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Accusato di omicidio, in carcere il figlio della donna uccisa ad Ardea

Nelle scorse ore l’autopsia disposta dalla Procura della Repubblica di Velletri aveva confermato la morte per omicidio

Ardea –  E’ stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Anzio il figlio di Graziella Bartolotta, la 68enne disabile di Tor San Lorenzo trovata dalla badante priva di vita, il 28 settembre, nel bagno della sua casa (leggi qui). L’uomo è accusato dell’omicidio della madre.

L’arresto, come si legge in una nota diffusa dai carabinieri, arriva “al termine di una articolata attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri e condotta con gli ausili tecnici forniti dalla Sezione Rilievi Tecnici del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma e dalla Sezione Investigazioni Scientifiche del Gruppo Carabinieri di Frascati”. Il provvedimento nei confronti del figlio dell’anziana uccisa è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Velletri, “che ha concordato pienamente con le ipotesi investigative sostenute dagli inquirenti”.

Nelle scorse ore l’autopsia disposta dalla Procura della Repubblica di Velletri aveva confermato la morte per omicidio della donna, causata a tre colpi violentissimi inferti con un corpo contundente alla testa. L’esame peritale ha stabilito anche un orario: il decesso sarebbe avvenuto nella mattina di martedì.

A carico del figlio della vittima, al momento unico indagato nell’attuale procedimento, i Carabinieri di Anzio hanno raccolto gravi, precisi, plurimi e concordanti indizi di colpevolezza che hanno consentito alla Procura della Repubblica di Velletri di poter avanzare la richiesta di applicazione, nei suoi confronti, della misura restrittiva in carcere, poi concessa dal Giudice competente.

Arrestato presso la sua abitazione di Ardea, monitorata da giorni dai militari della Compagnia Carabinieri di Anzio con continui servizi di osservazione e pedinamento, l’uomo è stato accompagnato, dapprima, presso la caserma dei Carabinieri di Anzio, e, dopo le notifiche di rito e le operazioni di fotosegnalamento, portato presso la Casa Circondariale di Velletri.

Nei prossimi giorni sarà sottoposto ad interrogatorio di garanzia e dovrà difendersi dalle accuse di “omicidio aggravato commesso in danno di ascendente”.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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