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Messa del Papa a Budapest, Francesco: “La croce non è mai di moda ma guarisce dentro” foto

Bagno di folla a Budapest per Papa Francesco: oltre centomila i fedeli presenti in Piazza degli Eroi per la Messa che conclude il 52mo Congresso Eucaristico Internazionale. Quasi nessuno ha la mascherina, distanziamento assicurato solo dalle sedie

Budapest – “La croce non è mai di moda: oggi come in passato. Ma guarisce dentro. È davanti al Crocifisso che sperimentiamo una benefica lotta interiore, l’aspro conflitto tra il “pensare secondo Dio” e il “pensare secondo gli uomini”.

Bagno di folla per Papa Francesco, che dopo aver incontrato Orban (leggi qui) e le comunità ebraiche ungheresi (leggi qui), va a messa in papamobile. Il Pontefice percorre in auto i settori in cui è divisa piazza degli Eroi, nel cuore di Budapest, dove è allestito il palco per la celebrazione eucaristica che conclude il 52mo Congresso Eucaristico Internazionale.  Le autorità locali hanno calcolato che alla messa di Papa Francesco sono presenti più di 100.000 persone nei settori organizzati. A queste si aggiunge un numero considerevole di persone che segue la messa dalle aree limitrofe, secondo quanto riferito dalla Sala Stampa vaticana. Tra i presenti quasi nessuno ha la mascherina sul volto che copre naso e bocca. Il distanziamento tra le persone è assicurato solo dalle sedie che riempiono i settori.

Nell’omelia, Francesco riflette sulla domanda che rivolge Gesù ai discepoli: “Ma voi, chi dite che io sia?” (Mc 8,29), un quesito che “segna una svolta nel loro cammino dietro al Maestro”. Essi, fa notare il Papa, “conoscevano bene Gesù, erano stati testimoni di molti miracoli compiuti, lo seguivano dovunque andava. Eppure, non pensavano ancora come Lui. Mancava il passaggio decisivo, quello dall’ammirazione per Gesù all’imitazione di Gesù”. “Ma io chi sono davvero per te?” è una domanda che, rimarca il Pontefice, “oggi viene rivolta a ciascuno di noi” ma “non chiede solo una risposta esatta, da catechismo, ma una risposta personale, una risposta di vita”.

“Da questa risposta nasce il rinnovamento del discepolato”, che, spiega il Santo Padre, “avviene attraverso tre passaggi: l’annuncio di Gesù, il discernimento con Gesù, il cammino dietro a Gesù”.

Ponendo l’accento sul “primo passaggio”, Francesco si sofferma sull’ordine “severo” che Gesù dà ai suoi discepoli, e cioè quello di “non parlare ad alcuno di lui”. Perché un divieto così drastico? “Per una ragione precisa – spiega -: dire che Gesù è il Cristo, il Messia, è esatto ma incompleto. C’è sempre il rischio di annunciare una falsa messianicità, secondo gli uomini e non secondo Dio. Perciò, a partire da quel momento, Gesù comincia a rivelare la sua identità, quella pasquale, quella che troviamo nell’Eucaristia. Spiega che la sua missione sarebbe culminata, sì, nella gloria della risurrezione, ma passando attraverso l’umiliazione della croce”.

Un annuncio, quello della croce, che il Papa definisce “sconvolgente”, davanti al quale “possiamo rimanere anche noi esterrefatti” perché “anche noi vorremmo un messia potente anziché un servo crocifisso”. Ma “l’Eucaristia sta davanti a noi per ricordarci chi è Dio. Non lo fa a parole, ma concretamente, mostrandoci Dio come Pane spezzato, come Amore crocifisso e donato. Possiamo aggiungere tanta cerimonia, ma il Signore rimane lì, nella semplicità di un Pane che si lascia spezzare, distribuire e mangiare. È lì: per salvarci si fa servo; per darci vita, muore. Ci fa bene lasciarci sconvolgere dall’annuncio di Gesù. E chi si apre a questo annuncio di Gesù, si apre al secondo passaggio”.

Il Papa parte dall’esperienza di Pietro: “quando si profila la croce, la prospettiva del dolore, l’uomo si ribella. E Pietro, dopo aver confessato la messianicità di Gesù, si scandalizza delle parole del Maestro e tenta di dissuaderlo dal procedere sulla sua via”. Ma, ammonisce il Pontefice, “la croce non è mai di moda”. Eppure, “è davanti al Crocifisso che sperimentiamo una benefica lotta interiore, l’aspro conflitto tra il ‘pensare secondo Dio’, rifugge da ogni imposizione, ostentazione, da ogni trionfalismo, è sempre protesa al bene altrui, fino al sacrificio di sé” e il “‘pensare secondo gli uomini'”, che altro non è se non “la logica del mondo, della mondanità, attaccata all’onore e ai privilegi, rivolta al prestigio e al successo. Qui contano la rilevanza e la forza, ciò che attira l’attenzione dei più e sa farsi valere di fronte agli altri”.

“Abbagliato da questa prospettiva, Pietro prende in disparte Gesù e si mette a rimproverarlo (cfr v. 32). Prima lo aveva confessato, adesso lo rimprovera. Può capitare anche a noi di mettere il Signore ‘in disparte’, di metterlo in un angolo del cuore, continuando a ritenerci religiosi e per bene e ad andare avanti per la nostra strada senza lasciarci conquistare dalla logica di Gesù. Ma c’è una verità: Egli però ci accompagna, ci accompagna in questa lotta interiore, perché desidera che, come gli Apostoli, scegliamo la sua parte”, aggiunge il Papa.

“La differenza non è tra chi è religioso e chi no – ammonisce ancora -. La differenza cruciale è tra il vero Dio e il dio del nostro io. Quanto è distante Colui che regna in silenzio sulla croce dal falso dio che vorremmo regnasse con la forza e riducesse al silenzio i nostri nemici! Quanto è diverso Cristo, che si propone solo con amore, dai messia potenti e vincenti adulati dal mondo! Gesù ci scuote, non si accontenta delle dichiarazioni di fede, ci chiede di purificare la nostra religiosità davanti alla sua croce, davanti all’Eucaristia”.

Il Papa invita ancora a “pregare” “in adorazione davanti all’Eucaristia per contemplare la fragilità di Dio. Dedichiamo tempo all’adorazione. È un modo di pregare che si dimentica troppo. Dedichiamo tempo all’adorazione. Lasciamo che Gesù Pane vivo risani le nostre chiusure e ci apra alla condivisione, ci guarisca dalle nostre rigidità e dal ripiegamento su noi stessi; ci liberi dalla schiavitù paralizzante del difendere la nostra immagine, ci ispiri a seguirlo dove Lui vuole condurci. Non dove voglio io”.

E così si arriva al terzo passaggio, ovvero “il cammino dietro” e “con Gesù”. “Il cammino cristiano – precisa Francesco – non è una rincorsa al successo, ma comincia con un passo indietro”. In altre parole, “con un decentramento liberatorio, con il togliersi dal centro della vita”.

Ma cosa vuol dire camminare dietro a Gesù? Per Bergoglio “è andare avanti nella vita con la sua stessa fiducia, quella di essere figli amati di Dio. È percorrere la stessa via del Maestro, venuto per servire e non per essere servito (cfr Mc 10,45). Camminare dietro a Gesù è muovere ogni giorno i nostri passi incontro al fratello. Lì ci spinge l’Eucaristia: a sentirci un solo Corpo, a spezzarci per gli altri”.

“Questo Congresso Eucaristico Internazionale è un punto di arrivo di un percorso, ma sia soprattutto un punto di partenza – conclude -. Perché il cammino dietro a Gesù invita a guardare avanti, ad accogliere la svolta della grazia, a far rivivere ogni giorno in noi quell’interrogativo che, come a Cesarea di Filippo, il Signore rivolge a ognuno di noi suoi discepoli: Ma voi, chi dite che io sia?”.  Terminata la messa, Francesco prega l’Angelus, dove rivolge il suo “grazie” agli ungheresi (leggi qui). Quindi la partenza per Bratislava, in Slovacchia, dove resterà fino al 15 settembre, prima di far rientro in Vaticano.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
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