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Strage di Ardea, gli ultimi momenti di Daniel e David stretti a papà Domenico fotogallery

Il racconto dei vicini su quanto avvenuto ieri mattina a Colle Romito

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Ardea – E’ il giorno della disperazione, ma anche delle domande. Quattro persone morte, tra le quali due bambini, è un bilancio assurdo che lascia sgomenta la comunità di Colle Romito ad Ardea, ma anche l’Italia intera (leggi qui).

Si cercano ragioni a una strage che non sembra averne.

Il dubbio di molti è che questa tragedia potesse essere evitata. Che si tratti di una tragedia annunciata… che l’ingegnere 35enne con problemi psicologici, mai e poi mai avrebbe dovuto avere nella sua disponibilità una pistola: una Beretta 7.65. L’arma del padre morto a novembre, da cui ieri il 35enne ha esploso almeno 5 colpi ieri. E su questo punto gli investigatori dovranno valutare le responsabilità.

“Ho sentito una lite – ha detto un vicino a Sky tg24 – e poi gli spari e le urla dei ragazzini”.

Spari che hanno interrotto la quiete di un quartiere “nel quale siamo sempre vissuti sereni. Mai  – dice un altro residente – avremmo immaginato una cosa del genere”.

Eppure l’ingegnere ha sparato una, due, tre, quattro volte.

La prima contro un passante che portava una cariola, ma per fortuna non lo ha colpito e poi contro un anziano in bici, morto sul colpo, che dalle prime indagini, sembra abbia voluto fare scudo ai due fratellini, Daniel e David. Gli altri due colpi sono stati diretti proprio contro quei due bambini che stavano facendo un giro in bici a 30 metri da casa poco prima di pranzo.

Una sequenza di accadimenti tanto assurda quanto cruenta che si è consumata nella frazione di pochi attimi davanti agli occhi di altri ragazzini che hanno iniziato a urlare e scappare. Tutti i residenti si sono barricati in casa. La paura ha vinto su tutto.

Solo papà Domenico è corso sul posto per stringere l’ultima volta a sé i suoi bambini Daniel e David, mentre lanciava urla disperate: “Salvate i miei figli vi prego”.

Il piccolo di 5 anni David è morto poco dopo e purtroppo anche Daniel, 10 anni, non ce l’ha fatta. Una famiglia dilaniata in una manciata di secondi. Sogni di un futuro infranti in una maledetta domenica di giugno su un prato di Colle Romito.

“Bravi bambini – dicono i vicini -. Rispettosi ed educati”. Bambini con tanti sogni e aspettative, come è giusto che sia a 10 e 5 anni. E Daniel perseguiva con successo un sogno nel cassetto: diventare un portiere della serie A. Un’aspettativa che sembrava destinata diventare una realtà visto che il piccolo campione doveva entrare nei giovanissimi della Lazio.

Tutto è finito alle 11 di ieri, 13 giugno, in via Corona Boreale ad Ardea.

Ora è il momento dei perché… dei si poteva evitare… dei bisognava intervenire.

I carabinieri cercano la verità e vanno avanti con le indagini, ma su quel selciato si sono spente tre vite: di un anziano con l’unico desiderio di salvaguardare quei due ragazzini e di questi ultimi che su quel maledetto selciato hanno visto spegnersi speranze, illusioni, fantasie per una vita che avevano da poco iniziato a vivere…

Ora la parola passa agli accertamenti tecnici. L’autopsia sui quattro corpi, le indagini su quella pistola che in molti credevano essere una scacciacani e che il 35enne pare avesse già usato in passato esplodendo colpi in aria. Quella stessa arma con la quale l’ingegnere dopo aver colpito a morte i due bambini e l’anziano si è suicidato.

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