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Daini in sovrannumero al Circeo, inizia il massacro

Il direttore del Parco: “Non possiamo più aspettare e siamo pronti ad entrare nella fase operativa del piano gestionale approvato nel 2017”

Circeo – Dati alla mano, altra soluzione non c’è, se non quella più cruenta, quella definitiva, una condanna senza appello. Di che stiamo parlando? Dei daini in sovrannumero al Circeo e alla “sentenza” annunciata dal Parco nazionale: nonostante le proteste, anche a livello nazionale, alla fine, il massacro ci sarà, alternative per la “salvaguardia della biodiversità della foresta” non sembrano esserci.

Daini in sovrannumero, l’inizio della storia

Ma quand’è che tutto ebbe inizio? Il “problema” si presentò, per la prima volta, nel 2017, a gennaio, durante una riunione del Consiglio Direttivo del Parco, in cui erano presenti i consiglieri (4) appena sufficienti per il numero legale della seduta.

In quell’occasione, venne approvato (nonostante il voto contrario dell’allora Sindaco di Ponza) il “Piano gestionale di controllo del daino”, che prevedeva l’abbattimento dei daini, negando la possibilità di soluzioni alternative.

Dal gennaio del 2017, però, si dovrà attendere dicembre del 2019 perché quel piano diventi operativo, con l’allora direttore Paolo Cassola, che stanziò 170mila euro a tal fine.

Una tempistica quella intercorsa tra l’approvazione del piano e la sua resa operativa, che, ancora oggi, lascia perplessi in merito alla sua reale urgenza, considerando, appunto, che, nel caso specifico, oltre all’abbattimento non si era prese in considerazione altre alternative.

Dubbi a parte, a gennaio del 2020 arriva l’atto dirigenziale che sembrerebbe non lasciare scampo ai poveri daini. Finché… Finché il Parco del Circeo non incappa nell’opinione pubblica nazionale: il caso si allarga a macchia d’olio in tutta Italia, tanto che, nell’aprile dello stesso anno, in un convegno promosso da alcune associazioni ambientaliste, tenutosi in un’aula del Palazzo di Montecitorio, l’allora Presidente del Parco dichiarò solennemente che “Nel Parco non si spara” e che l’Ente avrebbe optato per le soluzioni non cruente.

Una brutta pagina per il Parco che, di cui, però, il lieto fine, per i daini, sembrava dietro l’angolo… E invece… Invece, a distanza di poco più di un anno da quell’atto dirigenziale, a febbraio del 2021, il direttore ad interim del Parco vara tre bandi di gara per “risolvere”, una volta per tutte, la “questione” dei daini in sovrannumero. Tre le diverse soluzioni proposte: adozioni a scopo ornamentale, a scopo alimentare e, infine, a scopo venatorio…

Il Parco, a quel punto, finisce di nuovo in pasto all’opinione pubblica, anche grazie a una petizione lanciata online, che ha ricevuto circa 28mila sottoscrizioni, con il dichiarato obiettivo di impedire il massacro. Il risultato? Il Parco si paralizza. L’allora presidente Ricciardi dà le dimissioni, mentre il posto da direttore era già vacante di suo a causa delle bocciature del Ministero.

Quella nuova era che (forse) non c’è

Con la nomina del nuovo direttore del Parco, Giuseppe Marzano, arrivata nei mesi scorsi, in molti pensavano che per l’Ente e, soprattutto, per i daini sarebbe potuta nascere una nuova era… Finché nei giorni scorsi, dati alla mano, non è emersa l’amara verità: quella terra promessa che poteva essere l’era Marzano non c’è, non esiste. Perché il problema dei daini resta e le idee sono sempre le stesse, per quanto possa cambiare il succo con cui vengono esposte.

I numeri del Parco

Durante l’incontro, infatti, è stata sottolineata la necessità di dare attuazione al Piano gestionale del daino per salvaguardare la biodiversità del Parco. Necessità che è stata esplicitata attraverso l’elenco di alcuni dati utili.

Il primo tra tutti è 1800, ovvero il numero dei daini presenti in 3000 ettari di foresta. Il che, come è stato spiegato, significa una densità di quasi 60 daini ogni 100 ettari. “Un dato – hanno sottolineato gli esperti – mai registrato in Italia.”

Non solo. Il dato attuale va visto attraverso lo specchio del tempo che passa: in cinque anni, è stato reso noto, la popolazione è cresciuta di quasi il 40%, aggravando il forte squilibrio dell’intero ecosistema della Foresta demaniale, che è anche individuata quale Zona Speciale di Conservazione e core area della Riserva della Biosfera tutelata dall’Unesco.

Le conseguenze del sovrannumero

I daini in sovrannumero, quindi, sono un grave problema anche per l’ambiente circostante. A causa dell’eccesso di brucatura, infatti, l’area si presenta oggi sempre più omogenea e “semplificata”, dove a farla da padrone sono le specie vegetali più facilmente adattabili, come la felce e l’asfodelo non appetibili per il daino e che non hanno alcun interesse conservazionistico.

E ancora: i daini, sempre secondo gli esperti, impediscono la rinnovazione dell’ecosistema forestale. Tutte le ghiande che cadono a terra o le nuove plantule diventano cibo per daini.

A tutto ciò, secondo gli esperti, andrebbero aggiunte le interferenze, sia dirette che indirette, con le altre componenti faunistiche, come insetti e altri mammiferi erbivori (ad esempio la Lepre italica).

Le parole del direttore Marzano

“Il nostro dovere istituzionale – ha spiegato il direttore Marzano – è quello di tutelare la biodiversità e le specie autoctone. I daini sono destinati a un’espansione del suo areale con conseguenze distruttive e irreparabili anche su aspetti della sicurezza stradale (il riferimento è agli incidenti stradali causati dagli animali che fuoriescono dall’area del Parco) e danni economici relativi alle colture agricole e serricole.”

Per questi motivi, lo stesso Marzano ha ribadito che “il Piano gestionale approvato nel 2017 è l’unico strumento in grado di assicurare una effettiva riduzione della popolazione di daino. Non possiamo più aspettare e siamo pronti ad entrare nella fase operativa.”

Ai detrattori del Parco sulla questione dei daini, poi, Marzano ricorda che, nel tentativo di attuare in via prioritaria soluzioni non cruente, nei mesi scorsi, il Parco ha pubblicato dei bandi per il trasferimento dei capi sterilizzati in recinti a scopo ornamentale (cosiddette “adozioni”), in aziende agri-turistico-venatorie e per scopi alimentari.

Una soluzione che, però, non è riuscita a risolvere il problema: per tutta una serie di motivi – comprese probabilmente le difficoltà oggettive contenute nel bando stesso – le istanze ricevute interessano soltanto un numero esiguo di daini (circa 40), lasciando, di fatto, irrisolto gran parte del problema.

Nonostante questo Marzano ha fatto sapere che: “Il bando a scopo “ornamentale” verrà comunque riproposto: nelle prossime settimane verificheremo con ISPRA se vi è modo di snellire le procedure per la cessione dei capi, con particolare riferimento alla possibilità di prevedere recinzioni meno costose.

L’Ente, inoltre – ha sottolineato il direttore -, verificherà la possibilità di contribuire economicamente al trasporto e alla sterilizzazione dei daini ceduti a scopo ornamentale.”

Al via lo screening sui daini

A questo punto, una domanda sorge spontanea: cosa succederà, nelle prossime settimane, ai daini del Circeo? E’ stato spiegato che il primo passo sarà uno screening sanitario tramite abbattimento diretto di un campione rappresentativo dell’intera popolazione, nonché tramite la possibilità di recupero – in particolari condizioni – degli animali morti a causa degli incidenti stradali.

Secondo la normativa, infatti, prima del trasferimento di un animale selvatico, è indispensabile conoscere lo status sanitario della popolazione da cui proviene. Per fare questo è necessario espletare specifici esami su capi non vivi. Tutto ciò per evitare che, insieme all’animale, vengano trasferiti parassiti e agenti patogeni con conseguenze deleterie per le specie presenti nell’area di rilascio o addirittura per l’uomo; nonché per aspetti legati alla sicurezza sanitaria del reparto zootecnico locale e dei fruitori della foresta.

Il massacro, insomma, è sempre più vicino…

(Il Faro online)