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Prestanome della camorra beccato in un ristorante a Santa Severa

Sull'uomo pende l'accusa di i reati di riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita ed altri reati finanziari

Santa Severa – Nella serata di ieri, durante servizi di contrasto dei reati in genere nei luoghi di frequentazione turistica, personale dei “Falchi” della Sesta Sezione “Contrasto al Crimine diffuso” della Squadra Mobile della Questura di Roma, ha rintracciato presso un ristorante sito nel comune di Santa Severa un uomo ritenuto vicino a clan camorristici operanti nella zona di Napoli Orientale, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della D.D.A. della Procura di Napoli, per i reati di riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita ed altri reati finanziari.

L’uomo avrebbe riciclato e realizzato complesse operazioni finanziarie al fine di ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei proventi derivanti dalla commercializzazione di carburanti tramite alcune società “cartiere”, create ad hoc ed intestate a presta nomi, tutte utilizzate al fine esclusivo di delinquere, come accertato nel corso delle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Napoli e dalla Guardia di Finanza di Castelnuovo di Napoli.

L’uomo, riconosciuto dagli operanti, è stato sottoposto a controllo dei documenti, apparsi immediatamente artefatti e riportanti generalità false; per tale ragione è stato condotto in Ufficio per gli atti di rito.

Dopo essere stato compiutamente foto-segnalato e ricondotto alla sua reale identificazione, l’uomo è stato tratto in arresto per il reato di possesso di documenti falsi validi per l’espatrio e trasportato presso il Tribunale di Civitavecchia per il giudizio direttissimo, all’esito del quale sarà associato presso un istituto di pena in esecuzione dell’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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