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Da Fiumicino al sogno di un grande palco: chi sono i “DNhAte” con il loro Rock, Metal e Punk… italiano! foto

Dalla musica come un gioco, all'approdo a X Factor sfuggito per un soffio: i DNhAte raccontano la propria storia e le propria passione

Fiumicino – 3 ragazzi, una band, la stessa passione, gli stessi sogni che difendono con le unghie e con i denti: sono i “DNhAte”, 3 giovani di Fiumicino che amano la musica e ne stanno facendo la loro ragione di vita. Con uno stile musicale molto particolare che non si riesce ad etichettare, musica italiana che spazia dal metal, al rock, fino al punk, ibridandosi, Bryan Ragona (24 anni, chitarra e voce), Danilo Trimboli (24 anni, batterista) e Valerio Ziroli (32 anni, chitarra e cori) già incidono le loro canzoni ed hanno suonato in molte serate live, fino ad approdare al famosissimo programma musicale X Factor, sfuggitogli, all’ultimo step, per un soffio…

DNhAte

“DNhAte” è un nome nato da un divertente gioco di parole, un po’ per caso e un po’ per scherzo: “Abbiamo scelto la parola DNA perché è l’unica cosa che ci lega tutti – racconta la band a ilfaroonline.it -. Poi il gioco di parole con “hate” (odio) è venuto da sé. Non tutti ci fanno subito caso, ma ci piace stuzzicare la curiosità e l’ingegno delle persone”.

L’ntervista ai “DNhAte”

Il vostro è un gruppo musicale emergente, ma che suona da molti anni, fatto di giovani che sognano in grande e non hanno mai smesso di farlo, qual è la vostra storia?

“Due di noi (Bryan e Danilo) si conoscono da una vita. Precisamente dai tempi delle scuole elementari. Poi alle medie, quando alla Scuola Porto Romano frequentavamo la sezione musicale, suonando rispettivamente la chitarra e la batteria. Dà lì proviamo a mettere su varie band, ma eravamo piccoli e lo facevamo solo per divertimento. Quando cresciamo, presi dal lavoro e dall’università, con la musica ci fermiamo per circa un anno. Eppure, un giorno, in un pub di Fiumicino, capiamo che possiamo fare buona musica non solo per gioco: Bryan incontra Valerio e chiacchierando di musica e gusti musicali, nasce da qui l’idea di mettere su una vera e propria band. L’intesa musicale e la sintonia di tutto il gruppo si sente da subito: non avevamo mai suonato tutti e tre insieme, ma sembrava ci conoscessimo da sempre. Abbiamo capito che da quel momento in poi dovevamo sognare in grande.

Avevamo, però, bisogno di cercare un bassista. Lo troviamo, continuiamo a suonare e con lui registriamo altre canzoni. E’ qui che arriva la svolta: superiamo i provini di X Factor e ci vogliono nel loro programma televisivo. Purtroppo, il sogno tanto desiderato ci scappa via per un soffio: il nuovo bassista decide di lasciare la band, per intraprendere un’altra carriera con un’altra band. Per partecipare ad X Factor ci avevano selezionato in quattro e non possiamo continuare il percorso.  Noi, però, non ci abbattiamo, non ci siamo fermati e nessuno fermerà la nostra musica. Come non ci siamo fermati nemmeno durante il periodo di stop causato dal Covid: abbiamo continuato a scrivere canzoni e a fare musica.

Le canzoni che suonate sono scritte da voi, a cosa vi ispirate per elaborare i testi?

I brani che suoniamo sono interamente fatti da noi, musica e testo. Portare cover o suonare pezzi di qualcun altro non rientra nella nostra filosofia musicale, a meno che non fossimo costretti, come nel caso di X Factor. In quel caso le rielaboriamo, le riarrangiamo per farle diventare il più possibile nostre.

I nostri testi, tutti in italiano,  li scrive la band, a volte solo opera di uno solo, altre del gruppo, ma per il risultato finale è importante la collaborazione di tutti e tre. La nostra ispirazione viene dal nostro vissuto quotidiano, da situazioni particolari che ci accadono, dalle nostre emozioni, dai nostri sentimenti, viene tutto messo nero su bianco e poi ci mettiamo la musica. Altre volte, invece, avviane il processo contrario: creiamo prima la musica e poi ci scriviamo il testo. Dipende tutto dal momento e da quello che ci inspira. Per noi la musica deve essere generale, deve saper rivolgersi a tutti, trasmettere un messaggio e far immedesimare chi l’ascolta in quello stato d’animo. Ma, allo stesso tempo, è personale perché riguarda la nostra esperienza: nelle canzoni ci mettiamo completamente noi stessi. Per fare degli esempi, abbiamo una canzone che parla dell’ansia,  oppure con la canzone che si intitola “Cani sciolti” rappresentiamo il conflitto che abbiamo con la società, ma della quale non possiamo fare a meno, come in “Fuck Simile”  sempre sul tema del conflitto con il sistema.

Il mondo dello spettacolo è stato duramente colpito dalla pandemia e sappiamo che le esibizioni dal vivo sono ancora ferme o stanno cercando piano piano di ripartire, quali sono i vostri progetti futuri?

L’impossibilità di fare musica dal vivo è stato un duro colpo per noi e per tutto il settore musicale: è quello che ci dà la massima emozione. Una ripartenza c’è, seppur molto lenta, ma non ci diamo per vinti. Nessuno deve farlo. Per ora continuiamo ad incidere le nostre canzoni, poi abbiamo in programma una EP, una demo dei nostri brani, per farli ascoltare e conoscerli al pubblico ed alle case discografiche. X

Siamo ancora alla ricerca di un bassista per ampliare il gruppo e per tornare più carici di prima ad esibirci nei concerti. Abbiamo tante occasioni sotto mano, ci attendono dei provini molto importanti da sostenere e abbiamo tanti altri progetti musicali in mente, come la partecipazione a dei contest musicali. Per la situazione Covid siamo un po’ bloccati, ma siamo alla ricerca di un manager o di un’etichetta discografica che possa guidarci ed accompagnarci nel nostro percorso. L’obiettivo è farci conoscere in Italia, ma puntiamo anche all’estero.

L’aver solo assaporato X Factor non lo consideriamo una sconfitta, ma un punto di partenza: è la speranza che tutto è possibile se ci credi davvero. Prima o poi arriverà la nostra grande occasione. Nel mentre, i sogni che abbiamo nel cassetto sono tanti, ma viverli sulla propria pelle anche solo per un secondo non ha prezzo. Ora è fondamentale che nessun musicista molli la presa: dobbiamo riportare la gente ai concerti, per trasmettergli quell’energia che manca da un po’ e regalargli quel calore e quelle emozioni che solo la musica sa dare.
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