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I cinghiali di Castelporziano all’asta: parte la diffida al Segretario generale della Repubblica

Le associazioni Lac, Vas e Ctda hanno diffidato il Segretariato generale della presidenza della Repubblica chiedendo l'annullamento dell'asta pubblica

Roma – Il Quirinale ha messo in vendita all’asta i cinghiali della Tenuta Presidenziale di Castelporziano per contenere la fauna selvatica “a scopo di riequilibrio ambientale”, come si legge nella nota pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (clicca qui).  Un provvedimento che è stato considerato “in contrasto con le norme previste per la tutela e la gestione della fauna selvatica” da parte delle associazioni Comitato Tutela Diritti Animali, Lega per l’abolizione della Caccia, sezione Lazio e Frosinone e Verdi Ambiente e Società, che hanno diffidato il Segretariato generale della presidenza della Repubblica chiedendo l’annullamento dell’asta pubblica.

Gli animali oggetto dell’asta appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato, pertanto, lo Stato, deve assicurare il rispetto della normativa nazionale”, scrivono le Associazioni nella lettera di diffida inviata alla Presidenza della Repubblica e al Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica.

(Clicca qui per leggere la lettera di diffida)

“ln merito alla Tenuta di Castelporziano – si legge nella lettera – non risulta eseguito alcun censimento atto a comprendere, determinare e giustificare il prelievo (il riferimento ad anni precedente non è rilevante a stabilire il numero degli esemplari ad oggi presenti e oggetto di abbattimento), non risulta alcun contenimento della crescita in numero degli ungulati con metodi di sterilizzazione che nemmeno vengono presi in considerazione, nonostante siano presenti progetti in tal senso che risolverebbero definitivamente il problema dell’allarme di una crescita del numero di animali, non risultano quantificati eventuali danni né indennizzi e, infine, non risulta che sia presente il parere obbligatorio dell’lspra, richiesto obbligatoriamente, ai sensi dell’art’ L9 della Legge 152/92″.

“Da una figura istituzione di così tale pregio – proseguono le Associazioni nella diffida – ed esempio di alta moralità, si attende che venga annullato il provvedimento di indizione di asta pubblica e gestita la fauna selvatica in ottemperanza alle disposizioni della legge nazionale che si richiede di rispettare. Ci si aspetta un passo in più e che gli animali che risultino effettivamente in esubero vengano sterilizzati e non abbattuti“.

(Il Faro online)