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Tamberi: “L’oro olimpico non sarebbe stato speciale senza il gesso dell’infortunio”

Il campione di Tokyo 2020 di salto in alto tornerà in pedana il 25 agosto. Programma il matrimonio e si gode il successo a cinque cerchi

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Gimbo voleva tentare il 2,40. Era una misura fissa nella sua mente allora e forse è ancora così. A Montecarlo nella calda estate del 2016, c’era anche lui all’Hercules della Diamond League. In forma, felice, carichissimo e dritto verso Rio 2016. Quel salto ultimo, dopo una gara eccezionale in cui era arrivato a saltare 2,39, ha spaccato a metà il cuore, nel momento in cui messo male il piede, è franato sui sogni e anche sul saccone. Caviglia rotta e addio alle Olimpiadi. Il sogno della sua vita, il più grande. E poi da lì in avanti la ragione di ogni allenamento a cui è tornato e ogni operazione chirurgica avuta per recuperare la caviglia. Non era bastata poi il primo intervento nell’autunno del 2016, perché nell’inverno del 2017 è arrivato anche un secondo intervento a rimettere a posto il piede.

La sua forza è sempre stato il sogno olimpico e quel gesso con la scritta ‘Road to Tokyo 2020’ poi corretto, a causa dello slittamento per il Covid, ‘2021’ è stato il simbolo della sua rivincita sportiva. doveva riuscirci Tamberi, doveva saltare verso le Olimpiadi e alle Olimpiadi. E lo ha fatto. Dopo 5 anni di calvario l’atleta azzurro, oggi campione olimpico felice di salto in alto, ha realizzato un desiderio rimettendo a posto i passi del destino e rimescolando le carte della vita: “Quell’oro senza il gesso non sarebbe stato la stessa cosa”. Lo ha detto poco fa Gianmarco in collegamento da casa alla trasmissione Pressing di Rete4.

Ospite sereno oggi, parlando del matrimonio con la sua Chiara che si svolgerà il prossimo anno, con la mente adesso rivolta alle due prossime gare del 25 e del 30 agosto, in cui tornerà in pedana da campione dorato olimpico, ritorna a quei momenti complicati vissuti: “Anni difficili, ho sofferto tantissimo e poi la vittoria a Tokyo ha ripagato tutti i miei sacrifici”. Un messaggio da donare anche all’Italia in rinascita. Lo sport è la metafora della vita e quel salto di Gimbo è andato oltre l’asticella di un destino che si era messo di traverso e tutto dipende dal cuore dell’atleta che non molla mai. Un oro olimpico storico, festeggiato in modo pazzesco ma senza spettatori, la mancanza che Tamberi ha sentito di più allo stadio olimpico di Tokyo e lo sottolinea nell’intervista.

Quel gesso l’aveva messo accanto a lui, nell’ultimo salto fatto a Tokyo, quando ormai il podio si delineava davanti ai suoi increduli occhi. Poi la decisione condivisa con Barshim e la storia scritta. Un titolo olimpico condiviso, ma ugualmente unico per entrambi. Unico, come la storia di Gimbo, iniziata nell’estate del 2016 e  finita, per questo capitolo della sua vita, nell’estate del 2021 alle Olimpiadi vinte.

(foto@Colombo/Fidal)

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