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Roma, si spaccia per un poliziotto e ruba cellulare e contanti a due 20enni

Il 23enne, autore di almeno altri 2 furti ed una rapina, è stato fermato dalla Polizia

Roma – Le indagini della Polizia di Stato sono partite da una segnalazione, giunta al NUE, di una rapina perpetrata, nella notte tra venerdì e sabato, ai danni di due 20enni.

La Volante intervenuta, dopo aver ascoltato le dichiarazioni dei giovani, li ha invitati a formalizzare la denuncia all’XI Distretto Esposizione, diretto da Pasquale Fiocco, e ha perlustrato la zona del Laurentino 38, dove era avvenuto il crimine, senza però trovarne l’autore.

I ragazzi hanno raccontato agli investigatori di essere stati avvicinati, mentre erano seduti su una panchina a chiacchierare, da un coetaneo che, dopo essersi qualificato come allievo di polizia figlio di poliziotto, aveva preso il cellulare ad uno di loro, aveva svuotato lo zaino dell’altro e si era fatto consegnare i soldi che avevano in tasca, portandosi via un “bottino” di 42 euro.

Grazie alle dettagliate descrizioni fornite, gli agenti hanno capito che il colpevole era un 23enne romano, autore di almeno altri 2 furti ed una rapina avvenute in zona e durante le quali era stato ripreso da telecamere di videosorveglianza.

Appostatisi nei luoghi frequentati dal rapinatore, i poliziotti lo hanno individuato nel primo pomeriggio, lo hanno sottoposto a fermo e lo hanno portato in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Altra indagine stesso risultato messo a segno dai poliziotti dell’XI Distretto che ieri sera hanno dato esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura presso il Tribunale di Civitavecchia a carico di un 67enne originario di Reggio Calabria.

Per arrivare all’uomo gli agenti hanno pedinato a lungo la compagna fino alla scorsa sera quando dopo aver raggiunto una zona isolata nel comune di Marino si è incontrata con il 67enne.

L’uomo arrestato è stato tradotto nel carcere di Rebibbia dove dovrà scontare la pena detentiva di 4 anni 6 mesi e 15 giorni per il reato di bancarotta fraudolenta.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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