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Canottaggio, il 4 senza festeggia il bronzo olimpico: “Medaglia voluta a tutti i costi”

Di Costanzo: “Cambiato equipaggio all’ultimo momento, sono un predestinato”. Dopo Rio 2016 si replica al successo

Tokyo – La medaglia di bronzo è arrivata probabilmente prima della gara. Non si sono scomposti gli azzurri del canottaggio. La notizia ha raggelato l’ambiente, Bruno Rosetti positivo al Covid e purtroppo con rinuncia alla gara della vita. E’ stato immediatamente convocato Marco Di Costanzo, impegnato ufficialmente nel due senza con Giuseppe Abagnale, che ha dovuto cambiare programmi all’ultimo momento. Si sono stretti tutti insieme i ragazzi del 4 senza, uniti ancora una volta nell’amicizia e con il cuore al Villaggio Olimpico, rivolto al compagno costretto a guardare da lontano, meritiero di aver portato la barca fino a lì.

Ha alzato subito la voce Giuseppe Vicino: “Andiamo a prenderci la medaglia!”. L’Italia chiama, la storia pure e anche un po’ di giustizia nei confronti di chi non sapeva poi di dover restare a casa. Francesco Cattaneo, il commissario tecnico azzurro ha riassemblato un team  vincente, dopo aver spostato nel tempo e per tante gare, lo stesso Di Costanzo nel  due senza, che a Rio 2016 era salito sul terzo gradino del podio. Quest’ultimo aveva vinto il titolo mondiale con Vicino, Lodo e Castaldo quando il ‘grande quattro senza’ cominciava a vincere nel mondo del canottaggio. Nessun problema allora. Gli azzurri  sono scesi in acqua di regata come se fossero da sempre stati l’uno accanto all’altro: “Ero eccitato all’idea di dover salire in barca con questi ragazzi straordinari. Sono un predestinato”. Marco Di Costanzo lo racconta ai margini della conquista del podio a cinque cerchi.

Replica il quattro senza  allora il successo di Rio 2016, quando con Vicino, Lodo e Castaldo c’era Domenico Montrone. Oggi Di Costanzo è rientrato nell’equipaggio, facendo spazio in bacheca lasciato vuoto probabilmente per la medaglia che pensava di vincere con il suo compagno di squadra nel  due  senza Giuseppe Abagnale, affiancato ora da Vincenzo Abbagnale. Un gioco di cognomi vincenti. Lodo e Castaldo, felici della vittoria, con rimando a Parigi 2024 per salire di due gradini più su, pensano alla gara e a come l’Italia ha saputo reagire alle difficoltà tecniche: “Abbiamo saputo andare avanti fino al traguardo”.

Arriva dal canottaggio un’altra preziosa medaglia a Tokyo, un alloro atteso per un grande equipaggio leggendario: “Un bronzo straordinario”. Ne sono convinti i quattro azzurri del quattro senza maschile.

Le dichiarazioni dei protagonisti (canottaggio.org)

Giuseppe Vicino (Capovoga – Fiamme Gialle): “Stavo scendendo per fare colazione, ero l’ultimo del gruppo, e noto subito fermento. Non faccio in tempo ad avvicinarmi che vengo subito bloccato da Nicola Pucci, il dottore, che mi dice di non muovermi. Il primo pensiero è stato subito di avere il Covid, poi subito dopo mi viene riferita la positività di Bruno, e la notizia comunque non era delle migliori. È calato il gelo, poi in un freddo mutismo ho iniziato a concentrarmi su cosa sarebbe successo da quel momento in poi, nell’incertezza più totale. Il primo pensiero è andato a Bruno, ma poi ho resettato subito al momento in cui ho saputo che in barca con noi sarebbe montato Marco. Da quel momento, per me è stato come se Marco fosse stato in barca con noi sin dall’inizio, e subito gli ho detto che dovevamo andare a prenderci la medaglia. Lo abbiamo fatto, e poteva andare meglio così come però poteva andare anche peggio. Abbiamo vinto contro il Covid, e non solo, visti gli attimi finali della gara. Il campo era difficile da gestire, soffiava un forte vento laterale a favore e dall’inizio mi sono concentrato come non mai a guardare solo le boe per non avere problemi di direzione. Gli ultimi 200 metri poi sono stati stupendi ed è arrivato questo bronzo comunque straordinario per il nostro percorso. Un ringraziamento va alle Fiamme Gialle, la mia società, e al CRV Italia dove sono nato agonisticamente”.

Matteo Lodo (numero due – Fiamme Gialle): “Per come era iniziata la giornata, questa medaglia ha un buon sapore, ma c’è comunque dell’amaro. Non so se poteva diventare d’oro, ma sicuramente era d’argento, se non ci fosse stata quella invasione da parte della Gran Bretagna, dalla quale ci siamo salvati per miracolo. Non so cosa gli sia successo, tra noi atleti c’è sempre molto rispetto, ma è difficile pensare che, trovandosi in difficoltà, non abbiano giocato sporco, perché non ho mai visto un quattro senza a questi livelli invadere una corsia vicina in tre colpi. Per questo dico che probabilmente questo bronzo è un argento perso. Abbiamo fatto il massimo, dato tutto ciò che si è verificato prima e durante la gara, ma forse meritavamo di meglio, e gli 84 centesimi che ci separano dall’oro sono lì a testimoniarlo. È comunque un grande risultato, che per me non era scontato. Adesso possiamo dirlo, ho sofferto di problemi alla schiena alla fine del raduno, sono rimasto 10 giorni bloccato e ho ripreso a uscire in barca qui a Tokyo. Ho passato brutti momenti, temevo di non farcela, e devo ringraziare il Coni, la Federazione e le Fiamme Gialle per aver fatto di tutto per farmi riprendere fisicamente, oltre alla mia fidanzata – cui dedico questa medaglia – la mia famiglia e i miei amici, che in quei giorni mi sono stati molto vicini. Mi sono rimesso in piedi e sono arrivato qui. Non è arrivato l’oro? Vero, ma non è finita qui, Parigi 2024 dopotutto dista appena tre anni, quindi ci sarà modo di rifarsi. Poi staremo a vedere cosa succederà”.

Marco Di Costanzo (numero tre – Fiamme Oro): “Dopo questa medaglia, un abbraccio va a Bruno, e un altro ancora più grande va a Giovanni. Probabilmente ho qualche santo in paradiso, sono un predestinato, si vede che dovevo avere questa occasione. È stata una mattina di grandi emozioni. Mi ha svegliato una telefonata di Andrea Coppola alle 6 per dirmi di prepararmi ad una finale olimpica. Ho mantenuto la freddezza necessaria, ma ero davvero eccitato all’idea di salire in barca con questi ragazzi straordinari. Venendo alla gara, in partenza non eravamo da subito nelle prime posizioni, ma è stato a metà percorso che ho capito che ce la avremmo fatta. È lì che mi sono sentito di avere la medaglia in tasca, eravamo entrati in un giro troppo veloce, la barca andava e non c’era niente che potesse buttarci giù dal podio, dovevamo solo giocarci il colore della medaglia. Alla fine il colore è quello del bronzo per via della collisione con la Gran Bretagna, ma comunque ora sono contento così. Sento di aver preso il 100% di ciò per il quale ho sudato negli ultimi anni, in Nazionale così come nelle Fiamme Oro che ringrazio per il costante supporto, e per cui ero venuto qui a gareggiare”.

Matteo Castaldo (numero quattro – Fiamme Oro/RYCC Savoia): “C’è un po’ di rammarico, eravamo secondi e potevamo anche andare a prendere l’Australia, poi c’è stata l’invasione degli inglesi ed è stato bravissimo Matteo, con il cui remo hanno avuto contatto, a restare lucido e a far sì che la collisione influisse il meno possibile sulla nostra andatura, ma è stato in quei due colpi che abbiamo perso l’oro e l’argento. A pensare come si erano messe le cose mi ritengo soddisfatto, ma poteva andare meglio. Però ci siamo presi questa medaglia con le palle, ci volevano quelle per arrivare a un tale risultato dopo che tre ore prima tutto era stato stravolto. Questa bellissima medaglia appartiene alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei figli, loro mi hanno permesso di essere qui, e la dedico alle mie due società: le Fiamme Oro e il RYCC Savoia”.

(foto@canottaggio.org)

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