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Canottaggio, alle Olimpiadi il quattro senza maschile vola in finale

Vicino, Lodo, Castaldo e Rosetti tagliano secondi il traguardo in batteria. Gli azzurri: “Ottima gara, adesso cuore per l’oro”

Tokyo – Gara entusiasmante per il quattro senza azzurro che vola in finale dopo aver superato la Polonia e piazzatosi alle spalle della Gran Bretagna. Stupenda gara di Matteo Castaldo, Bruno Rosetti, Matteo Lodo e Giuseppe Vicino sempre al top. Straordinari e super potenti.

1.Gran Bretagna (Oliver Cook, Matthew Rossiter, Rory Gibbs, Sholto Carnegie) 5.55.36, 2.Italia (Matteo Castaldo, Bruno Rosetti, Matteo Lodo, Giuseppe Vicino) 5.57.67, 3. Polonia (Mateusz Wilangowski, Mikolaj Burda, Marcin Brzezinski, Michal Szpakowski) 6.03.38, 4. Svizzera (Paul Jacquot, Markus Kessler, Joel Schuerch, Andrin Gulich) 6.04.09, 5. Canada (Jakub Buczek, Luke Gadsdon, Gavin Stone, William Chothers) 6.05.47.

Le dichiarazioni dei protagonisti (canottaggio.org)

Matteo Lodo: “Ci serviva questa gara per rompere il ghiaccio e anche perché eravamo in gara con avversari che non incontravamo da tempo, a parte la Polonia affrontata durante la Coppa del Mondo di Sabaudia. Per quanto riguarda la gara, la prima parte è stata un po’ sotto tono, ma poi la barca ha iniziato a salire di colpi e ad essere più veloce e questo ci ha permesso di mantenere una certa velocità. Nella seconda parte di gara, delineate le posizioni e sicuri del passaggio, abbiamo chiuso senza eccedere molto. Ora abbiamo tre giorni per riposare, analizzare e anche migliorare. Per quanto riguarda gli avversari penso che le migliori barche siano quelle dell’Australia e della Gran Bretagna, quest’ultima ha vinto anche l’Europeo e per questo li ritengo due grandi equipaggi, ma noi non siamo da meno e qui a Tokyo non siamo venuti per fare da osservatori: vogliamo provare ad essere protagonisti”.

Matteo Castaldo: “E’ stata una buona gara, in assoluto la terza insieme e, quindi, ci stiamo conoscendo anche fra noi. Oggi abbiamo rotto il ghiaccio ed era importate entrare in finale, un obiettivo raggiunto e voluto palata su palata. In questi tre giorni che ci separano dalla finale abbiamo il tempo per limare qualcosa per dare il nostro cento per cento. Per quanto riguarda la gara, i primi 500 metri sono stato sferzati dal vento laterale che ci ha infastidito oltremodo senza però compromettere la nostra tenuta di gara. Sono convinto, per come siamo fatti, che riusciremo a limare ancora qualcosa in vista della finale che oggi, come primo obiettivo, abbiamo raggiunto”.

Bruno Rosetti: “Voglio dire subito che questa Olimpiade la sto affrontando come una Coppa del Mondo per cui non sento la pressione dell’evento in quanto qui sul campo di regata ci conosciamo tutti molto bene. In gioco c’è comunque molto e quindi noi dobbiamo dare l’undici per cento in più degli altri per non sbagliare. Personalmente ho raggiunto il mio primo step che mi ero prefisso di agguantare cinque anni fa, quando ho iniziato nuovamente a remare, e cioè raggiungete una finale olimpica: la finale è mia! Essere al Villaggio Olimpico è, invece, un’esperienza di cui fai fatica a rendertene conto poiché è li che senti di essere ad un’Olimpiade con tutto il mondo presente e con tutte le bandiere e tutti gli atleti che stanno coronando il loro sogno. Personalmente sono molto contento di quest’esperienza per la quale vale la pena aver trascorso quattro inverni intensi e duri. Esperienza impagabile”.

Giuseppe Vicino: “Il passaggio dal due senza al quattro senza non é stato facile perché questa barca ha velocità diverse e più alte. E’ tutto più veloce: bisogna analizzare più in fretta cosa ci sta accadendo intorno, capire gli avversari come si stanno comportando e mettere in campo la strategia migliore e valida in quel preciso momenti di gara, ma tutto in frazioni di secondo. Oggi abbiamo rotto il ghiaccio, e questa è la cosa più difficile da fare in un’Olimpiade. Ogni volta è sempre tutto nuovo, ma non bisogna mai pensare al peggio perché gli avversari non ti lasciano molto spazio di manovra. Noi dobbiamo aggredire meglio la parte centrale per non lasciarli andare via, ma per ora va bene così. Ora analizzeremo il percorso per migliorare dove è necessario specialmente nella parte iniziale in maniera da stare più vicini più agli avversari quando si arriva nella parte centrale. Il resto è rush finale ed è tutto cuore”.

(ph Canottaggio.org)

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