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Tirrito: “Mafia pontina e rom, la collaborazione di Giustizia ancora una volta strumento essenziale”

La Portavoce del Cogi: "E' fondamentale per capire i meccanismi interni all'organizzazione criminale. Ancor più se di stampo mafioso o di sangue"

“Lo strumento della collaborazione con la Giustizia è ancora uno degli elementi essenziali per scardinare le organizzazioni malavitose. E l’esempio della zona pontina ne è l’ultima riprova”. A parlare è Maricetta Tirrito, portavoce del Co.g.i. (Comitato collaboratori di Giustizia), all’indomani della notizia del pentimento di un capo di una delle famiglie criminali di origine nomade che insistono nell’area di Latina e provincia, Ferdinando Ciarelli, detto Furt (leggi qui).

“La collaborazione, – spiega Tirrito – che non va chiamato in maniera impropria pentimento, è utile a patto che lo Stato sia in grado di proteggere chi collabora, verificare le dichiarazioni rese per non farle diventare un ulteriore strumento per colpire clan avversari. Al netto di queste accortezze, però, la collaborazione è fondamentale per capire i meccanismi interni all’organizzazione criminale. Ancor più se di stampo mafioso oppure, come nel caso dei rom, di sangue.

Le collaborazioni in zona pontina, nate circa 5 anni fa, hanno già consentito all’Antimafia di certificare la presenza della mafia di origine nomade a Latina, e di muoversi su binari più chiari. Ora la collaborazione con la Giustizia si pone ad un livello più alto, e sarà fondamentale non solo per capire le dinamiche territoriali, ma il sistema che è replicato in ogni comunità criminale nomade”.

“Un risultato – conclude Tirrito – arrivato grazie non solo agli sforzi investigativi ma anche, e soprattutto, alla capacità di inquirenti e magistratura di aprire convincenti brecce nel muro impermeabile delle parentele”.
(Il Faro online)