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Da Rivera a Totti, fino ad Insigne: i grandi numeri 10 della Nazionale di calcio

I loro gol di fantasia e di speciale tecnica di gioco hanno fatto la storia. Il numero 10 un esempio e un simbolo

Il gol di Insigne ha incantato. Quei tiri a girare verso la porta avversaria e insaccati sotto al sette fanno bene agli amanti della bellezza di un calcio, che spesso non si vede più. La tecnicità degli schemi e il gioco veloce hanno adombrato le meraviglie in area di rigore o nei pressi di essa, che un tempo hanno reso leggendari i campioni della Nazionale italiana. Ma ci sono ancora. Perché il talento del pallone italiano non finisce.

Ha mostrato una giocata straordinaria Lorenzo Insigne venerdì sera. Il suo secondo gol con il Belgio è arrivato al 44’ del primo tempo, quando non lo si aspettava. Lo ha deciso direttamente il numero 10 dell’Italia. Un numero messo sulla schiena questo, pieno di storia e importanza: “Ho visto che potevo tirare e l’ho fatto”. Lo ha detto ai microfoni di Raisport, a margine della partita (leggi qui). Fa parte del mistero del talento anche questo. Quella vocina interiore, la fiamma accesa del talento personale, che guidava Leonardo Da Vinci nell’arte medievale e che ha ispirato Albert Einsten nella scienza della teoria della relatività. Si esagera? Ogni uomo ha il suo campo di gioco, il suo settore in cui diventare protagonista della storia e anche lo sport ce l’ha.

Se l’atletica possiede il perentorio salto triplo di Fabrizio Donato, con cui quest’ultimo ha vinto  il bronzo a Londra 2012 e se la ginnastica artistica per  sempre avrà negli occhi lo speciale ‘Movimento Cassina’ con cui Igor Cassina vinse l’oro ad Atene 2004, il calcio ha il suo. E sempre con il numero 10 sulla schiena. Il fantasista, il fuoriclasse che risolve la partita e che da la propria impronta a quel gol, a quel dribbling e a quel tiro verso la rete, quando tutto sembra perso. Non era persa la partita per l’Italia, dopo il primo gol messo a segno da Barella, ma la rete insaccata da Insigne ha tolto grandi problemi a Mancini e staff e compagni per la qualifica alla prossima semifinale degli Europei di calcio. Come lui, altri prima di Insigne hanno fatto la storia con le loro ‘bellissime giocate in campo’. I famosi numero 10 che per sempre saranno nella storia del calcio italiano.

L’ultima meraviglia l’ha dipinta Insigne a Monaco, ma prima di lui lo faceva Roberto Baggio. Non solo a Italia ’90 quando partì solo da centrocampo e smarcò tutta la difesa della Cecoslovacchia (di allora), siglando una delle reti più belle nella storia dei Mondiali di calcio, ma anche a Usa ’94. Il Divin Codino, come ampiamente documento nel film della sua vita, portò l’Italia in finale negli Stati Uniti, arrivando poi seconda dietro al Brasile.

Anche Francesco Totti, altro grande numero 10 azzurro, ha ispirato serie televisive e documentari di una vita  nel calcio ha scritto la storia del pallone. Il rigore siglato con l’Australia ai Mondiali di Germania nel 2006, quello del dentro o fuori, ha fatto la leggenda di Totti e poi quella di una Nazionale di Lippi che vinse il titolo mondiale a Berlino. Ma non solo. Gianni Rivera uno dei primi grandissimi numero 10 della Nazionale. Dopo la seconda guerra mondiale rinasceva l’Italia e Rivera contribuì a far tornare la vita anche nel calcio. Un calcio di fantasia e di tecnica sopraffina. L’abatino, così chiamato da Gianni Brera, fu uno dei protagonisti di Italia Germania 4 a 3. La partita del secolo. Ha compiuto 50 anni lo scorso anno. In Cile ai Mondiali del 1970, l’Italia vinse ai supplementari una semifinale difficilissima. Poi Alessandro Del Piero, dell’era del dopo Baggio in Nazionale. Campione del mondo in Germania, mise a segno uno dei gol su rigore che consegnarono all’Italia la Coppa del Mondo. Non ebbe una storia rosea con la Nazionale Alex, come nella Juventus dei cicli vincenti, ma fece del suo, siglando reti importanti e bellissime.

Precursore degli altri numero 10 della Nazionale azzurra è stato sicuramente Giuseppe Meazza. Non c’erano i numeri di maglio sulla schiena negli anni ’30 e ’40, ma il tipo di gioco espresso in campo e i gol siglati riportano Meazza al numero della leggenda. Fece 33 gol in azzurro in un dopoguerra di rinascita anche per il calcio e fu campione del mondo nell’Italia di Vittorio Pozzo.  Adesso c’è Insigne ad aver un pesante e preziosissimo numero sulla schiena. Ha segnato con esso al Belgio e in quel tiro lanciato verso la porta probabilmente, c’erano tutti gli altri gol siglati da chi prima di lui ha scritto la storia della Nazionale con il 10 da mostrare con estremo orgoglio. Un numero, un talento, una storia. Un successo nel  tempo  da conservare in bacheca in trofei, medaglie e coppe.

C’è uno spazio vuoto nel Museo del Centro Tecnico Coverciano e tra un mese potrebbe esserci il  trofeo  del 2021, la Coppa Europea. La strada è ancora lunga, ma Insigne gioca e fa  meraviglie, insieme ai  suoi compagni di Nazionale. Intanto i tifosi sognano e i bambini indossano quel numero sulla schiena, come sempre nella storia è accaduto. Emulazione, esempio e gioia del calcio. Una gioia veder segnare Insigne in quel modo meraviglioso. Dritto in porta a girare, nella fantasia di un piede messo in appoggio e di un corpo che si è piegato, come fecero gli altri prima di lui, che ancora il tempo ricorda. Totti, Del Piero, Baggio e Rivera.. nel vento voci, boati di uno stadio, meraviglie calcistiche e ricordi. L’attualità certa è Insigne, l’ultimo numero 10 dei grandi fuoriclasse azzurri, in  ordine di tempo.

(foto@Vivo_Azzurro Twitter)

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