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“Sentiero di Moravia” chiuso al pubblico: all’ombra del Circeo esplode la polemica

Il fortino: “Il sindaco Gervasi emetta una ordinanza sindacale, per la riapertura e ripristino del sentiero di discesa al mare, in forza dell’articolo 54 dell’attuale Tuel"

Sabaudia – “Inutile commemorare la presenza di Moravia a Sabaudia se poi si elimina il segno tangibile della sua presenza nella città, ovvero “il sentiero di Moravia”.”

Inizia così la polemica dell’associazione “Il fortino” che torna a parlare di uno dei temi “caldi” per la città, ovvero, la chiusura al pubblico, da parte di un privato, di quel famoso sentiero. Chiusura, su cui, dopo circa 1 anno, gli enti competenti in materia non si sono ancora espressi. Chiusura che, dopo 60 anni di accesso al pubblico, è una sconfitta, secondo l’associazione, per Sabaudia, che ne ricava soltanto disagi e problemi.

La petizione per far riaprire il sentiero di Moravia

Ma se gli enti competenti in materia hanno scelto la via del silenzio, la polemica de “Il fortino” trae forza dalla reazione della cittadinanza che, all’inizio dell’anno, è riuscita a raccogliere, con una petizione online, oltre 1500 firme con la volontà di far riaprire al pubblico il sentiero di Moravia.

“Ci rivolgiamo – si legge nella petizione – agli Enti in indirizzo chiedendo il tempestivo intervento in relazione allo storico accesso al mare denominato: “Da Moravia”, ubicato sulla Strada Lungomare di Sabaudia, e parte della proprietà a suo tempo identificata come civico 156 (già appartenuto ad Alberto Moravia).

Tale accesso alla spiaggia pubblica, realizzato intorno al 1960 come parte della proprietà privata dello scrittore Alberto Moravia, è stato da subito da questo aperto ai cittadini e reso accessibile al pubblico transito… Fino al 2020, quando, i nuovi proprietari lo hanno chiuso al pubblico, impedendo il passaggio alla spiaggia.”

E ancora: “Dopo che per oltre 60 anni la sua apertura ai cittadini ne ha di fatto sancito l’uso pubblico, come testimonia anche la prossimità di una fermata del bus locale del Comune di Sabaudia e di San Felice Circeo, la sua chiusura nega ora tale stato, trasformando un accesso aperto al pubblico in un passaggio esclusivo ed un privilegio riservato alle sole ville locali.

Il sentiero “da Moravia” – si legge nella petizione -, oltre a garantire l’accesso a tutti alla pubblica spiaggia, è stato inoltre da sempre privilegiato dai cittadini anziani, che hanno potuto percorrerlo grazie alla presenza di gradini estesi a tutto il sentiero, unici presenti tra tutti i locali accessi. Tale caratteristica ha anche più volte agevolato il passaggio verso l’arenile dei servizi di pronto soccorso con barella e attrezzatura medica, rispetto ad altri accessi pubblici presenti sul lungomare dotati invece di pedane di legno (spesso danneggiate) limitate solamente a parte delle dune (con conseguente arrivo alla spiaggia più lento e difficoltoso).”

Non solo. Nella petizione sottolineano: “E’ stata inoltre rimossa, da circa due anni, la piazzola di sosta dei mezzi di soccorso (autoambulanze) di fronte al suddetto accesso; questa circostanza non fa che rendere più difficoltosa l’azione dei mezzi di soccorso in periodo di alta stagione, quando tutti i parcheggi sono pieni.”

I firmatari, quindi, spiegano che, con tale chiusura si nega, quindi, a tutti i cittadini: il passaggio, quale accesso diretto, agevole e facilmente percorribile che collega un luogo pubblico (la strada) ad un altro luogo pubblico (l’arenile) parte integrante del Parco Nazionale del Circeo.

E ancora: si nega al servizio di Pronto soccorso e alle pubbliche autorità un accesso alla spiaggia diretto e agevole, per le operazioni di pronto soccorso e di pubblica sicurezza.

Il tutto, sebbene la sentenza della Cassazione n. 24390/2017, precisa con il codice della strada [punto 2] che “non si può chiudere con cancelli che impediscono la libera circolazione e l’accesso al pubblico verso beni del demanio marittimo, anche se la strada ha natura privata. (Sempre la Cassazione indica che il Sindaco potrebbe addirittura dichiarare la strada di accesso al mare – specie quando si tratta dell’unico sbocco – come “strada di uso pubblico”. In caso di recinzioni o divieti nei confronti degli estranei, la stessa sentenza prevede una sanzione amministrativa nei confronti del proprietario).

La petizione, quindi, si conclude chiedendo al sindaco di Sabaudia, al Presidente della Regione Lazio e al Parco Nazionale del Circeo di intervenire celermente, “affinché, con i mezzi ritenuti più idonei, venga riattivato il suddetto sentiero al mare, ripristinandone l’uso pubblico nell’interesse del bene comune e della Città di Sabaudia, nonché degli altri fruitori, prevenendo inoltre il possibile insorgere di situazioni critiche dovute all´impossibilità di accesso ai mezzi di soccorso per un esteso tratto di spiaggia libera. Chiediamo inoltre che, a tutela dei cittadini, venga ripristinata la piazzola dedicata alla sosta dei mezzi di emergenza posizionata di fronte al suddetto accesso.

La spiaggia libera – si legge infine nella petizione – ed il paesaggio del Parco sono un bene di tutti e non un privilegio di pochi!”

Il fortino: “Il Sindaco emetta un’ordinanza per la riapertura del sentiero”

Nel tornare a parlare del tema, l’associazione “Il fortino” che spiega quali sono e saranno le conseguenze per il Comune se non si dovesse riuscire a ripristinare l’uso originale (quindi, pubblico) del sentiero: “Come più volte spiegato la perdita di fruibilità del Mare di Sabaudia causerà un danno anche all’economia generale della città. Certe voci si spargono velocemente. Senza contare – sottolineano – la pessima pubblicità che si avrà dalla petizione a livello nazionale. Oltre 1600 cittadini hanno firmati la petizione a livello nazionale.”

Ma allora che fare? Per l’associazione la “palla” ora è del Primo cittadino che “potrebbe emettere una ordinanza sindacale, per la riapertura e ripristino del sentiero di discesa al mare, in forza dell’articolo 54 dell’attuale Tuel, che consente al Sindaco di poter operare una remissione nel possesso a favore della collettività tramite apposita ordinanza.

Così come stabilito da numerose sentenze del TAR – sottolinea l’associazione – non è necessario che vi sia un provvedimento amministrativo precedente alla chiusura della strada privata che la qualifichi ad uso pubblico. Appare sufficiente che vi sia una servitù di uso pubblico di fatto, vale a dire che da tempo immemorabile una moltitudine indeterminata di cittadini abbia utilizzato il passaggio pedonale (come nel caso della discesa Da Moravia). È del tutto irrilevante, dunque, che il condominio risulti – dagli atti dei pubblici registri – il titolare della via e che provveda alla sua manutenzione a proprie spese.”

E ancora: “Per l’esercizio di tale potere è necessario secondo la giurisprudenza che ricorrano quindi i seguenti elementi atti a qualificare una strada privata, quale strada privata ad uso pubblico: il passaggio sia esercitato da tempo immemorabile; intrinseca idoneità del bene a garantire un interesse pubblico; l’uso avvenga ad opera di una collettività indeterminata di persone per soddisfare un interesse pubblico generale.”

Insomma, il sindaco Gervasi avrebbe dalla sua tutti i presupposti legali, secondo l’associazione, per intervenire concretamente e rendere di nuovo fruibile un bene che, da oltre mezzo secolo, appartiene alla collettività e che, proprio perché ad uso pubblico, da lustro alla città stessa… Resta ora da vedere cosa scegliere di rispondere il Primo cittadino a quest’accorato appello…

In foto: Alberto Moravia

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