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Civitavecchia, spaccio di droga e minacce di morte ad un pusher… disobbediente: due arresti

La misura è stata adottata al termine di una prolungata e articolata attività di indagine, sorta sul finire del 2020, a seguito di un sequestro di droga

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Civitavecchia – Nella giornata di ieri, martedì 22 giugno, gli agenti del Commissariato di Civitavecchia, diretto da Paolo Guiso, hanno eseguito una misura cautelare in carcere, emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari di Civitavecchia, su proposta dalla locale Procura della Repubblica, a carico di due soggetti locali.

Spaccio continuato di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish ed estorsione i reati contestati ai due arrestati. La misura è stata adottata al termine di una prolungata e articolata attività di indagine, sorta sul finire del 2020, a seguito di un sequestro di droga effettuato dagli uomini del commissariato nel corso dell’attività ordinaria di controllo del territorio.

Le indagini sviluppate dagli agenti della squadra di Polizia Giudiziaria del commissariato hanno permesso di accertare l’esistenza di un fiorente giro di spaccio di droga tra Civitavecchia e Allumiere. I due arrestati hanno dimostrato di essere veri e propri professionisti del settore potendo contare su un vasto giro di “clienti” e di stabili canali di rifornimento di ogni tipo di droga in particolare hashish e cocaina.

Rilevanti i quantitativi di droga sequestrati nel corso dell’indagine, pari a circa 200 grammi di cocaina e circa 4 chili di hashish per un valore complessivo al dettaglio di oltre 100mila euro. I due indagati hanno dimostrato anche una certa efferatezza nel loro agire e notevoli capacità criminale minacciando coloro che non sottostavano alle loro direttive.

Nel corso delle indagini gli investigatori hanno chiaramente documentato un episodio di estorsione commesso dai due malavitosi nei confronti di un loro pusher reo, a loro dire, di aver sottratto loro circa 200 grammi di cocaina. Le minacce di morte erano state così pressanti che la “vittima”, per il forte timore di ritorsione ai danni suoi e dei suoi familiari, aveva versato ai due indagati la somma di 16mila euro in contanti.

In considerazione della gravità dei fatti loro contestati e del pericolo concreto di reiterazione di tali condotte criminose, la Procura della Repubblica ha richiesto come unica misura cautelare adeguata al caso quella del carcere che veniva accolta dal Gip di Civitavecchia ed eseguita nella giornata di ieri dagli agenti del commissariato.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.
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