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Concessioni fino al 2023, i balneari di Ostia: “Ci mettono l’uno contro l’altro, sarà un massacro”

Il Presidente di Federazioni Imprese Balneari Roma: "Quella del Consiglio di Stato è una forzatura, il Parlamento era già a lavoro"

Ostia – Niente più proroghe delle concessioni balneari dal gennaio 2024, neppure per via legislativa. L’ha stabilito il Consiglio di Stato, riunitosi in adunanza plenaria a seguito delle udienze del 20 ottobre, riaprendo il settore alle regole della concorrenza (leggi qui).

Una sentenza che è una vera e propria batosta per gli imprenditori balneari di tutta Italia, che per decenni hanno investito in quegli stabilimenti che ora dovranno essere messi all’asta e affidati al miglior offerente, in linea con le direttive dell’Unione europea sul mercato e la libera concorrenza.

Parliamo di 40mila aziende in tutto il Paese, che hanno creato lavoro ed economia e hanno impiegato anni per costruire quello che hanno oggi”, spiega a ilfaroonline.it Ruggero Barbadoro, presidente di Federazioni Imprese Balneari Roma.

“E’ una sentenza – dice – che crea caos e disordine, che ci mette uno contro l’altro. L’Europa non ha aziende di questo tipo, non ha questo modo tutto italiano di andare al mare. Noi abbiamo creato Iesolo, Rimini, Riccione; abbiamo creato servizi e inventato un modo diverso di vivere il mare e la spiaggia”.

Ai balneari che, nel 2018, avevano ricevuto la proroga fino al 2033 erano stati concessi 15 anni per organizzarsi in vista dell’applicazione della Bolkestein, ma ora dovranno farlo in fretta e furia.

“Non capisco perché siano dovuti intervenire i giudici quando c’è la politica, il Parlamento, che stava già lavorando alla risoluzione di questo grave problema. E’ una forzatura senza senso“, attacca Barbadoro, che è anche il proprietario dello storico stabilimento “Venezia” di Ostia, costruito dai suoi genitori nel 1951.

“Non vedo perché dovrei partecipare ad un’asta per ottenere qualcosa che ho già, e che è costata duri sacrifici a me e alla mia famiglia, per anni. Qui è tutto nostro, tranne la terra. Abbiamo costruito tutto noi, pagando fior di tasse e mettendo su un’azienda sana, pulita, che dà lavoro a centinaia di persone”, sottolinea.

Sebbene la concessione di Barbadoro sia tutelata, a fronte degli investimenti profusi, da un atto formale valido fino al 2030, sono circa 40 i balneari di Ostia che dovranno fare i conti con la decisione del Consiglio di Stato. “Sarà un massacro”, annuncia. “Ci saranno lotte sindacali, dovremo scendere in piazza come 12 anni fa. Io non credo proprio che 40mila aziende con milioni di dipendenti faranno un passo indietro senza lottare”.

Il caso Ostia

A Ostia, poi, il problema è doppio. Nel 2020, infatti, l’Amministrazione Di Pillo avviò le procedure di gara per le 37 concessioni balneari di Ostia in scadenza quell’anno, a cui ne furono poi aggiunte altre 9.

Il 22 ottobre scorso è stata pubblicata la graduatoria per l’assegnazione dei primi 24 stabilimenti, e non è chiaro cosa succederà ora, alla luce di quanto stabilito dal Consiglio di Stato.

Le concessioni dei vincitori verranno rimesse all’asta già nel 2024, dopo appena tre anni? Oppure il Municipio X deciderà di annullare in autotutela le determine della messa a gara delle concessioni, rischiando che gli idonei chiedano i danni?

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