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Tokyo 2020, Tamberi in finale per l’alto: “Voglio godermi la magia”

L’azzurro salta 2,28 a si qualifica per la gara di domenica, all’ora di pranzo italiana

Tokyo – Missione compiuta. Gimbo Tamberi centra l’appuntamento con l’agognata finale olimpica, superando i 2,28 (al secondo tentativo a disposizione) utili per entrare tra i primi dodici. Alla fine, in realtà, sono tredici a superare questa quota e ad approdare alla finale di domenica sera (alle 12:10 italiane, le 19:10 di Tokyo), perché composta la pattuglia, i giudici scelgono di evitare di salire ancora, ammettendo al turno per le medaglie un uomo in più rispetto al previsto. Tamberi, uno che non ama le gare al mattino, getta il cuore oltre l’ostacolo e valica senza errori i 2,17, 2,21 e 2,25.

Con tre centimetri in più, a 2,28, il marchigiano colleziona il primo errore della prova, ma rimedia subito, superando l’asticella al secondo dei tre tentativi a disposizione. E tanto basta per chiudere la partita. Fanno percorso netto solo il qatarino Barshim, il canadese Lovett, e nell’altro gruppo, il russo Akimenko (mentre il bielorusso Nedasekau, uno dei favoriti per il podio, spende tutti e tre i salti per superare i 2,25, e due a quota 2,28).

“L’obiettivo era entrare in finale – dice l’azzurro – ma ammetto che speravo di ottenere in pedana dei riscontri diversi. So di stare molto bene, che posso saltare molto alto, ma purtroppo non sono riuscito ad ottenere quello che mi auguravo. Ora rivedremo i salti, analizzeremo ciò che non è andato bene, e cercheremo di modificare qualcosa in vista della finale”. Non usa mezzi termini, per valutarsi: “In pedana mi sono detto: mamma mia che schifo! Dal primo all’ultimo salto non ho fatto quello che avrei dovuto. Oggi volevo andare in finale e ottenere un salto buono; il secondo obiettivo non è stato raggiunto, anche per l’avvicinamento verso le Olimpiadi, che è stato terribile; non parlo degli ultimi 20 giorni, ma dell’estate che ho vissuto, saltando male praticamente sempre. Ma, ripeto, so di poter saltare molto alto, non voglio nemmeno pensare troppo agli errori, devo solo far bene. Probabilmente quando corro veramente forte, in gara, non riesco a star dietro al salto. Chissà, magari andrà come mi è successo altre volte in passato: basterà un salto ben riuscito per sbloccarmi, come a Portland (ai Mondiali indoor vinti nel 2016)”. L’emozione la provano anche i campioni affermati come Tamberi: “All’ingresso c’era una tenda che nascondeva lo stadio, poi entrando ho ripensato a tutto quel che ho dovuto fare per essere qui…ora sono qui, e voglio godermi questa magia”.

Si ferma praticamente subito Stefano Sottile, che chiude con 2,17 e la rinuncia dopo due errori a 2,21 per un problema muscolare alla gamba di stacco. Dunque, domenica sera (all’ora di pranzo italiana) Tamberi affronterà la gara più attesa della sua vita, come lui stesso l’ha definita alla vigilia. E si troverà davanti praticamente tutti gli avversari più forti. (fidal.it)

(foto@Colombo/Fidal)

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