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Anello solitario: la storia di un gioiello speciale

Di questo gioiello si parla spesso, lo si cita sulle riviste patinate, si discute del costo e di come dovrebbe essere la montatura perfetta.

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Quando si parla di momenti speciali, non si può non chiamare in causa la decisione di fare la fatidica proposta alla persona che si ama. In questi frangenti, c’è un simbolo che rende tutto ancora più profondo: l’anello solitario.

Di questo gioiello si parla spesso, lo si cita sulle riviste patinate, si discute del costo e di come dovrebbe essere la montatura perfetta. Non sempre, però, si dedica il giusto spazio alla sua storia. Se ti interessa scoprire qualcosa in merito, non devi fare altro che proseguire nella lettura di questo articolo.

Solitario: le tappe della sua storia

Per raccontare la storia dell’anello solitario, è necessario fare un salto indietro nel tempo al 1477. In quell’anno, l’Arciduca d’Austria e imperatore del Sacro Romano Impero, Massimiliano I, commissionò la realizzazione di quello che è considerato il primo anello di fidanzamento della storia in occasione delle sue imminenti nozze con Maria di Borgogna.

Il gioiello appena citato è famoso in quanto si tratta del primo anello di fidanzamento famoso caratterizzato dalla presenza di un diamante. L’usanza di donare un anello in vista del matrimonio non risale certo al XV secolo. Per trovarla, possiamo guardare all’antichità classica e, nello specifico, al mondo romano. Ai tempi, non si parlava di anelli di diamanti ma di gioielli in oro.

Interessante è ricordare che era usanza regalarne due alla futura moglie: il primo, l’appena citato anello in oro, da sfoggiare nelle occasioni ufficiali, il secondo, realizzato in ferro, da indossare durante le ore passate nel contesto domestico.

Tornando un attimo alla fine del XV secolo e all’anello regalato da Massimiliano I, non si può non sottolineare il fatto che si trattava di un gioiello molto diverso dal solitario che siamo abituati a vedere oggi al dito di tantissime persone.

Da quel momento, però, è iniziata una tendenza mondiale che non ha praticamente subito battute d’arresto (l’unica rilevante risale alla fine degli anni ‘20 a causa della Grande Depressione).

Dall’epoca vittoriana a oggi

A dare un impulso notevole all’usanza di regalare anello di fidanzamento in vista del giorno del sì è stato il clima tra il raffinato e l’innovatore che ha caratterizzato l’epoca vittoriana in Inghilterra e nei territori dell’impero (a tal proposito, è il caso di rammentare che, per tanti anni, l’India ha mantenuto un primato mondiale per quanto riguarda l’esportazione di diamanti in quanto principale riferimento mondiale per i giacimenti).

Nei decenni successivi, come ben si sa, il mondo è stato investito da cambiamenti epocali. L’affermarsi della rivoluzione industriale ha portato alla nascita della società di massa e anche il diamante, in qualche modo, è diventato un prodotto molto più accessibile rispetto al passato.

A cambiare ulteriormente la situazione appena descritta ci hanno poi pensato i due conflitti mondiali. Per fortuna, come in tutte le storie a lieto fine, anche in questa è presente quel fattore inaspettato che interviene a ridare un senso a tutto.

Nel caso che stiamo descrivendo, questo ruolo spetta allo slogan “A diamond is forever”. Frutto della creatività di Mary Frances Gerety, tra le primissime donne a lavorare in pubblicità come copywriter, queste quattro parole – cinque nella traduzione italiana “Un diamante è per sempre” – hanno regalato la svolta definitiva al successo commerciale del diamante e dell’anello di fidanzamento con questa pietra visto non solo come un simbolo d’amore, ma anche come un sigillo di emancipazione per le donne.

Oggi come oggi, gli anelli di fidanzamento con diamanti e in particolare il solitario sono gioelli amatissimi. Disponibili in commercio con diverse montature – tra le più popolari è possibile citare quella con griffe, che coniuga semplicità e sicurezza – sono raffinati, capaci di toccare il cuore di chi li riceve e nel contempo accessibili. I prezzi, infatti, vanno dalle poche centinaia di euro agli oltre 5mila.

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