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Vaccino anti-Covid Johnson & Johnson: in Italia “restrizioni per gli under 60”

Il sottosegretario alla Salute: "Leggendo bene il parere del Cts, io, se fossi uno dei medici vaccinatori, avendo a disposizione altri vaccini, non farei né AstraZeneca né J&J ai più giovani"

Roma – Non solo AstraZeneca, le restrizioni per gli under 60 valgono anche per il vaccino Johnson & Johnson. A chiarirlo è il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ai microfoni della trasmissione ‘L’imprenditore e gli altri’ su Cusano Italia Tv.

“I vaccini a vettore virale – ha spiegato Sileri -, soprattutto AstraZeneca, nelle fasce d’età più giovani hanno mostrato dei limiti che sono legati a una complicanza che, sebbene rarissima, esiste soprattutto nei soggetti più giovani di sesso femminile. Una complicanza che, pur rimanendo molto rara, è venuta crescendo quando si è utilizzato” il vaccino AZ “nelle persone più giovani. Può accadere anche con la seconda dose, nonostante il rischio sia ancora più basso, circa un caso su 600mila. Se tu hai altri vaccini disponibili che non hanno questa complicanza e la circolazione del virus è molto più bassa, cerchi di fare delle restrizioni, che valgono per AstraZeneca e anche per J&J”, ha chiarito.

“Leggendo bene il parere del Cts – ha aggiunto il sottosegretario M5S e medico – io, se fossi uno dei medici vaccinatori, avendo a disposizione altri vaccini, non farei né AstraZeneca né J&J ai più giovani. Abbiamo un numero di dosi di Pfizer e Moderna tale da riuscire a coprire tutta la popolazione”, ha assicurato.

“Non esistono dei trial clinici con numerosità ampia di persone che hanno fatto lo switch”, ma di studi “ne esistono diversi” e “non c’è stato alcun problema. Solo il trial nel Regno Unito ha mostrato alcune complicanze lievi, come dolore nel sito di inoculo o febbre, ma è molto molto sicuro e i dati mostrano che vi è una risposta immunitaria anche maggiore”, ha poi spiegato sul mix di vaccini anti-Covid.

“Alcuni Paesi lo stanno già facendo”, ha ricordato. “Ma sarebbe accaduto comunque tra qualche mese – ha precisato – perché è verosimile che dovremo fare una terza dose che andrà a coprire le varianti peggiori che nel frattempo si sono sviluppate. La tempistica la scopriremo in itinere. L’ipotesi è che ogni anno dovremo fare un richiamo, ma ancora non lo sappiamo con certezza”. (fonte Adnkronos)