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Da Ostia a Fiumicino, il piccolo viaggio di Irina, clochard “per scelta”

Vive da indigente, rifiuta l'assistenza; i Servizi sociali di Fiumicino si attivano per creare un rapporto.

Fiumicino – E’ tornata all’aiuola del semaforo tra via Trincea delle Frasche e via della Scafa, la donna senza fissa dimora che ieri era stata soccorsa dalla Protezione civile di Fiumicino e dai carabinieri.

La signora, che si chiama Irina, sembrerebbe aver rifiutato il trasporto in ospedale, dopo le prime cure dei sanitari. Una storia di abbandono e di miseria, senza soluzione? A prima vista verrebbe voglia di rispondere di sì.

Allo sguardo di un osservatore distratto, infatti, o semplicemente male informato, la donna, che nei mesi scorsi si trovava ad Ostia, nei pressi dell’Unicredit e che ora è ritornata all’area verde del semaforo, dove ha trascoroso in condizioni di estrema necessità le ultime due settimane, sembra essere stata abbandonata al proprio destino.

Ma in realtà non è così. A raccontarci la sua situazione e lo stato delle cose è Armando Fortini, presidente della Commissione Politiche sociali, contattato dalla nostra redazione.

”Gli assistenti sociali del Comune di Fiumicino – spiega Fortini – si sono immediatamente attivati per trovare una prima sistemazione a questa signora in difficoltà”.

Ma Irina, che parla un discreto italiano e che conosce anche l’inglese, si è rifiutata di spostarsi dal luogo in cui si trova, dicendo che si trova lì per lavoro.

“Nel caso di un rifiuto dell’assistenza da parte dei servizi sociali, le strade percorribili sono due: un’azione “di forza” con il trasporto della donna in un luogo più idoneo, o un approccio rispettoso della persona, che proceda per piccoli passi successivi arrivando a conquistare la fiducia della signora fino a persuaderla a spostarsi in una struttura protetta”.

Ed è stata questa seconda opportunità la via scelta dai Servizi sociali per portare aiuto a questa persona in difficoltà. Ieri il primo approccio, con l’offerta di generi di prima necessità; stamattina un secondo passaggio, questa sera un terzo. Piccoli step successivi che servono a conquistare la fiducia della persona, a farle raccontare la propria storia in modo da capire pienamente quali siano le sue esigenze e come si possa intervenire al meglio.

“Anche se momentaneamente la donna è ancora lì – continua Fortini – è costantemente monitorata dai servizi sociali; non è una persona violenta o aggressiva, solo molto disorientata; siamo convinti che presto riusciremo a trovare per lei un posto più confortevole e sicuro”.

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