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La bellezza storica, archeologica e paesaggistica di san Giorgio Morgeto

Nell'area, oltre chiese e panorami mozzafiato, archeologia orientale, biblica, egiziana, classica, cristiana, precolombiana e medievale

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San Giorgio Morgeto è un paesino della Calabria Meridionale, arroccato su un cucuzzolo di 950 mt sul livello del mare e, che domina tutta la Piana di Goia Tauro, la cui sua storia ha dir poco che dell’incredibile. Territorio di 35 Kmq, prevalentemente montuoso, e confina con il comune di Polistena. Questo articolo lo vorrei impostare su determinati avvenimenti fondamentali, che rivedono concretamente il carattere: storico, religioso e architettonico, che con il passare del tempo e dei secoli si sono materializzarti, dalla sua fondazione fino a oggi.

Come primo argomento di discussione, è rivolto in modo particolare all’antica Italia, denominata dagli storici “Magna Grecia”, la quale, si rifulse luminosa e piena di vita, quando, la Grecia intorno al 620 a. C. installò le nuove colonie in Calabria, con l’intenzione di espandere i propri domini, conquistare nuove terre, e costruirci città grandi e ben organizzate, come ad esempio: Locri Epizzefiri, Sibari, Capo Colonna, Stilo, Riace ecc. ecc., prima che fosse distrutta e martoriata dalle incursioni nemiche provenienti dalla Penisola dell’Anatolia, che avvennero nel susseguirsi del corso del tempo.

San Giorgio Morgeto si plasmò e si urbanizzò da un discendente appartenente alla razza degli Enotri, di cui il suo nome era Morgete1, suo padre era il potente feudatario Re Italo, che nel susseguirsi dei tempi fu colui che diede il nome alla nostra amata Patria, l’Italia. La loro fede era di origine pagana, adoravano gli dèi della natura e le jovisse, delle giovani fanciulle che venivano invocate vicino a una fonte d’acqua, sia in caso di infertilità nelle donne che desideravano dei figli sia per altri problemi di vita quotidiana. Grazie a San Paolo di Tarso, l’Apostolo delle Genti, che durante i suoi viaggi apostolici per diffondere il verbo di Dio, sbarcò nel porto di Reggio Calabria, i regnanti e gli abitanti di Morgete si convertirono al cristianesimo, abbandonando per sempre l’antica fede pagana.

Il secondo punto è dedicato con gioia, con Fede e con profonda devozione al nostro Santo Patrono, il Cavaliere Giorgio del regno della Cappadocia, che secondo alcune fonti, come ad esempio la Biblioteca Sanctorum ed altri scritti medievali, non è un personaggio leggendario o inventato, ma è realmente esistito durante il III e IV secolo d. C. Nacque nel 275 circa, Cappadocia in Turchia, battezzato cristiano da sua madre di nascosto da suo padre che professava un’altra fede di origini pagane. In gioventù, essendosi professato fedele seguace di Cristo, subì il martirio per ordine dell’Imperatore Diocleziano nel IV secolo, il 23 aprile 303 nella Città di Lydda in Palestina, riscuotendo così tanta venerazione da tutti gli abitanti di Morgete, quando, il Santo Giorgio della Cappadocia, con grande destrezza e abilità da vero combattente, liberò in modo fulmineo la nostra “Patria” dagli attacchi dell’esercito saraceno, ristabilendo la pace e la tolleranza in tutto il territorio.

Infatti, la sua festa cade ogni anno il 23 Aprile, giorno dei suoi natali, viene celebrata una solenne celebrazione Eucaristica con annessa processione della miracolosa statua per i borghi dell’antico paese medievale. È raffigurato secondo l’iconografia cattolica e ortodossa, come un cavaliere a cavallo e in piedi, che uccide con la sua lancia il drago, simbolo del male e della tirannia del demonio, portando le anime alla conversione, al pentimento e alla vera ed autentica Fede in Cristo, morto e risorto per i nostri peccati.

Innanzitutto, dobbiamo riconoscere che il paese ha una grande storia misteriosa dietro le nostre spalle, il suo fondatore, con grande maestria ha reso abitabile questa zona collinosa, lasciando ai posteri una delle testimonianze più importanti ed imponenti, come per esempio: la Città Castello che nella sommità della collina domina come una sentinella sempre attenta e vigilante su tutta la valle circostante, le chiese, il Convento dei Domenicani, i palazzi baronali, e tant’altro. Tutti questi elementi che abbiamo citato vanno studiati e analizzati in tutti i loro minimi dettagli, perché, accrescono una cultura impastata nello stile della vita del medioevo.

Proviamo ad immaginare ad un coraggioso Re che con i suoi vassalli e cavalieri, intraprendevano lunghe e complicate battaglie contro i regni confinati, per avere assicurato il potere di dominazione di tutta la valle sottostante, edificando questo meraviglioso complesso storico, che pian piano si cominciava ad aprire verso la socializzazione e la via del commercio, importando ed esportando, materie prime e manufatti. Le fonti a cui mi sono ispirato per la realizzazione di questa monografia, sono delle trattazioni di alcuni scrittori del secolo scorso come: Domenico Valensise, Domenico Cangemi, la Famiglia Amendolia, Padre Fiore ed altri ancora, che furono pubblicati tra il 1882 e il 1886.

San Giorgio Morgeto è famosissimo per via delle sue strade strette. Tra queste ricordiamo il passetto del Re, un vicolo largo solo 40 cm che fungeva da via di fuga dal Castello per il Re Morgete in caso di attacco alla sua fortezza.

Il terzo punto molto importante e fondamentale, riguarda l’Archeologia, lo studio scientifico delle civiltà antiche attraverso le tracce delle rispettive culture (spec. di monumenti e prodotti artistici): orientale, biblica, egiziana, classica, cristiana, precolombiana e medievale. In epoca passata due studiosi mentre effettuavano rilevazioni stratigrafiche con annessi scavi archeologici nei siti dell’antica Città di Altano, Sede Apostolica del Papa Sant’Eusebio, nella Città Castello e in altri siti del territorio topografico del Comune di San Giorgio Morgeto, hanno portato alla luce dei sarcofagi funerari nell’antica Zona di Metauro, che sono stati datati all’epoca di Re Morgete, vale a dire, nel 2349 a. C.

Nell’insieme dei reperti archeologici vi era inserito tutto un corredo funerario, composto: uno scrigno pieno di monete d’oro, accompagnato da antiche anfore per il vino, l’olio e l’acqua, e vasi presumibilmente di età arcaica, con datazione al 1900 a. C.

La culla vera e propria di questa civiltà antica è l’Artigianato locale, che tutt’oggi copre un vastissimo spazio molto importante nella cultura popolare e nello stesso tempo storica di San Giorgio Morgeto. Infatti, esistono due antiche fabbriche per la produzione di profumo agli aromi di bergamotto: la Famiglia Locopo e la Famiglia Carpentieri, che le portano avanti da antiche generazioni. Bisogna aggiungere che da tutt’Italia, Europa e altri paesi del mondo, gruppi di turisti vengono a soggiornare e visitare il nostro paese, comprando come souvenir questi profumi dall’essenza delicata e speciale, ricavati da formule chimiche riportate da antichi manoscritti, che furono adoperati in passato dai Padri Basiliani.

Insieme alla produzione di profumi, abbiamo tuttora funzionante l’antico stabilimento della Famiglia Mammoliti Aldo per la produzione di cesti, canestri e panarelli, che sono intrecciati con molta abilità con fuscelli di giovani castagni da diversi decenni, importando il suo prodotto per tutta l’Italia e all’estero. Durante le feste patronali e in altre circostanze festose, organizza delle bellissime mostre ad esposizione, che servono a dare un tocco di classe sublime ed originale al suo faticoso lavoro. Le ceste appena terminate vengono immerse in speciali vasche contenenti delle sostanze aromatiche al profumo di bergamotto. Chiunque acquista questo speciale prodotto, attribuisce quel fascino speciale che si tramanda da tante generazioni, sull’artigianato di San Giorgio Morgeto. Dopo il mastro cestaio, abbiamo i Maestri falegnami, che realizzano opere artigianali in vero legno, sia in stile antico che moderno, che danno un tocco di eleganza e di raffinatezza al nostro paese.

Un altro degli aspetti fondamentali che non dobbiamo tralasciare di quest’antico Borgo Medievale che da una certa attrazione sia fisica sia spirituale, è la natura incontaminata che lo circonda, ancor oggi pieno di vita e di un fascino spettacolare, che da bambino e da adolescente esploravo con i miei compagni d’avventura. La descrizione che fu data da alcuni scrittori è affascinante, essi la classificano nelle loro opere storiche letterarie, una delle sette meraviglie del mondo, per la sua intatta bellezza.

Fu l’ispirazione del teologo Tommaso Campanella, ospite nel Convento dei PP. Domenicani, dove in codesto silenzioso eremo, sviluppò la sua grande opera letteraria: “La Città del Sole”, che in tempi dove dominava la Santa Inquisizione, Santa Romana Chiesa, diede all’autore la scomunica a divinis, per aver scritto e propagato eresie.

Conclusivo tassello di questo articolo è la descrizione storica – architettonica del più famoso Convento dei PP. Domenicani, che sta ubicato in Via Morgeto, di fronte casa mia, dove abitavo con i miei defunti genitori: mia nonna Giacomina e mia mamma Carmela a cui devo tutto ciò che sono. Fu edificato nell’Anno 1444 per volontà del Signore di San Giorgio Morgeto, il Principe Ereditario Gian Battista Caracciolo, la quale, al termine della costruzione della Chiesa della SS. Annunziata, che è collocata all’interno del complesso architettonico del paese, fu donata con immenso amore ai Padri dell’Ordine Domenicano. Il Padre fondatore del suddetto ordine religioso fu San Domenico Guzman, predicatore. Nato nel 1170 a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia (Spagna), si distinse fin da giovane per carità e povertà.

Convinto che bisognasse riportare il clero a quella austerità di vita che era alla base dell’eresia degli Albigesi e dei Valdesi, fondò a Tolosa l’Ordine dei Frati Predicatori che, nato sulla Regola agostiniana, divenne nella sostanza qualcosa di totalmente nuovo, basato sulla predicazione itinerante, la mendicità (per la prima volta legata ad un ordine clericale), una serie di osservanze di tipo monastico e lo studio approfondito. San Domenico si distinse per rettitudine, spirito di sacrificio e zelo apostolico.

Le Costituzioni dell’Ordine dei Frati Predicatori attestano la chiarezza di pensiero, lo spirito costruttivo ed equilibrato e il senso pratico che si rispecchiano nel suo Ordine, uno dei più importanti della Chiesa. Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221 muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il Fondatore, non l’aveva. Gregorio IX, a lui legato da una profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234. Ora la cappella della navata centrale dell’Altare Maggiore è ben decorata con varie opere marmoree e pittoriche, che dopo un lungo ed attento restauro da parte della Sovrintendenza dell’Antichità della Calabria, viene utilizzata per le varie celebrazioni di ordine liturgico – pastorale.

In conclusione, la cultura fa tradizione e spettacolo, che porterà San Giorgio Morgeto su una prospettiva migliore, principalmente nel campo della socializzazione, del turismo, dal punto di vista storio, religioso e archeologico. Ma per arrivare a questa agognata meta bisogna che tutti noi, Sindaco e Amministrazione Comunale compresa, ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo sul serio, cercando di incamminarci verso un futuro migliore, pieno di gioia e tanto entusiasmo che non guasta mai.

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