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Roma, ladri in azione: tra gli arrestati anche una 18enne all’ottavo mese di gravidanza

In 6 sono finiti in manette per furto e tentato furto: un gruppo di giovani, una coppia e un 41enne

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Roma – Proseguono senza sosta i controlli dei Carabinieri del Gruppo di Roma finalizzati alla prevenzione e al contrasto di ogni forma di illegalità o degrado e per garantire una maggior percezione di sicurezza ai cittadini e ai turisti, italiani e stranieri, in visita nella Capitale che, nella giornata di ieri hanno portato all’arresto di 6 persone.

I primi a finire in manette sono un uomo di 20 anni e due donne di 19 e 18, quest’ultima all’ottavo mese di gravidanza, tutti di nazionalità romena e domiciliati presso l’insediamento nomadi dell’Anagnina e già con precedenti. I tre sono stati notati dai Carabinieri della Stazione Roma San Lorenzo in Lucina in atteggiamento sospetto in via della Stamperia. Dopo un breve servizio di osservazione, i militari sono intervenuti in via Francesco Crispi ed hanno bloccato il gruppetto subito che avevano rubato il portafoglio ad una turista di 69 anni.

Più tardi, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Piazza Dante hanno arrestato una coppia, lui un 41enne di originario di Savona e lei una 31enne di nazionalità romena, per il reato di tentato furto aggravato in concorso. I militari, in transito in via Cappellini, hanno notato i due armeggiare accanto ad uno sportello di un’auto in sosta ed hanno deciso di intervenire. I Carabinieri hanno accertato che la coppia era riuscita a rubare alcuni oggetti dall’interno dell’abitacolo dopo aver mandato in frantumi il vetro di un finestrino con un martello frangi-vetro.

A tarda notte, invece, i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma hanno arrestato un cittadino tunisino di 41 anni per furto aggravato. I militari, su disposizione della Centrale Operativa del Gruppo di Roma, hanno bloccato l’uomo che aveva rubato alcuni oggetti dall’interno di un’auto parcheggiata in via Mamiani.

Tutti gli arrestati sono stati trattenuti in caserma, in attesa di essere sottoposti al rito direttissimo.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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