velletri e dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Roma, che stanno seguendo il caso, fanno sapere infatti che l’allarme è scattato intorno alle 10:50:  alla Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Anzio sono infatti giunte numerose telefonate da parte di alcuni residenti di “Colle Romito” che segnalavano tre persone raggiunte da colpi d’arma da fuoco esplosi in strada (leggi qui).

Parlando con i testimoni, i militari hanno capito che a sparare era stato un giovane di 35 anni. Subito una delle pattuglie intervenute ha raggiunto l’abitazione del killer, dove lo stesso era stato visto rientrare dopo la sparatoria.  Mentre alcuni militari dell’Arma si occupavano di prestare i primi soccorsi ai feriti, mettendo in sicurezza l’area della sparatoria, altri Carabinieri hanno circondato l’abitazione in cui si era rifugiato il malfattore. All’esterno della casa è poi giunto il  personale specializzato dell’Arma dei Carabinieri per un’eventuale negoziazione e irruzione presso l’abitazione in cui si era barricato il soggetto (leggi qui).

Contemporaneamente, le forze dell’ordine informavano il Sostituto Procuratore di turno della Procura della Repubblica di Velletri, il dottor Vincenzo Antonio Bufano, giunto anch’egli sul posto. Alle 15.30 il blitz: il personale specializzato del Gruppo Intervento Speciale dell’Arma dei Carabinieri, elitrasportato immediatamente sul posto, previa autorizzazione del P.M., ha fatto irruzione all’interno dell’abitazione del killer, trovandolo senza vita nella camera da letto.

Ai piedi del corpo è stata rinvenuta una Beretta 81 cal. 7,65, la stessa utilizzata poco prima per uccidere le tre vittime. Secondo gli inquirenti, non è emerso alcun contatto tra l’omicida e le sue vittime né alcun rapporto di conoscenza tra gli stessi (leggi qui).

Sul conto dell’omicida, Andrea Pignani, classe 1986, risulta solo una lite familiare, verificatasi con la madre l’11 maggio 2020, che ha reso necessario l’intervento di una pattuglia di Carabinieri presso la loro abitazione di viale Colle Romito. In seguito era stato accompagnato da un’ambulanza al Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia, dove giungeva volontariamente nel pomeriggio stesso per “stato di agitazione psicomotoria” con codice azzurro, venendo sottoposto a consulenza psichiatrica, a seguito della quale veniva dimesso la mattina successiva con diagnosi di “stato di agitazione – paziente urgente differibile che necessita di trattamento non immediato. Si affida al padre”.

Dagli accertamenti eseguiti non risultano ulteriori denunce o segnalazioni a suo carico né che l’omicida fosse in cura per patologie di carattere psichiatrico né tantomeno che fosse in possesso di certificazione medica rilasciata da strutture sanitarie. Le attività di indagine svolte dai Carabinieri di Frascati e di Anzio, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Velletri, proseguono, anche al fine di verificare eventuali responsabilità in ordine all’illecita detenzione dell’arma da sparo, per la quale non risulta sporta alcuna denuncia.

Dalla Asl Roma 6, intanto, precisano: “La Asl Roma 6 vuole essere vicina alle famiglie coinvolte nella drammatica vicenda di Ardea e per questo ha attivato un intervento di supporto psicologico con i servizi dedicati. Si precisa inoltre che Pignani non è mai stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio presso le nostre strutture aziendali e non era in carico ai servizio territoriali di salute mentale”.

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