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Il Papa bacchetta i preti: “Dovete ascoltare la gente, non andare di fretta”

Francesco: "Giovani e anziani non hanno bisogno di prediche ma di ascolto. La sordità interiore, quella del cuore, è peggio di quella fisica"

Città del Vaticano – Prestare attenzione alla “sordità interiore”, quella del cuore, “che è peggio di quella fisica” perché si rischia di “diventare impermeabili a tutto e di non dare spazio a chi ha bisogno di ascolto”. All’Angelus Papa Francesco bacchetta i preti cattolici invitandoli a “non andare di fretta”, bensì a fermarsi per ascoltare e dialogare con giovani e anziani “che non hanno tanto bisogno di parole e di prediche, ma di ascolto”.

Il Pontefice, affacciandosi su una piazza San Pietro gremita di fedeli, commenta il brano evangelico di questa domenica (cfr Mc 7,33-34), nel quale si racconta di Gesù che opera la guarigione di una persona sordomuta. “Essere sordomuti è una malattia, ma è anche un simbolo – spiega il Santo Padre -. E questo simbolo ha qualcosa da dire a tutti noi. Di che cosa si tratta? Si tratta della sordità. Quell’uomo non riusciva a parlare perché non poteva sentire. Gesù, infatti, per risanare la causa del suo malessere, gli pone anzitutto le dita negli orecchi, poi alla bocca, ma prima negli orecchi”.

“Tutti abbiamo gli orecchi – ammonisce -, ma tante volte non riusciamo ad ascoltare. Perché? Fratelli e sorelle, c’è infatti una sordità interiore, che oggi possiamo chiedere a Gesù di toccare e risanare. E quella sordità interiore è peggiore di quella fisica, perché è la sordità del cuore. Presi dalla fretta, da mille cose da dire e da fare, non troviamo il tempo per fermarci ad ascoltare chi ci parla”.

Francesco invita dunque a domandarsi: “come va il mio ascolto? Mi lascio toccare dalla vita della gente, so dedicare tempo a chi mi sta vicino per ascoltare?”. E rimarca: “Questo è per tutti noi, ma in modo speciale per i preti. Il sacerdote deve ascoltare la gente, non andare di fretta…, e vedere come può aiutare, ma dopo avere sentito”.

Ma queste domande, sottolinea, sono anche per i laici: “Pensiamo alla vita in famiglia: quante volte si parla senza prima ascoltare, ripetendo i propri ritornelli sempre uguali! Incapaci di ascolto, diciamo sempre le solite cose, o non lasciamo che l’altro finisca di parlare, di esprimersi, e noi lo interrompiamo. La rinascita di un dialogo, spesso, passa non dalle parole, ma dal silenzio, dal non impuntarsi, dal ricominciare con pazienza ad ascoltare l’altro, ascoltare le sue fatiche, quello che porta dentro. La guarigione del cuore comincia dall’ascolto”.

Ascoltare, prosegue il Papa, “risana il cuore”. “‘Ma padre, c’è gente noiosa che dice sempre le stesse cose…’. Ascoltali – il consiglio del Pontefice -. E poi, quando finiranno di parlare, di’ la tua parola, ma ascolta tutto”. E lo stesso, precisa, “vale con il Signore. Facciamo bene a inondarlo di richieste, ma faremmo meglio a porci anzitutto in suo ascolto. Gesù lo chiede”.

“Se noi non ci fermiamo per ascoltare, Gesù passa oltre”, rimarca il Santo Padre, che cita poi Sant’Agostino: “Ho paura del Signore quando passa”. “E la paura era di lasciarlo passare senza ascoltarlo. Ma se dedichiamo tempo al Vangelo, troveremo un segreto per la nostra salute spirituale. Ecco la medicina: ogni giorno un po’ di silenzio e di ascolto, qualche parola inutile in meno e qualche Parola di Dio in più. Sempre con il Vangelo in tasca, che aiuta tanto”.

Dopo la benedizione, il pensiero di Papa Bergoglio va all’Afghanistan e agli sfollati (leggi qui), e all’imminente futuro: “Domenica prossima – ricorda – mi recherò a Budapest per la conclusione del Congresso Eucaristico Internazionale. Il mio pellegrinaggio proseguirà, dopo la Messa, per alcuni giorni in Slovacchia, e si concluderà il mercoledì successivo con la grande celebrazione popolare della Vergine Addolorata, Patrona di quel Paese. Saranno così giorni segnati dall’adorazione e dalla preghiera nel cuore dell’Europa. Mentre saluto affettuosamente coloro che hanno preparato questo Viaggio – e vi ringrazio –, e quanti mi attendono e che io stesso desidero di cuore incontrare, chiedo a tutti di accompagnarmi con la preghiera, e affido le visite che compirò all’intercessione di tanti eroici confessori della fede, i quali testimoniarono in quei luoghi il Vangelo tra ostilità e persecuzioni. Essi aiutino l’Europa a testimoniare anche oggi, non tanto a parole, ma soprattutto con i fatti, con opere di misericordia e di accoglienza, il buon annuncio del Signore che ci ama e ci salva. Grazie!”. Infine, l’immancabile saluto: “A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
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