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Ostia, aggressione sul lungomare: 15enne riempito di pugni per una catenina d’oro

Uno dei due aggressori aveva già commesso due violente rapine in un bar di Ostia

Ostia – L’hanno circondato con i loro monopattini e l’hanno riempito di pugni al volto e allo stomaco per rubargli la collanina d’oro che portava al collo.

E’ successo ad Ostia, sul lungomare Paolo Toscanelli, nelle vicinanze della “Spiaggia degli sposi”. Vittima dell’aggressione, che risale alla notte del 27 agosto scorso, un ragazzo di appena 15 anni, assalito da due uomini di origini straniere e dal volto scoperto.

Recatosi immediatamente negli uffici del X Distretto Lido per denunciare quanto accaduto, il 15enne ed un suo amico – anch’egli presente al momento dell’aggressione a Ostia – hanno fornito agli investigatori un’accurata descrizione fisica dei due ladri, al punto che uno di loro è stato riconosciuto dagli agenti di Polizia Giudiziaria come l’autore di altre due rapine, entrambe consumate in un bar di Ostia nel giugno 2021 e riprese dalle videocamere di sorveglianza.

L’uomo in questione, un cittadino egiziano di 22 anni, aveva infatti prima picchiato brutalmente un cliente del bar per derubarlo della vincita appena riscossa in una sala giochi e poi ne aveva malmenato un altro, colpendolo violentemente con una bottiglia fino a farlo cadere a terra privo di sensi, per farsi dare una catenina d’argento. A seguito di queste due aggressioni, il bar era stato chiuso.

Grazie ad un’accurata ed articolata indagine, gli agenti della Polizia Giudiziaria sono quindi riusciti ad identificare e fermare non solo il 22enne, ma anche l’altro autore della rapina sul lungomare Toscanelli, un 31enne marocchino. Entrambi erano già noti alle forze dell’ordine per atti predatori ed erano già stati sottoposti all’obbligo di firma poiché sospettatati di altri reati.

I ladri sono stati quindi tratti in arresto dai poliziotti del X Distretto Lido, che sono ora al lavoro per capire se i due abbiano commesso altre rapine durante il periodo estivo.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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