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Ardea, “Ti faccio un c…. così”: giornalista minacciata durante la veglia a Colle Romito

Le forze dell'ordine presenti sul posto sono intervenute a supporto della giornalista per garantire la libertà di informazione

Ardea – Ancora una volta una giornalista è stata minacciata e intimidita mentre faceva il proprio lavoro. Quella che doveva essere una serata all’insegna del ricordo e della memoria per le vittime della sparatoria di Colle Romito si è trasformata in un momento di paura e rabbia per una giornalista de Il Faro online. Attimi che da ora saranno raccontati in prima persona, perché la giornalista ero io.

Nella serata di ieri i cittadini hanno organizzato una Santa Messa e una fiaccolata in memoria di David, Daniel e Salvatore, uccisi a sangue freddo in un parchetto nel consorzio di Colle Romito. Centinaia le persone che si sono riunite in preghiera nella pineta centrale per poi dirigersi con le candele in mano verso il luogo della strage (leggi qui).

Diversi i giornalisti presenti che scattavano foto e video alla massa. Io ero con il mio telefono in diretta sulla pagina Facebook de Il Faro Online, a fare il mio lavoro esattamente come i miei colleghi.

Nel bel mezzo della veglia, a pochi passi dalla sparatoria, una donna da dietro mi viene incontro e con una “pacca” sulla spalla mi dice: “Ma tu hai chiesto a me il permesso per fare queste riprese?”. In barba al distanziamento di un metro la signora si avvicina ancora di più fino ad arrivare a pochi centimetri dal mio volto: “Se hai ripreso mio figlio ti porto in Tribunale”.

In quel momento ero sola, giovane, unica giornalista donna: un bersaglio facile. Spaesata e arrabbiata non ho avuto neanche il tempo di rispondere a tono alla donna e a nulla è valso il tentativo di spiegare con gentilezza il mio ruolo e la natura delle riprese. “Ah è una diretta? Allora sono proprio curiosa, ora vado a vedere e se c’è mio figlio ti faccio un c** così. Ti tolgo tutto, sono ca*** tuoi, stai attenta”.

“Sono i rischi del mestiere”, viene spesso detto in questi casi ai giornalisti… Può darsi, ma non significa che debba essere accettato in silenzio. Ventiquattro anni, all’inizio della mia carriera e da cittadina di Ardea non voglio accettare di essere un “soggetto debole” agli occhi di un’altra donna che ieri sera ha deciso di aggredire me e – sottolineo – di stare in silenzio con i giornalisti uomini e adulti che erano a pochi passi da lei e facevano riprese – esattamente come me – a 150 persone (e forse anche a suo figlio).

Va detto che la manifestazione era pubblica, per strada, le riprese generiche, di scenario, nessun primo piano. Una linea di rispetto che da sempre al Faro online è “la linea” da seguire in ogni caso di cronaca. Prima le persone, poi la notizia. Che però va raccontata: è il nostro mestiere.

Fortunatamente, le forze dell’ordine presenti sul posto, che ringrazio, vista la mia agitazione, si sono avvicinate per supportarmi, chiedendomi anche di indicare la donna che ormai era già sparita nella folla. Nulla mi ferma dal pensare che se avessi provato a reagire di più la situazione sarebbe potuta peggiorare fino ad arrivare alle mani, vista l’irruenza della signora.

Le minacce e le intimidazioni subite, sotto gli sguardi dei passanti infastiditi e nel silenzio di tutti, sono la prova che ad Ardea c’è ancora troppa ignoranza sulla figura del giornalista.

La diretta Facebook è stata interrotta subito e non è più andata avanti; per la mia sicurezza personale si è deciso di non proseguire con le riprese. Ieri, a Colle Romito, la libertà di stampa ha fatto un passo indietro. C’è ancora tanto da fare…

Aggressioni ai giornalisti e sindrome dello sceriffo. Adesso basta

 

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