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Roma, abusivi e “saltafila” tra il Colosseo e i Fori Imperiali: fioccano le multe

I Carabinieri hanno sanzionato amministrativamente 6 persone con multe per un totale di 23mila euro

Roma – Anche ieri è stata una giornata di intensi controlli dei Carabinieri della Compagnia Roma Centro nelle aree maggiormente frequentate da turisti. Sotto la lente d’ingrandimento dei militari sono nuovamente passate l’area archeologica tra Colosseo e Fori Imperiali e le attività commerciali della zona Castro Pretorio.

Sono costanti i servizi antiabusivismo nelle aree turistiche tra piazza Venezia, via dei Fori Imperiali e Colosseo, dove i Carabinieri del Comando Roma Piazza Venezia hanno sanzionato amministrativamente 6 persone, tutte senza fissa dimora e già note alle forze dell’ordine, con multe per un totale di 23mila euro.

Due di loro – un cittadino del Pakistan e uno del Senegal – sono stati notati mentre esercitavano illegittimamente la promozione turistica e l’intermediazione per la vendita di biglietti di ingresso al Colosseo (preventivamente acquistati online). Altri quattro – due cittadini del Senegal, uno della Mauritania e uno del Bangladesh – sono stati sorpresi mentre tra i numerosi turisti erano dediti al commercio illegale ambulante. Gli irregolari sono stati sanzionati anche per la violazione del divieto di stazionamento, con ordine di allontanamento dall’area del Colosseo per 48 ore (Daspo urbano). I Carabinieri hanno sequestrato 21 volantini, un badge plastificato, una pettorina, 37 braccialetti in cuoio e 10 collane prive di marchi e 6 bottiglie d’acqua ghiacciata.

I Carabinieri della Stazione Roma Macao invece hanno eseguito minuziose verifiche in 12 esercizi commerciali riscontrando violazioni in tre minimarket – in via Volturno, in via Palestro e via Castelfidardo – e in un alimentari-frutteria in corso dei Mille.

I titolari dei negozi, tutti cittadini del Bangladesh, sono stati sanzionati per complessivi 5.532 euro per la mancata indicazione dei prezzi della merce esposta e per l’installazione di insegne pubblicitarie in area riconosciuta patrimonio dell’Unesco.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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