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Roma. Vendono casa a 250mila euro, ma non sono i proprietari: 5 arresti

Le ipotesi di reato sono: falso ideologico, falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità, possesso di documenti di identificazione falsi, riciclaggio e autoriciclaggio in una truffa

Roma – Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito l’ordinanza di custodia  cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del locale Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica capitolina, nei confronti di 5 persone, indagate per le ipotesi di reato di falso ideologico, falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità, possesso di documenti di identificazione falsi, riciclaggio e autoriciclaggio in relazione a una truffa nel settore delle compravendite immobiliari.

Le indagini hanno tratto origine da alcune denunce presentate da diversi soggetti con riferimento a condotte
fraudolente poste in essere in tempi diversi, ma relative allo stesso appartamento sito nella Capitale. Le investigazioni, eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma e dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della GdF presso la Procura, hanno consentito di ricostruire una sofisticata truffa realizzata, nell’arco  di diversi mesi, in danno di una giovane famiglia che si apprestava ad acquistare la “prima casa”.

Nello specifico, un 58enne faceva pubblicare un annuncio di vendita su un noto sito web e, quale sedicente agente immobiliare, curava i rapporti con gli aspiranti acquirenti. Con l’ausilio di una donna 44enne, che, anche grazie a un documento contraffatto, si spacciava quale proprietaria dell’appartamento, è poi riuscito a stipulare un “regolare” atto di compravendita dinanzi a un notaio, all’oscuro della frode, e a ottenere il prezzo pattuito di circa 250mila euro.

La somma è poi stata fatta tempestivamente sparire dal conto corrente appositamente aperto sfruttando la falsa identità della 44enne, tramite prelevamenti in contanti e due bonifici effettuati a favore di altrettante società in assenza di valide motivazioni economiche.

Gli approfondimenti condotti nei confronti di queste ultime hanno permesso di disvelare l’attività di
“monetizzazione” di proventi derivanti da attività criminose svolta dal trio composto da un 60enne, un 57enne e un 56enne. Tramite prelevamenti di denaro contante, infatti, i soldi tornavano in breve tempo, al netto del corrispettivo per l’illecita prestazione resa, a chi aveva disposto i bonifici.

L’operazione odierna rientra nell’alveo delle attività svolte dalla Procura della Repubblica e dalla Guardia di
Finanza di Roma a tutela dei cittadini contro le condotte fraudolente che possono arrecare gravi danni ai loro
patrimoni e a contrasto delle forme di riciclaggio di denaro che consentono di far rientrare nel circuito legale
dell’economia somme frutto di reati.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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