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Gigi Meroni, 54 anni fa moriva la Farfalla Granata del calcio italiano

Il 15 ottobre 1967 un incidente stradale strappava il campione all’affetto dei tifosi e della sua Cristiana

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Non sono bastati 54 anni per attutire il ricordo, perché evidentemente non lo farà mai. La favola di Gigi Meroni vivrà per sempre e lo farà in tutti gli amanti di quel calcio passato di cuore e di fantasia, che probabilmente ancora vive nei tifosi. Non solo del Torino, ma anche di tutta Italia.

Erano appena passate le 8 di sera quando Gigi usciva dal ristorante del centro cittadino a Torino. Era insieme all’amico di sempre, il confidente e il fratello di spogliatoio Fabrizio Poletti. Buia la strada e quasi uggiosa la serata torinese. In Corso Re Umberto sopravanzava una macchina. Gigi attraversava per raggiungere l’altra sponda. L’investimento avvenì nel dolore crescente dei passanti e dell’amico di squadra.

il calciatore del Torino Gigi Meroni (Luigi Meroni) dipinge un autoritratto nella sua mansarda il 11 febbraio 1966

Una settimana dopo il Torino avrebbe giocato uno strano derby di gol numerosi alla Juventus, vinta, e con il giovane Carelli, che con il numero sette sulla schiena, quello di Meroni, mise a segno la sua rete personale e febbricitante. E’ il mistero del cuore granata questo. Fatto di storie, di leggende e di verità. Oggi ricorre l’anniversario della scomparsa di uno dei giocatori italiani più talentuosi della storia. Cresciuto nel Como e poi trasferito al Genoa e a Genova, dove conobbe Cristiana, l’amore della sua vita, Gigi è diventato un’icona indimenticabile. Raccontato nel suggestivo libro di Nando Dalla Chiesa ‘La Leggenda della Farfalla Granata’, edizioni Limina. La Farfalla del calcio che incantava in campo sulla trequarti del rettangolo verde, che metteva gli avversari a sedere in area di rigore e che faceva gol straordinari di ‘tiri a giro’ naturali e precisi e fulminei tiri raso terra verso la porta avversaria, viene oggi ricordata, da quella sera di ottobre del 1967.

Il suo unico Mondiale giocato ma con particolare sofferenza tecnica, con Valcareggi che non amava particolarmente il suo modo di essere fuori dal campo, ma anche dentro forse, se giocò solo una partita in Inghilterra nel 1966, defilandosi dallo storico insuccesso azzurro contro la Corea, fu proprio in quell’estate. Convocato in Nazionale a furor di popolo e a suon di gol meravigliosi. Meroni rimane nella leggenda del calcio e la sua maglia numero ‘7’ al Torino sarà sempre a lui ispirata. Poliedrico nella vita. Stilista di se stesso e di modelli moderni di vestiti, che poi sarebbero andati nei negozi di abbigliamento negli anni successivi, amante della sua ‘Topolino’ nera, macchina con cui andava per le strade di Torino e accompagnato per le strade da una gallina al guinzaglio, era anche artista di quadri e di dipinti e figlio del suo tempo che alla fine degli anni ’60 parlava ai giovani di allora.

Non riuscì mai a terminare lo splendido disegno artistico che immortalava Cristiana. Troppo bella la donna della sua vita, con cui viveva in una mansarda di Piazza Vittorio, per essere immortalata. Restò senza espressione, ma con grande amore delineata. Lei lo sognò qualche sera prima, all’altare e ogni volta che la sposa si avvicinava a lui, Gigi diventava pallido e spariva. Forse un sogno premonitore che lancia a volte la vita, in una favola d’amore e di calcio che dal 15 ottobre del 1967 viene raccontata e ricordata. Per donare valori ai bimbi di oggi, che crescono e che corrono su un campo verde. Gigi ancora vive, in un dribbling veloce, nel sogno di giocare a pallone e nell’amore tra due persone. In una favola di vita di cui Meroni è stato principale protagonista.

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