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Francesco: “Quando la fede è viva la preghiera non si riduce ai bisogni del momento”

Il Papa all'Angelus: "La preghiera non mendica spiccioli. A Gesù, che può tutto, va chiesto tutto". Poi l'appello alle Nazioni per proteggere i migranti

Città del Vaticano – “Quando la fede è viva, la preghiera è accorata: non mendica spiccioli, non si riduce ai bisogni del momento. A Gesù, che può tutto, va chiesto tutto. Non dimenticatevi di questo. A Gesù che può tutto va chiesto tutto”. Affacciato su una piazza San Pietro baciata da un tiepido sole d’autunno e gremita di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, Papa Francesco, prendendo spunto dal vangelo odierno (cfr Mc 10,46-52), spiega ai credenti “la prassi” per far sì che le preghiere che si elevano a Dio siano davvero efficaci.

Il Pontefice, partendo dalla guarigione del cieco Bartimeo, al quale Gesù ridona la vista, fa notare come “Dio ascolta sempre il grido del povero, e non è per nulla disturbato, anzi, si accorge che è piena di fede, una fede che non teme di insistere, di bussare al cuore di Dio, malgrado l’incomprensione e i rimproveri. E qui sta la radice del miracolo. Infatti Gesù gli dice: ‘La tua fede ti ha salvato”‘.

Una fede, quella di Bartimeo, sottolinea il Papa, che “traspare dalla sua preghiera. Non è una preghiera timida, convenzionale. Anzitutto riconosce Gesù come Messia. Poi lo chiama per nome, con confidenza: ‘Gesù’. Non ha paura di Lui, non prende le distanze. E così, dal cuore, grida al Dio amico tutto il suo dramma: ‘Abbi pietà di me!’. Non gli chiede qualche spicciolo come fa con i passanti. No. A Colui che può tutto chiede tutto. Alla gente chiede degli spiccioli, a Gesù che può fare tutto, chiede tutto”. E spiega: “Non chiede una grazia, ma presenta sé stesso: chiede misericordia per la sua persona, per la sua vita. Non è una richiesta da poco, ma è bellissima, perché invoca la pietà, cioè la compassione, la misericordia di Dio, la sua tenerezza”.

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Bartimeo, aggiunge, “non usa tante parole. Dice l’essenziale e si affida all’amore di Dio, che può far rifiorire la sua vita compiendo ciò che è impossibile agli uomini. Per questo al Signore non chiede un’elemosina, ma manifesta tutto, la sua cecità e la sua sofferenza, che andava al di là del non poter vedere. La cecità era la punta dell’iceberg, ma nel suo cuore ci saranno state ferite, umiliazioni, sogni infranti, errori, rimorsi”. Il Papa invita tutti i fedeli a fermarsi e a riflettere: “Lui pregava con il cuore. E noi? Quando domandiamo una grazia a Dio, mettiamo nella preghiera anche la nostra propria storia, le ferite, le umiliazioni, i sogni infranti, gli errori, i rimorsi?”

“Chiediamoci: ‘Come va la mia preghiera?’. È coraggiosa, ha l’insistenza buona di quella di Bartimeo, sa ‘afferrare’ il Signore che passa, oppure si accontenta di fargli un salutino formale ogni tanto, quando mi ricordo? Quelle preghiere tiepide che non aiutano per niente – prosegue il Papa -. E poi: la mia preghiera è “sostanziosa”, mette a nudo il cuore davanti al Signore? Gli porto la storia e i volti della mia vita? Oppure è anemica, superficiale, fatta di rituali senza affetto e senza cuore?”. E ammonisce: “A Gesù, che può tutto, va chiesto tutto. Egli non vede l’ora di riversare la sua grazia e la sua gioia nei nostri cuori, ma purtroppo siamo noi a mantenere le distanze, forse per timidezza o pigrizia o incredulità”.

“Tanti di noi, quando preghiamo, non crediamo che il Signore può fare il miracolo”, aggiunge il Pontefice, che racconta poi la storia di un miracolo al quale ha assistito quando era in Argentina: “C’era un papà a cui i medici avevano detto che la sua bambina di nove anni non passava la notte; era in ospedale. E lui ha preso un bus ed è andato a settanta chilometri al santuario della Madonna. Era chiuso e lui, aggrappato alla cancellata, passò tutta la notte pregando: ‘Signore, salvala! Signore, dalle la vita!’. Pregava la Madonna, tutta la notte gridando a Dio, gridando dal cuore. Poi al mattino, quando tornò in ospedale, trovò la moglie che piangeva. E lui pensò: ‘È morta’. E la moglie disse: ‘Non si capisce, non si capisce, i medici dicono che è una cosa strana, sembra guarita’. Il grido di quell’uomo che chiedeva tutto, è stato ascoltato dal Signore che gli aveva dato tutto. Questa non è una storia: questo l’ho visto io, nell’altra diocesi”.

“Abbiamo questo coraggio nella preghiera? A Colui che può darci tutto, chiediamo tutto, come Bartimeo, che un grande maestro, un grande maestro di preghiera. Lui, Bartimeo ci sia di esempio con la sua fede concreta, insistente e coraggiosa. E la Madonna, Vergine orante, ci insegni a rivolgerci a Dio con tutto il cuore, nella fiducia che Egli ascolta attentamente ogni preghiera”, conclude il Papa prima di dare la benedizione. Poi l’appello alla Comunità Internazionale, affinché protegga i migranti e rispetti le promesse fatte (leggi qui).

Francesco ricorda anche la “Giornata Missionaria Mondiale”, che ricorre oggi: “Con gratitudine rivolgo il mio saluto ai tanti missionari e missionarie – sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici – che in prima linea spendono le loro energie al servizio della Chiesa, pagando in prima persona – a volte a caro prezzo – la loro testimonianza. E lo fanno non per fare proselitismo, ma per testimoniare il Vangelo nella loro vita nelle terre che non conoscono Gesù. Grazie tante ai missionari! Anche a loro un grande applauso, tutti!”. Quindi l’immancabile saluto: “A tutti auguro una buona domenica. Il tempo è bello. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
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