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Botte in una casa famiglia di Roccasecca: vittime anche bambini di Formia

Ieri l'udienza davanti al Gup di Cassino per una indagine che "coinvolge" anche il Comune pontino

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Formia – Un operatore di Veroli è dovuto comparire davanti al Gup del tribunale di Cassino per maltrattamenti aggravati inflitti a minori, tra i quali figurano anche alcuni bambini di Formia.

L’uomo è accusato di aver costretto i piccoli ospiti di una casa famiglia di Roccasecca a vivere in uno stato di prostrazione. Il 57enne in servizio nella struttura in provincia di Frosinone, a conclusione delle indagini portate avanti dai carabinieri, è stato indagato per maltrattamenti in famiglia e sottoposto nel dicembre scorso alla misura cautelare personale interdittiva della sospensione dal pubblico servizio presso scuole di ogni ordine e grado ed istituzioni o altre strutture pubbliche o private per 12 mesi.

Il 57enne, tramite intercettazioni e videoriprese, è stato ritenuto responsabile di percosse, offese e costrizioni che infliggeva ai giovanissimi ospiti della struttura, in alcune occasioni gli avrebbe imposto di stare seduti per ore senza potersi alzare per alcun motivo.

Si tratta di fatti emersi dalla denuncia di una delle piccole vittime, al termine dell’estate del 2019, a seguito della quale sarebbero scattate le indagini, fatte di intercettazioni e videoriprese, attraverso le quali sarebbe stato avvalorato il racconto reso dal minore. Accadimenti per i quali il Sostituto procuratore della Repubblica di Cassino Valentina Maisto, ieri mattina, nell’udienza celebrata davanti al Gup del Tribunale di Cassino, Massimo Capursio, ha avanzato richiesta di rinviare a giudizio l’operatore.

In udienza uno dei legali chiamati a rappresentare i diritti delle giovanissime vittime, l’avvocato Luigi Scipione, investito della difesa dei minori provenienti da Formia, ha chiesto di costituirsi parte civile e di citare in giudizio i terzi responsabili civili del Comune di Formia, istanze  in entrambi i casi accolte dal giudice Capurso.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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