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Gabbie negli allevamenti, Animal Equality scende di nuovo in strada

Le proteste rivolte a Gros per dire stop all'uso delle gabbie negli allevamenti non si fermano

Animali – Animal Equality Italia è di nuovo tornato in azione a Roma per chiedere al Gruppo Gros di pubblicare un impegno concreto ad abbandonare completamente l’approvvigionamento e la vendita di uova provenienti da allevamenti di galline in gabbia e da sistemi combinati.

La campagna di Animal Equality, iniziata mercoledì 5 maggio e proseguita a partire da sabato 8 maggio con azioni di protesta in strada, prosegue. L’obiettivo è incoraggiare il Gruppo Gros a rendere pubblico il proprio impegno a non vendere né utilizzare uova provenienti da allevamenti di galline in gabbia e da sistemi combinati. Questa volta le proteste si sono svolte giovedì 10 e venerdì 11 giugno davanti alla sede legale di Gruppo Gros in via di Tor Tre Teste 224 a Roma e il 13 giugno a Piazza dell’Esquilino.

Numerose aziende italiane hanno deciso di dire basta alla gabbie per le galline ovaiole, ma un grande gruppo della grande distribuzione come Gruppo Gros – che conta 12 insegne (Ipertriscount, Ipercarni, Pewex Supermercati, Dem Supermercati, Sacoph, Pim Supermercati, Cts Supermercati, M.A. Supermercati, Il Castoro, Top Supermercati, Supermercati Effepiù, Idromarket) e oltre 150 punti vendita a Roma e provincia – non ha ancora preso ufficialmente le distanze da questo tipo di allevamento crudele ed obsoleto, ormai rifiutato dalla maggioranza dei consumatori.

La richiesta che Animal Equality rivolge all’azienda romana, la quale ha pubblicato sui propri social un post in cui dichiara di non vendere uova provenienti da allevamenti di galline in gabbia, è quella di assumere pubblicamente un impegno concreto e tangibile. “Chiediamo al Gruppo Gros di dimostrare completa trasparenza attraverso la pubblicazione di un impegno concreto. Solo in questo modo, potrà davvero cambiare la vita di migliaia di galline e dimostrare di avere a cuore l’opinione dei suoi consumatori» dichiara Ombretta Alessandrini, del team campagne di Animal Equality Italia.

Mentre la petizione ha superato le 10 mila firme, e proteste continueranno anche nelle prossime settimane per sensibilizzare e incoraggiare l’azienda a ridurre drasticamente la sofferenza di migliaia di individui.
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