Quantcast

Seguici su

Cerca nel sito

Assisi, il Papa abbraccia i poveri: “E’ il tempo di ridare loro dignità e parola” foto

Alla Porziuncola tre ore di incontro con gli scartati dalla società. E il Pontefice dona loro zaini, vestiti e mascherine lavabili. Bergoglio: "È tempo che si torni a scandalizzarsi davanti alla realtà di bambini affamati. È tempo che cessino le violenze sulle donne"

Assisi – Rimettere al centro i poveri, restituendo loro “dignità” e diritto di “parola perché per troppo tempo le loro richieste sono rimaste inascoltate”. E’ l’appello che arriva da Papa Francesco durante l’incontro con 500 poveri provenienti da ogni parte del mondo ad Assisi per pregare con il Pontefice. Tre ore di storie, alternate a canti e preghiere, riecheggiano tra le ampie volte della basilica di Santa Maria degli Angeli, che al suo interno custodisce la chiesetta della Porziuncola. Un luogo scelto non a caso per questo incontro in vista della V Giornata Mondiale del Poveri, che si celebrerà domenica 14 novembre.

Qui San Francesco, da cui Papa Bergoglio ha preso il nome, era solito fermarsi in preghiera: in silenzio, come racconta lo stesso Pontefice, il poverello “si metteva in ascolto del Signore, di quello che Dio voleva da lui. Anche noi siamo venuti qui per questo: vogliamo chiedere al Signore che ascolti il nostro grido”.

Ma la giornata del Papa ad Assisi (è la quinta visita del Pontefice argentino nella cittadina del Patrono d’Italia) inizia con un fuoriprogramma: giunto ad Assisi si è recato al Monastero di Santa Chiara per salutare le sorelle clarisse raccolte per accoglierlo, fermandosi a pregare con loro. Ad attenderlo nell’enorme piazzale antistante la chiesa di Santa Maria degli Angeli i cittadini di Assisi e i poveri provenienti da ogni parte d’Europa: Spagna, Francia, Romania, Polonia. C’è anche qualcuno arrivato in Italia dall’Afghanistan con il ponte aereo. A consegnargli simbolicamente il mantello e il bastone del Pellegrino sono il romeno Luciano, la nigeriana Jennifer e l’eritreo Abrhaley, cieco da quando aveva 5 anni a causa di una mina antiuomo.

Francesco ascolta le loro storie. Non ci sono solo i poveri. O meglio, non sono ad Assisi da soli. Ad accompagnarli anche i volontari di varie associazioni che donano loro, oltre al necessario per vivere, sorrisi e tempo per ascoltarli, come la coppia di Parigi, con la loro bimba di 4 mesi, i primi a raccontare della loro esperienza di volontariato accanto ai più poveri. “Mi rallegra quando sento che questi volontari si fermano un po’ a parlare con le persone, e a volte pregano insieme a loro… Ecco, anche il nostro trovarci qui, alla Porziuncola, ci ricorda la compagnia del Signore, che Lui non ci lascia mai soli, ci accompagna sempre in ogni momento della nostra vita”, dice il Papa.

Tra le testimonianze c’è anche quella dell’afghana Farzaneh: racconta di aver lasciato la sua terra, ma non la sua anima, che è con le ragazze di Kabul “che in questi giorni non possono andare all’università e scegliere da sole, comprare il pane, andare dal fornaio e divertirsi”. E’ poi la volta di un ex detenuto di Toledo, in Spagna, dal passato di violenze, che parla, tra le lacrime, del suo riscatto grazie all’aiuto di un sacerdote. Prende poi la parola un polacco, Sebastian, ex tossicodipendente che attraverso l’incontro con alcuni volontari è riuscito a uscire dalla spirale in cui era scivolato. Il Papa li ringrazia per il loro coraggio e, prendendo la parola, sotto lo sguardo del Cristo che incorona la Vergine Maria affrescati sulla facciata della Porziuncola, Bergoglio ricorda che proprio qui “San Francesco ha accolto Santa Chiara, i primi frati, e tanti poveri che venivano da lui. Con semplicità li riceveva come fratelli e sorelle, condividendo con loro ogni cosa. Ecco l’espressione più evangelica che siamo chiamati a fare nostra: l’accoglienza”.

Accogliere, spiega Francesco, “significa aprire la porta, la porta della casa e la porta del cuore, e permettere a chi bussa di entrare. E che possa sentirsi a suo agio, non in soggezione, no, a suo agio, libero. Dove c’è un vero senso di fraternità, lì si vive anche l’esperienza sincera dell’accoglienza. Dove invece c’è la paura dell’altro, il disprezzo della sua vita, allora nasce il rifiuto o, peggio, l’indifferenza: quel guardare da un’altra parte”.

“Spesso – fa notare – la presenza dei poveri è vista con fastidio e sopportata; a volte si sente dire che i responsabili della povertà sono i poveri: un insulto in più! Pur di non compiere un serio esame di coscienza sui propri atti, sull’ingiustizia di alcune leggi e provvedimenti economici, un esame di coscienza sull’ipocrisia di chi vuole arricchirsi a dismisura, si getta la colpa sulle spalle dei più deboli”. Al contrario, questo “è il tempo che ai poveri sia restituita la parola, perché per troppo tempo le loro richieste sono rimaste inascoltate”. Francesco si rivolge a tutti, credenti e non: “Questo è il tempo che si aprano gli occhi per vedere lo stato di disuguaglianza in cui tante famiglie vivono. È tempo di rimboccarsi le maniche per restituire dignità creando posti di lavoro. È tempo che si torni a scandalizzarsi davanti alla realtà di bambini affamati, ridotti in schiavitù, sballottati dalle acque in preda al naufragio, vittime innocenti di ogni sorta di violenza. È tempo che cessino le violenze sulle donne e queste siano rispettate e non trattate come merce di scambio. È tempo che si spezzi il cerchio dell’indifferenza per ritornare a scoprire la bellezza dell’incontro e del dialogo. È tempo di incontrarsi. È il momento dell’incontro. Se l’umanità, se noi uomini e donne non impariamo a incontrarci, andiamo verso una fine molto triste”.

Si rivolge poi nuovamente ai poveri: “La vita non è stata sempre indulgente con voi, anzi, spesso vi ha mostrato un volto crudele. L’emarginazione, la sofferenza della malattia e della solitudine, la mancanza di tanti mezzi necessari non vi ha impedito di guardare con occhi carichi di gratitudine per le piccole cose che vi hanno permesso di resistere”. Ma cosa vuol dire resistere? Per il Pontefice argentino vuol dire “avere la forza di andare avanti nonostante tutto, andare controcorrente. Resistere non è un’azione passiva, al contrario, richiede il coraggio di intraprendere un nuovo cammino sapendo che porterà frutto. Resistere vuol dire trovare dei motivi per non arrendersi davanti alle difficoltà, sapendo che non le viviamo da soli ma insieme, e che solo insieme le possiamo superare”.

“Grazie ai poveri che aprono il cuore per darci la loro ricchezza e guarire il nostro cuore ferito”, conclude il Papa, che saluta tutti con una richiesta particolare: “Per favore, non dimenticatevi di pregare per me, perché io ho le mie povertà, e tante! Grazie”.

Il Papa ad Assisi lascia poi un dono ai cinquecento poveri che hanno preso parte all’evento: uno zaino contenente capi di abbigliamento, scarpe e mascherine lavabili. Tutto realizzato con materiale sostenibile sotto il profilo della tutela dell’ambiente. Nei saluti prima di arrivare in basilica, e al termine delle diverse testimonianze, Papa Francesco aveva anche donato rosari e medaglie del pontificato. Il rientro in Vaticano è poi posticipato di qualche ora. La giornata di Bergoglio ad Assisi, infatti, si conclude come era iniziata: con un fuori programma. Al termine dell’incontro alla Porziuncola, Francesco ha voluto fare visita alle Clarisse a Spello, e si è fermato a pranzo con la comunità. Ha lasciato il monastero alle 14:30 e in elicottero ha fatto rientro a Roma.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
Clicca qui per iscriverti al canale Telegram, solo notizie sul Papa e Vaticano