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Moria di pesci nel Tevere, arrivano i risultati dall’Arpa ma il giallo resta

Restano aperte le indagini sulle cause della moria, mentre prosegue il rimpallo di competenze fra Regione e Campidoglio su chi debba ripulire il fiume dalle carcasse

Roma – L’invasione di pesci morti nel Tevere resta un mistero e mentre i dati provvisori dell’Arpa non segnalano “alcuna particolare criticità”, quintali di carcasse continuano a galleggiare nelle acque del fiume a una settimana dalla prima moria.

Nonostante i numerosi episodi e le ipotesi avanzate sulle cause, tra cui l’avvelenamento dovuto agli sversamenti illegali (leggi qui), l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpa), nelle conclusioni provvisorie contenute nella relazione sui primi esiti dei campionamenti effettuati, ha confermato che “le misure effettuate in campo non hanno evidenziato fino al momento particolari criticità”.

Infatti, dai dati emerge che c’è “una normale presenza di ossigeno disciolto e le analisi chimiche e microbiologiche non si discostano in modo significativo dai dati generalmente riscontrati durante le attività di monitoraggio del fiume. In particolare i parametri: ammoniaca non ionizzata, cianuri, e anche il carico di materiale organico appaiono sostanzialmente nella norma”.

“Conclusioni che – precisa l’Arpa – saranno soggette a rivalutazione una volta che il quadro analitico sarà completo” visto che i risultati presentati sono parziali “dal momento che un numero di analisi significative (ad es. pesticidi; valutazioni necroscopiche sulle carcasse di pesce; ecc.) sono ancora in corso”.

“Al fine di una migliore comprensione del fenomeno – prosegue la nota dell’Arpa -, si ritiene utile effettuare un confronto sinottico con i due eventi di moria ittica avvenuti lo scorso anno nello stesso tratto del fiume. I due eventi (30-31 maggio 2020 e 4-5 luglio 2020) sono intervenuti in giorni immediatamente successivi a intensi fenomeni piovosi preceduti da un periodo di relativa siccità. Anche quest’anno la moria ittica è avvenuta a circa 48 ore di distanza da intense piogge cadute dopo un periodo di siccità e di relativa magra in termini di portata del fiume”.

“Pertanto è possibile, in questa fase, ipotizzare un meccanismo simile a quello descritto lo scorso anno: dopo un periodo di siccità, intense ed improvvise precipitazioni possono in breve tempo convogliare nel corpo idrico recettore una notevole quantità di sostanza organica dilavata dai terreni, fossi di scolo e piccoli tributari. La degradazione della sostanza organica convogliata repentinamente e in quantità massicce nel corpo idrico recettore può generare una forte sottrazione dell’ossigeno disciolto nell’acqua, facendone crollare la concentrazione e causando anossia dei pesci. Tale valutazione preliminare dovrà tuttavia essere rivalutata, come già detto, sia alla luce dei risultati delle analisi chimiche ancora in corso (pesticidi; ecc.), che delle evidenze anatomopatologiche e biochimiche ottenute dalle carcasse di pesce”.

Nel frattempo prosegue il rimpallo di competenze fra Regione e Campidoglio su chi debba ripulire il fiume dalle carcasse. A intervenire sulla questione Mauro Alessandri, assessore regionale alla Tutela del territorio, e Massimiliano Valeriani, assessore regionale al Ciclo dei rifiuti, che ribadiscono in una nota la responsabilità del Comune di Roma sullo smaltimento dei pesci morti. “La Regione Lazio ha inviato una nota all’Amministrazione capitolina con cui viene richiesto un intervento urgente per la rimozione e lo smaltimento delle carcasse dei pesci presenti lungo le sponde del fiume nel tratto urbano del Tevere”, si legge nella nota di Alessandri e Valeriani.

“La normativa vigente – proseguono -, infatti , stabilisce (articolo 184, comma 2 del D.L.gs n. 152/2006 e successive modifiche) nel classificare i rifiuti, ricomprende, alla lettera d) ‘i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua’. Quindi è evidente che questo materiale inorganico rientra nella categoria dei rifiuti e la competenza del recupero e dello smaltimento spetta al Comune in cui è stata rinvenuta la moria dei pesci, attraverso l’azienda di gestione dei rifiuti urbani che deve garantire la pulizia e il decoro della città”.

“Per quanto riguarda invece le competenze della Regione, la normativa nazionale assegna la responsabilità per la gestione di aree fluviali e di pertinenze appartenenti al demanio idrico, di polizia idraulica e controllo territoriale, con l’obiettivo di ridurre il rischio idraulico e di garantire la funzionalità del bacino di competenza regionale”.

“Pertanto – concludono Alessandri e Valeriani – il Comune di Roma dovrà intervenire tempestivamente con la rimozione, il trasporto e lo smaltimento delle carcasse dei pesci rinvenute sulle sponde del Tevere per tutelare la salute pubblica e scongiurare situazioni di degrado ambientale”.

L’accumulo delle carcasse preoccupa anche dal punto di vista sanitario: “Ho segnalato attraverso un’interrogazione al Ministero della Salute e al Mite il grave fenomeno della moria di pesci nelle acque del Tevere, che rischia di diventare un problema per la salute oltre che un’incombenza difficile da gestire per i comuni nei quali le carcasse si riversano in mare, come Fiumicino“, si legge in una nota del senatore della Lega William De Vecchis, che annuncia un’interrogazione sul tema.

“Urge risolvere il fenomeno a monte – conclude -, riducendo l’ingente accumulo dei rifiuti organici presso la barriera ‘acchiappa plastica’. Confidiamo presto in una soluzione che tuteli i cittadini e l’ambiente”.

(Il Faro online)