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Minori, l’Autorità garante per l’infanzia: “Rafforzare i controlli sulle comunità di accoglienza”

Carla Garlatti è stata ascoltata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori

“È necessario rafforzare i controlli sulle comunità di accoglienza dei minori“. Ad affermarlo è Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, ascoltata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori presieduta dall’onorevole Laura Cavandoli.

“I pm minorili – dice Garlatti – dovrebbero poter condurre ispezioni non circoscritte alle sole verifiche finalizzate alla dichiarazione di adottabilità ma accertare pure le condizioni di vita e il benessere dei ragazzi, il funzionamento delle strutture, la qualità dell’accoglienza, la dotazione e le competenze del personale e la validità del progetto educativo, come anche auspicato dal Csm. Tale attività dovrebbe essere interconnessa con quelle di regioni e comuni. Il personale delle procure dovrebbe essere potenziato. Per quanto riguarda l’Autorità garante, va precisato che quando vuole effettuare dei sopralluoghi è tenuta a darne preavviso ai gestori delle strutture. È evidente che questa modalità fa perdere efficacia alla verifica”.

Per assicurare uniformità nel funzionamento delle comunità in Italia e rendere più facili i controlli, secondo l’Autorità garante, le regioni devono dare esecuzione alle “Linee di indirizzo per l’accoglienza nei servizi residenziali per i minorenni” approvate sin dal 2017 in seno alla Conferenza Stato-Regioni. Inoltre è necessario adottare linee di indirizzo per il tariffario nazionale relativo ai costi dei minorenni in comunità e ai costi di gestione delle strutture: attualmente sono presenti solo macro-voci e mancano indicazioni sulla quantificazione della spesa o sui costi medi dell’accoglienza.

Risulta indispensabile pure individuare una nomenclatura comune. “Si parla in generale di comunità per minorenni – osserva Garlatti – ma in realtà le categorie e le denominazioni sono tra loro difformi e questo rende difficile il monitoraggio”. Un monitoraggio che l’Autorità garante, negli scorsi anni, ha realizzato attraversi tre raccolte sperimentali, in collaborazione con le procure minorili. Una quarta è in corso e avrà come novità anche il censimento dei bambini e ragazzi allontanati d’urgenza e ospiti delle comunità. Resta il fatto che occorre dare attuazione a quanto richiesto dal Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza rispetto all’esigenza per l’Italia di istituire un registro nazionale dei minorenni privi di un ambiente familiare.
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