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L’11 settembre 2001 degli sportivi: il terrore di Cristiano Ronaldo e Ian Thorpe salvo per un pelo

Totti debuttava in Champions la sera dell’attentato alle Torri Gemelle. Federer era a New York per gli Us Open

L’incredibile stava accadendo quell’11 settembre. Immagini indimenticabili, dal punto di vista del terrore e dell’incredulità diffusi. Anche i campioni dello sport hanno vissuto la tragedia. Da vicino o da lontano. Ma comunque con gli stessi sentimenti di tutti coloro che nel mondo, mai avrebbero immaginato di dover assistere a un fatto del genere. Le Torri Gemelle a New York colpite dagli aerei dirottati. Un fatto innaturale, inaccettabile umanamente. Eppure stava accadendo.

Era pomeriggio in Italia, quando nella Grande Mela erano le 9 del mattino. Ha cambiato il mondo quel grave attentato. Erano in programma le partite di Champions League quel giorno. Era martedì e nel nuovo programma dell’Uefa, gli incontri si svolgevano anche nel secondo giorno della settimana. Scendeva in campo la Roma quella sera e il giorno dopo lo avrebbe fatto anche la Juventus. Francesco Totti siglò una rete importante allo Stadio Olimpico. Nell’impianto romano si giocava Roma – Real Madrid. Una notte di terrore quella anche per i giocatori della Roma, ma storica dal punto di vista calcistico. La squadra tornava a giocare in Coppa dei Campioni, dopo la vittoria dello scudetto dell’anno prima e l’ex capitano giallorosso debuttava nel torneo, di nuova versione. Furono basiti e sgomenti i giocatori della Roma. E non solo loro. Cristiano Ronaldo stava facendo la sua prima intervista importante e vide in diretta lo schianto del secondo aereo sulla Torre, spaventato e tramortito. La Uefa aveva rimandato intanto le partite del giorno dopo e la Juventus ormai ad Oporto stava rientrando in Italia. La dirigenza avrebbe organizzato il rientro tramite un aereo privato, ma la squadra in albergo dovette subìre un brutto scherzo di un falso allarme bomba, che gettò tutti nel panico. Nel viaggio poi del recupero di quella partita verso il Portogallo, i ragazzi di Marcello Lippi sarebbero stati per la seconda volta colpiti da lontano da quella vicenda. L’aereo nel quale erano a bordo, dovette cambiare navigazione all’improvviso, per non imbattersi nell’esercitazione militare dei caccia francesi, in partenza per l’Afghanistan.

Roger Federer era a New York dove appena entrato nel circuito dell’Atp, dove sarebbe stato uno dei più grandi giocatori di tennis della storia, era in palestra ad allenarsi dopo la sconfitta subìta agli Us Open da Andre Agassi. Una telefonata lo invitò ad andare davanti alla tv e restò senza parole. Un sopravvissuto invece alla tragedia fu Ian Thorpe. Il nuotatore australiano, nei fasti della carriera in ascesa, a un anno dalle medaglie olimpiche di Sydney, aveva trionfato ai Mondiali di Fukuoka con 5 ori conquistati. Ed era nella Grande Mela per una vacanza. Quella mattina era proprio diretto alle Torre Gemelle. Dimenticò la macchina fotografica, una svista che le salvò la vita, e tornò indietro. Scoprendo di essere stato probabilmente graziato da quella dimenticanza. Appena saputa della tragedia, la Major League di baseball si fermò e tutti i giocatori si recarono negli ospedali di New York per donare il sangue.

A suo modo tutti sono stati evidentemente colpiti dalla tragedia di cui oggi ricorre il ventennale. E mai sarà dimenticata da chi quel giorno ha assistito ed è stato colpito. In modo diretto o indiretto.

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